Nel 2026 ci sarà per Caselle un’occasione in più per festeggiare: a marzo ricorrerà infatti il ventennale del gemellaggio con la città argentina di Morteros. Più che mai oggi, più che mai ora, per come va il mondo il gemellaggio assume un valore importante perché diventa strumento di dialogo, momento d’incontro tra due comunità, ricerca delle radici comuni e alimenta quel “patrimonio umano” che ha bisogno di incontrare nel suo cammino positività e condivisione. Adriana Albertengo, abita a Morteros, ed è tra coloro che questo gemellaggio l’hanno visto nascere e fortemente voluto; dal 2006 ad oggi per lei Caselle è diventato un luogo del cuore in cui tornare per ritrovare amici e conoscenti. L’abbiamo incontrata proprio a seguito di quest’ultimo viaggio invernale e ci ha voluto regalare il racconto di un pezzo di storia che in qualche modo ci accomuna.



“La mia storia personale – esclama Adriana – è quella di molti argentini, ha radici italiane: mio nonno Giovanni, nato nel 1867, era originario di Envie, in provincia di Cuneo, mentre mia nonna Maria Luisa era friulana; entrambi emigrarono in Argentina, il nonno a 19 anni, la nonna con tutta la famiglia a 5 anni. Io parlo italiano ma non piemontese perché mio padre, quando frequentava le scuole in Argentina, veniva deriso per la sua parlata dialettale, così non volle che i suoi figli lo imparassero. La mia famiglia ha sempre vissuto a Morteros, dedita all’agricoltura, che, ancora oggi, è l’attività principale di questa cittadina che conta circa 20.000 abitanti, più o meno quelli di Caselle. Si trova nella provincia di Cordoba, città da cui dista 271 chilometri. Da noi le distanze sono grandi e gli spazi infiniti. A 20 chilometri dal mio paese è possibile ammirare un’enorme laguna chiamata Mar Chiquita (piccolo mare), il più grande lago salato dell’Argentina e uno dei più estesi laghi endoreici (senza emissari) al mondo.
A Caselle c’è l’aeroporto e a Morteros a partire dal 1952, c’è stata, con l’”Aero Boero”, la produzione di aeroplani leggeri utilizzati per l’irrigazione aerea delle culture, l’unica fabbrica di aerei civili dell’Argentina. Quando sono venuta a conoscenza dell’esistenza della ferrovia Torino-Ceres, ho subito pensato che Morteros ha avuto, fino al 1993, la ferrovia Morteros-Ceres, incredibile anche il nome della città è uguale!
La storia di questa ferrovia ebbe inizio nella metà del 1800, quando, a Londra, la” Buenos Aires and Rosario Railway Company” ottenne i diritti per realizzare la ferrovia “Buenos Aires- Rosario” e successivamente costruire i vari rami ferroviari utili a raggiungere anche i luoghi più sperduti dell’enorme “pampa” settentrionale.
Juárez Celman, l’allora presidente dell’Argentina, autorizzò la costruzione di tre rami dalla linea principale, uno di questi faceva tappa a “Fortin Morteros”(i “fortines” erano in origine avamposti militari per difendere il territorio dall’avanzata degli Indiani).
Nel 1889 vennero avviati i lavori sotto la direzione dell’ingegnere inglese George Dribble che, con fiducia e determinazione, affermava non ci sarebbero stati problemi poiché il territorio era pianeggiante, senza fiumi né valli, con rischio nullo di inondazioni vista l’alta permeabilità dei terreni coltivati. Per l’Argentina fu fondamentale la realizzazione di una rete ferroviaria così capillare perché permetteva di collegare luoghi tra loro molto distanti e potenziare il commercio. La prima linea fu inaugurata nel 1857, collegando Buenos Aires a Flores per una decina di chilometri. Nel 1870 vi fu un rapido ampliamento della rete che, nella Seconda Guerra Mondiale, raggiunse i 47.000 chilometri, poi ci furono gli anni della privatizzazione e l’incombere delle difficoltà economiche che bloccarono un’ulteriore diffusione, fino all’avvento del trasporto su strada che ne segnò il definitivo declino. Il “ nostro”treno arrivò a Morteros nel 1891; inizialmente collegava il paese alla città di Rosario, la più popolosa della provincia di Santa Fé, il cui porto, lungo il fiume Paranà, è ancora oggi uno dei più importanti per il commercio di cereali e prodotti agricoli. Nel 1887 la ferrovia venne prolungata fino alla cittadina di Ceres, altro fondamentale snodo ferroviario per il trasporto di merci e passeggeri provenienti dalla zona nord-occidentale dell’Argentina. Ma la storia di questa ferrovia s’intreccia coi ricordi della mia famiglia infatti mio nonno Giovanni lavorò alla sua costruzione nel tratto Rosario-Tucuman e fu lì che conobbe mia nonna che aveva 15 anni e ogni giorno portava l’acqua ai lavoratori. Poi ci sono i miei ricordi di bambina, per cui l’arrivo del treno (ne passava uno al giorno) era un vero e proprio evento: lo si attendeva con gioia, non solo perché scendevano i passeggeri e che felicità poter abbracciare amici e parenti! Ma anche perché arrivavano le merci, la frutta e le verdure, le mucche, i medicinali, le stoffe per confezionare i vestiti e anche la posta. Tutto ciò che poteva essere desiderabile lo si vedeva materializzarsi all’arrivo di quel mezzo avvolto dalle nuvole di vapore. I campi coltivati da mio padre erano lontani da Morteros e, quando doveva vendere il bestiame, per raggiungere la ferrovia si spostava a cavallo per due giorni. Anche i nonni da Buenos Aires ci inviavano via treno, le cassette di mele e il mangime per le mucche, con un viaggio lungo 700 chilometri. Ma il momento più atteso era prima di Natale quando partivamo per andare a trovarli a La Plata, vicino a Buenos Aires. Salivamo sul treno che partiva da Morteros alle 9 del mattino, cambiavamo a Rosario: scendeva per primo mio papà con una grossa valigia e in braccio mia sorella più piccola e poi dietro mia mamma con me e l’altra mia sorella per mano, tutti di corsa, per non perdere la coincidenza!
Mi sembra ancora adesso di sentire la voce di mia mamma che ripeteva di stringere forte la sua mano e di non allontanarsi perché c’era il rischio di perdersi nel frenetico viavai dei passeggeri. Per noi bambini c’era l’eccitazione del grande viaggio, quello sul treno e la gioia incontenibile di rivedere i nonni. Quando arrivavamo a Buenos Aires ci toccava lo spostamento con la metropolitana e poi un altro treno ancora per raggiungere La Plata. Da quel momento i nostri sguardi erano fissi al finestrino dove vedevamo sfilare un’autentica parata di luccicanti alberi di Natale e addobbi di ogni tipo, voleva dire che eravamo prossimi alla stazione dove i nonni, e altre sorprese ancora, ci stavano aspettando.

Dagli Anni Novanta la linea ferroviaria Morteros-Ceres non esiste più. Della vecchia stazione in stile inglese costruita da un italiano, Pedro Antonio Faustinelli Scarsi, non rimane più nulla: nel 1935 un incendio la distrusse, venne interamente ricostruita, senonché nel 1978 un violento tornado portò via il tetto; in quell’anno la città di Morteros fu allagata ma la ferrovia fu l’unico luogo a salvarsi dall’inondazione. La stazione rimodernata divenne inizialmente un centro per la salute, mentre ora è sede del Comune per attività culturali. Dei binari restano le traversine fatte con un legno particolarmente resistente, il “Quebracho Colorado” che gli inglesi prelevarono in modo massiccio da una fitta foresta nella zona di Santa Fè; parte del legname venne anche utilizzato per la lavorazione del tannino indispensabile per le industrie inglesi della concia delle pelli. Sui terreni dell’ex-stazione è stata costruita, nel 2007, la nostra biblioteca mentre, all’esterno, è ancora possibile vedere la rotatoria ossia quella piattaforma girevole che permetteva ai convogli ferroviari di cambiare binario. Tutto intorno, nel grande spazio verde, ci sono due laghi artificiali, questo è un luogo caro a tutti gli abitanti di Morteros perché qui è possibile trascorrere il tempo libero insieme agli amici e assistere a bellissimi spettacoli musicali. Recentemente uno ha accolto fino a 35000 persone! Il tempo ha trasformato questi luoghi ma li ha restituiti in modo che continuino a essere patrimonio di tutti i cittadini, senza cancellarne il ricordo.”
“E i treni scivolano tra la notte e la rugiada, lanciando al cielo il fumo dei passaggi e facendo del fischio il più rauco saluto dell’aurora” , Marino Munoz Lagos, poeta cileno







