Good morning Cose Nostre!
Era la vigilia di Capodanno. La gente era indaffarata a preparare il cenone o ad acquistare tonnellate di stupidi botti illegali, per poi far correre le ambulanze.
Insomma, procedeva tutto normalmente. Alle 12:15, tutti i telefonini in Italia squillarono contemporaneamente.
Era un messaggio di allerta da parte dell’Unità di Crisi ed Emergenze del Ministero della Difesa: una sconosciuta potenza straniera aveva lanciato diversi missili con testata nucleare diretti verso le principali città italiane. C’erano solo quattro ore per mettersi in salvo nei siti prestabiliti.
Se non fosse stato per quei geni contrari al riarmo, la crisi si sarebbe risolta subito in quanto i missili sarebbero stati intercettati e abbattuti in poco tempo; ma i fondi erano stati tagliati, così l’Unità di Evacuazione dovette cercare urgentemente dei siti sotterranei che garantissero un minimo di schermo dalle radiazioni, anche perché i bunker antiatomici non furono mai costruiti a causa dei pacifisti.
In Piemonte furono identificati almeno tre siti: il tunnel della TAV in Val di Susa, le miniere di Prali e le Grotte di Pugnetto nelle Valli di Lanzo. Anche nella vicina Liguria c’erano le Grotte di Toirano, ma si dimostrarono improponibili perché i Liguri si erano già attivati con un’offerta: sei mesi in grotta con poltrona e vista sulle stalagmiti, pantofole più un barattolo di pesto a cinquecentomila euro.
Furono identificate delle persone importanti per la sopravvivenza dell’umanità che dovevano essere salvate come scienziati, ricercatori, dottori, chirurghi, avvocati, attivisti dei centri sociali, politici, influencer, informatici, calciatori, cantanti rap, Casellesi dell’Anno, chef stellati e vincitori delle edizioni del Grande Fratello. Poi tutta la rimanente gente comune venne estratta a sorte, per essere poi trasportata nei siti di sicurezza mediante autobus e mezzi militari. Fu il caos.
Molte persone vennero polverizzate perché, a causa di quei rompi maroni dei centralini che chiamavano ogni giorno, ignorarono il messaggio: non ne potevano più di bambole gonfiabili a metà prezzo o pannelli solari portatili. Altri non credettero al messaggio, perché ormai la Demenza Artificiale creava delle finte notizie riportate da falsi noti personaggi della politica e dello spettacolo.
Altri ancora non considerarono il messaggio, perché credettero si trattasse di una trasmissione come quella di Orson Welles trasmessa dalla radio nel 1938, dal titolo “La guerra dei mondi”. Anche se era una fiction, scatenò il panico tra la gente che credette in una invasione extraterrestre.
Ci fu un’ondata di suicidi di massa da parte di giovanissimi, perché la bomba atomica avrebbe distrutto anche le comunicazioni, quindi Internet con i social. E senza social non avevano più ragione di vivere.
Correvano e scappavano tutti, anche quelli sorteggiati: quattro ore erano poche per mettersi in salvo. Tutta la rete autostradale rimase bloccata a causa delle auto elettriche, che finendo la carica si piantarono in mezzo alla strada, scatenando feroci risse con coloro che avevano normali auto a combustione. Quelli che erano contrari al riarmo insieme ai pacifisti decisero di respingere gli attacchi con dei girotondi in tutto il paese, sommati ai flash mob (per chi non lo sapesse ancora, questa ultima moda idiota dettata dai telefonini consiste nel fotografarsi in gruppo restando immobili per qualche secondo; alcuni over 60 forse per l’emozione, o forse perché avevano capito che queste cose erano ridicole ed inutili, rimasero immobili per sempre). Furono polverizzati in un secondo.
Tutti coloro che stavano facendo acquisti per il cenone appena ricevettero il messaggio saccheggiarono il supermercato, per mangiare e bere tutto il possibile in quattro ore, naturalmente rubando tutto.
Moltissimi “pacifisti” organizzarono subito dei cortei nelle varie città per manifestare contro l’energia atomica, così trovarono l’ennesima scusa per spaccare vetrine e cassonetti. Per l’ultima volta però.
In Meridione non fecero niente: non per abitudine, ma perché tutti avevano visto la liquefazione del sangue di S. Gennaro contenuto in un’ampolla, quindi sarebbe andato tutto bene. Non rimase niente.
Alcuni broker di Milano convinti che il denaro comprasse tutto, contattarono il Presidente della Nazione nemica, per offrirgli enormi somme in cambio della cessazione dell’invio dei missili atomici ovviamente solo sulla loro città. Di loro rimasero alcune carte di credito bruciacchiate.
A Caselle si salvarono molti VIP trasportati alle Grotte di Pugnetto; sindaco e Giunta per arrivare a Traves vollero provare il nuovo treno denominato Ceres Express, ma appena incontrò una piccola salita si fermò e dovettero spingerlo fino alla stazione.
Anche il nostro direttore riuscì a mettersi in salvo, raggiungendo il sito con il suo mezzo più veloce, “l’Eliscottero”. Allo scadere delle quattro ore, l’impatto fu tremendo e quasi tutte le città vennero ridotte in polvere. Ma in Piemonte successe un miracolo. Un geometra di Cuneo in pensione appassionato di aerei, mentre sorvolava il Monferrato con il suo Piper PA28 per sbirciare le madamine che prendevano il sole mezze nude sulle terrazze, vide arrivare il missile davanti a lui. Credendo fosse un U.F.O., si avvicinò per fotografarlo. L’impatto fu tremendo, ma avvenendo in alta quota limitò i danni delle radiazioni: a parte alcune mucche nate con cinque zampe, alcuni tartufi grandi come angurie e qualche No Vax intelligente, non ci furono altre anomalie.
Bene, ora vado a controllare il cielo. Non si sa mai.
L’ultimo Capodanno
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