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venerdì, Gennaio 23, 2026

    La formidabile avventura del Movimento Spazialista

    Una mostra presso la Fondazione Accorsi-Ometto Da Fontana a Crippa, a Tancredi

    “È il taglio, proprio veramente il buco, i primi buchi, non era la distruzione del quadro, il gesto informale che mi han sempre accusato e non ho mai detto niente, era proprio una dimensione al di là del quadro, la libertà di concepire l’arte attraverso qualunque mezzo, attraverso qualunque forma”. (Lucio Fontana)

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    Al Museo di Arti decorative Accorsi-Ometto, in via Po 55 a Torino, è visitabile sino al prossimo 15 febbraio la mostra “Da Fontana a Crippa a Tancredi. La formidabile avventura del Movimento spazialista” curata da Nicoletta Colombo, Serena Radaelli e Giuliana Godio, con la consulenza scientifica di Luca Massimo Barbero. L’esposizione è il frutto della volontà degli organizzatori di proseguire la ricerca sull’arte italiana del Novecento percorrendo un nuovo itinerario, indagando il ruolo dello Spazialismo – per consuetudine collocato nella vasta corrente dell’Informale nazionale e internazionale- nel rinnovamento artistico dell’immediato secondo dopoguerra, proponendo le opere dei principali protagonisti di area milanese e veneta.

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    La mostra raccoglie 24 maestri rappresentati da circa 50 opere, provenienti da musei, raccolte istituzionali e private che esprimono le rispettive scelte poetiche, “intenzionalmente eterogenee e trasversali, estranee alle ortodossie, tracce della piena libertà di ispirazione entro quel clima di fermento dialogante e creativo che ha contraddistinto il vitalismo delle vicende artistiche milanesi e veneziane dai finali anni quaranta alla soglia dei sessanta” scrive Nicoletta Colombo.

    Il percorso espositivo si apre con Lucio Fontana (1899-1968): provocatore e rivoluzionario, universalmente riconosciuto come fondatore e perno dello Spazialismo che ha inizio proprio con il suo rientro in Italia dall’Argentina, avvenuto nel marzo del 1947.

    Ideatore delle sperimentazioni sui “buchi” costellati da un ordito di materie (pietre, sabbie, vetri colorati) in cui il vuoto diventa elemento costruttivo di un nuovo cosmo. E dopo il 1958 prosegue la sua ricerca con i “tagli” noti come Concetti spaziali-Attese, ricchi di varianti, realizzati con l’intento di introdurre fisicamente la tridimensionalità in pittura.

    Uno spazio è dedicato a Roberto Crippa (1921-1972) che, dopo l’esperienza postcubista, interpreta le tendenze internazionali del gesto e del segno con formule vorticose, spiraliformi e dinamiche, riflesso della sua passione per il volo acrobatico, con escursioni al surrealismo e al primitivismo totemico (due distinti concetti radicati nel simbolismo e nella connessione tra esseri umani, natura e antenati). La mostra prosegue con le opere dei principali protagonisti dello Spazialismo milanese: (Peverelli, Sottsass), tutti autori interessati a implicazioni surrealiste ed esistenziali. L’ambiente milanese agiva da motore verso un rinnovamento nazionale, una rottura con il passato, verso l’esplorazione di nuove forze creative. Gli artisti milanesi erano sensibili alle novità tecnologiche che traducevano sulle tele in rappresentazioni di ammassi cosmici, traiettorie celesti, nebulose.

    E anche il mondo artistico veneziano non era meno ricco di iniziative: la presenza della Biennale era occasione di confluenza e confronto con contesti internazionali. I veneti guardavano lo spazio nella sua dimensione immateriale, “filosofica e psichica, tesa alla costruzione di una morfologia del binomio luce-vuoto”.

    L’esposizione documenta il notevole contributo al Movimento da parte degli spazialisti veneziani (Giudi,Tancredi, Gasparini), protagonisti della pittura astratta con una sensibilizzazione squisitamente veneta alla luce, al colore e a un linguaggio transitato da scansioni spaziali in tramature astratte, al fascino del vuoto palpitante di segni e di deflagrazioni cromatiche.

    I protagonisti del Movimento spazialista erano affascinati da una nuova visone del cosmo, dall’esplorazione dello spazio, dalle sonde spaziali, dai concetti introdotti dalla teoria della relatività, il tutto sintetizzato negli otto manifesti usciti tra il 1947 e il 1958. Dunque una trasformazione dell’arte, individuata in pittura da segni-base, linee, buchi e tagli nelle tele.

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