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venerdì, Gennaio 23, 2026

    Milly, la grande diva nata sulle rive del Tanaro

    Qualche mese fa c’è stato il quarantacinquesimo anniversario della morte di Carla Mignone, in arte e fortemente più conosciuta col nome di Milly. Poco prima c’era stato l’anniversario della sua ultima esibizione: il 3 agosto del 1980, a Palermo, questa straordinaria artista dimostrò in un recital per l’ultima volta il suo grande talento, malgrado la già cagionevole salute. Circa un mese e mezzo dopo si spense.
    Milly fu la prima stella internazionale capace di incarnare in un unico corpo i ruoli di cantante, attrice di teatro e di cinema, soubrette e presentatrice.
    Nacque ad Alessandria il 26 febbraio del 1905 e dopo aver trascorso l’infanzia nel capoluogo mandrogno, Carla si trasferì a Torino con la madre, la sorella Mitì e il fratello Ottone. Ad Alessandria i Mignone avevano patito la fame, anche perché il padre abbandonò la famiglia quando i figli erano ancora piccoli.
    Da adolescente iniziò a lavorare come cassiera al Teatro Fiandra, ma a vent’anni provò a passare dallo sgabello della cassa al palco e debuttò come cantante. Anche la sorella, Mitì, il cui nome d’arte le fu “regalato” da un suo spasimante ispirandosi ad un romanzo di Virgilio Brocchi, entrò timidamente nel mondo dello spettacolo, seguita a ruota dal fratello, Toto (Ottone). Nacque così il sodalizio artistico familiare dei Mignone, dando vita al trio Milly, Mitì e Toto.
    Il loro debutto avvenne nel 1926, con una rivista che riscosse subito un buon successo. Milly cantava, Mitì ballava e Toto suonava: li chiamarono subito “la famiglia imperiale”.
    A Milly però l’avanspettacolo andava stretto, avrebbe voluto spiccare il volo da sola, ma il sodalizio con fratello e sorella continuò. Al teatro torinese Trianon il fulcro dello spettacolo era però lei: la sua voce minuta e squillante, il suo viso bianco e scavato, mandavano in visibilio i torinesi. Una sera tra il pubblico c’era Umberto di Savoia, poco più che ventenne. Il principe ne rimase affascinato e le mandò splendide rose rosse. Il gossip di allora parlò di una storia d’amore travolgente.
    Ma gli accordi politico-strategici imponevano a Umberto un altro destino: nel 1930 sposò Maria Josè principessa del Belgio. Milly si chiuse in un dignitoso silenzio e si gettò nel lavoro: debuttò come attrice del cinema. Nel 1932 il regista Mario Bonnard le offrì una parte nel film girato in doppia lingua (italiano e francese) Tre uomini in frac con i fratelli De Filippo. Recitò con Anna Magnani, Amedeo Nazzari, Giulietta Masina, Vittorio de Sica, Eduardo e Peppino De Filippo. Poi la sorella Mitì sposò il regista Mario Mattoli, di fatto ponendo fine al trio, anche perché il fratello decise di dedicarsi soltanto al cinema, tra l’altro affiancando Totò.
    Milly, disfatto il gruppo familiare, sentì che l’amore per il principe Umberto era ancora troppo forte, così fuggì a Parigi. Qui la notò un discografico americano. «Ti pago il viaggio negli Stati Uniti, ti do 500 dollari per cantare a New York», le disse. Lei accettò e in America fu accolta da vera star: i suoi cavalli di battaglia furono Sheherazade e Blue Angel. Facoltosi signori di Wall Street le mandavano gioielli nascosti dentro le grandi corbeilles. Torino, Alessandria, l’Italia, il mondo, avevano una nuova stella. In America rimase dieci anni. Nel 1947 tornò in Italia, ma la sua carriera sembrava destinata a fermarsi. Milly non aveva più stimoli, non sentiva più il desiderio di esprimersi. Ma proprio in questo momento buio tirò fuori il carattere da vera diva: Milly risorse. Riprese a lavorare a Milano, nel teatro di rivista. La notò Giorgio Strehler, che nel 1956 la chiamò come protagonista ne l’Opera da tre soldi di Brecht. Il fratello Toto confidò che nelle prove dell’opera, Strehler la sgridò, urlandole di tirare fuori la voce, nell’occasione troppo bassa e sottile. Milly, punta nell’orgoglio, diede vita a una delle performance più travolgenti della storia del teatro, nella parte di Jenny delle Spelonche. Fu la grande consacrazione di questa artista..
    Milly con tutte le proprie forze uscì dal cliché della cantante da cafè-chantant, interpretando i brani di Fabrizio de Andrè, Charles Aznavour, Sergio Endrigo e Luigi Tenco. L’ultima sua apparizione, come detto in apertura, avvenne in uno spettacolo a Palermo, all’inizio del settembre 1980. Nella notte tra il 22 e il 23 dello stesso mese il suo cuore, ormai sempre più stanco, si fermò.
    Si chiudeva così una vita di successi, ma la sorella Mitì, alla domanda “Milly è mai stata felice?”, risponderà con un velo di amarezza: «Felice? Milly? Non lo so… ho paura di no».

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    Fabio Buffa

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