Dal 21 al 29 novembre le strade di Torino si sono riempite di persone che correvano da una sala all’altra tra chiacchiere improvvisate da gruppi di studenti, appassionati, turisti e critici accomunati dallo stesso desiderio di partecipare a qualcosa di speciale. Per nove giorni il Torino Film Festival ha trasformato il capoluogo in un luogo d’incontro dove ogni angolo della città viveva e respirava cinema. Ad inaugurare questa 43esima edizione c’è stata la serata d’apertura nella cornice spettacolare ed elegante del Teatro Regio dove sono state consegnate le Stelle della Mole a grandi protagonisti del cinema come Daniel Brühl, Spike Lee, Sergio Castellitto, Aleksandr Sokurov, Antonio Banderas e molti altri.
Durante la serata inaugurale, la premiata Jacqueline Bisset, prima delle dichiarazioni discutibili sul femminismo dei giorni successivi, ha raccontato un piccolo imprevisto: è rimasta chiusa fuori dalla sua stanza d’albergo senza documenti né telefono. Un episodio raccontato in modo buffo, che però l’ha portata a notare quanto possa essere difficile per chi vive davvero senza un tetto trovare servizi essenziali come un bagno pubblico. Durante i giorni del Festival questo pensiero è riecheggiato in tutto il pubblico, che spostandosi da un cinema all’altro, attraversando piazze e vie nel caldo comfort di giacconi, sciarpe e guanti, si è trovato davanti alla presenza discreta ma costante di chi vive ai margini, confuso nello sfondo urbano. L’indifferenza è stata visibile allo stesso modo nei film proposti. Opere che parlano di solitudine, esclusione e pregiudizi. Questa marginalità sociale è rappresentata al meglio nell’esordio alla regia di Harris Dickinson nel suo film “Urchin” che segue Mike, un senzatetto londinese, nelle sue battaglie per la sopravvivenza. Una storia autentica accompagnata da un impegno reale, una t-shirt con la frase “Living on the street is not a lifestyle choice Suella” con l’organizzazione Under One Sky. Una beneficenza che ha fatto anche il TFF con la proiezione di “Juventus-Il Decennio d’oro” il cui ricavato dei biglietti è andato alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Due esempi del valore concreto del cinema.

A unire il potere dell’arte con il tema della marginalità è stato anche il film “Il Protagonista”, incentrato su un attore che per entrare nel ruolo del clochard finisce per perdere la sua identità. A concludere il film è la frase “Se c’è soltanto una persona, una soltanto, che beneficia della tua arte, allora ha senso farlo”, il cui significato è stato ripreso da molti ospiti del festival. Sergio Castellitto e Fortunato Cerlino hanno parlato apertamente della crisi del settore cinematografico italiano, tra fondi insufficienti e difficoltà di produzione. Ma fortunatamente nel Festival ci sono stati anche segnali incoraggianti come “Strike-Figli di un’era sbagliata”, scritto, diretto e interpretato dai tre giovani Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Nel loro film su dei ragazzi in una struttura per dipendenze, riescono a parlare di fragilità, pregiudizio, crescita e solidarietà, regalando un’idea del possibile futuro del cinema italiano. A dimostrare la triste universalità di questi temi sono anche “Mo Papa” sul pregiudizio verso un ragazzo uscito dal carcere e “Fin”, un cortometraggio sull’indifferenza realizzato da un regista palestinese che in sala ricorda al pubblico di come senza umanità non possa esistere un futuro. Nonostante i temi ricorrenti affrontati da diversi film, il TFF ha comunque portato una programmazione ricca e diversificata nelle 120 proposte, impreziosite anche da anteprime come “Eternity” e “Norimberga”, film rispettivamente di apertura e chiusura, disponibili al cinema da dicembre. E altrettanto numerosi sono stati i titoli considerati possibili contendenti agli Oscar come “Sound of Falling” e “I, The Song” ma in particolare modo il film a sorpresa di questa edizione, l’attesissimo “Marty Supreme”.
Accanto al presente del cinema, il pubblico è stato accompagnato da una retrospettiva su Paul Newman, retrospettiva che il prossimo anno per la nuova edizione sarà dedicata a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita.
Questo annuncio ha chiuso il 43esimo Torino Film Festival dopo nove giorni di proiezioni che dalle sale alle lunghe file, dai sorrisi dei volontari infreddoliti alle chiacchiere tra un film e l’altro ha dimostrato che il cinema non è solo intrattenimento ma merita di essere una vera e propria esperienza condivisa.







