
Virna Suppo
“Ricordi d’estate”
Presso il Laboratorio d’incisione di Via Belfiore 14 – Torino – è stata allestita la “Mostra del piccolo formato”, che accoglie opere di numerosi autori appartenenti al Piemonte Artistico Culturale, prestigiosa associazione nata nel 1957 grazie a eminenti personalità quali Enrico Martini Mauri, Giuseppe Alpino, Valdo Fusi, Silvio Golzio e Mario Micheletti.
Fra i soggetti dei dipinti prevale la rappresentazione figurativa: Donatella Gusetti coglie il momento di una “Pausa” in cui una tazza fumante è plasmata da candide luci e da ombre scure quanto il caffè, mentre Magda Tardon rivive un “Ricordo d’estate” trascorso tra alberi “cesellati” dal sole.
Nel dinamico gioco di pirotecniche cromie che si riflettono sull’acqua, Rita Scotellaro sintetizza l’atmosfera della festa cittadina sulle rive del Po.
Simone Trotta immagina in ”Autunno” un topolino assiso sulla cima di un fungo, Daniela Lignana ritrae la concentrazione di un felino a caccia di libellule, Maria Grazia Francese sottolinea quiete e intimità della “Maremma” nelle sagome di cavalli dai profondi chiaroscuri, ma è Ada Martina a rivelare un ambiente naturale ove la solidità della roccia e la fluida energia dell’acqua s’incontrano.
Grazietta Garzena evoca la magia dell’”Isola dei Pescatori” e infonde al panorama lacustre una sognante malinconia; Valentina Rossi bilancia la leggiadria di un soggetto floreale con l’intensità di un monocromatico sfondo; nei vivaci “Girasoli”, Carla Icardi condensa inoltre una vibrante gioia attraverso dense pennellate.
Paola Rossi individua con eleganza l’esotica leggerezza della “Bouganville” mentre Raffaele Iovine scompone, in un intreccio di linee, il rispecchiarsi degli alberi sulla superficie fluviale increspata; diversamente, Graziella Alessiato persegue l’ideale di apollinea perfezione per mezzo di una ponderata tecnica.
Loredana Zucca concretizza in una visione mistica, condotta con gesto materico e radiose tonalità, il senso di angelica protezione; l’enigmatico sguardo nel dipinto di Franco Fasano avvince invece l’osservatore in un silente dialogo.
Se Barbara Borini delinea con raffinata essenzialità la bellezza dell’”Elleboro”, i “Ricordi d’Estate” di Virna Suppo fluttuano tra figurazione e astrazione, in un suggestivo lirismo formale; Paola Leandri ritrae altresì un borgo toscano cui l’arco d’ingresso e i profili dei cipressi donano placida armonia.
Giusi Ciliberti sceglie la nitida composizione per una “Natura viva” con frutta e api ma Lidia Delloste rappresenta la vitalità di un fiore che si avvolge in una diafana bruma; Claudio Cullino decifra l’aspetto incontaminato di “Angrogna”: pennellate corpose e risolute cromie raffigurano tanto il flusso del torrente come la rigogliosa vegetazione; il blu e l’arancio prediletti da Ambretta Rossi caratterizzano con un’onirica aura un “Ritratto di ragazza”. Marisa Manis esplora il contrasto tra la fragile geometria di strutture vegetali, accese d’oro e di rosso, e la scura, graffiata superficie del fondo.
Una sagoma blu s’insinua nel glaciale “Bianco Pack” di Ezio Curletto e sembra sollevare un appello alla cura per il pianeta; nell’opera materica “Oltre l’apparenza”, Mirco Andreis invece impreziosisce l’ossidato piano metallico, attraversato da irregolari fori, con aurei bagliori che erompono al di là della superficie.
Claudio Fassio traduce “Pensieri” in una tessitura di blocchi cromatici i cui differenti timbri dialogano in serrate geometrie; Giancarlo Gasparin omaggia “Ciajkowski” con un ritratto finemente sfumato: sul volto del celebre compositore la luce modella una velata mestizia.
Se Pierangelo Devecchi reinterpreta il mito di “Cupido” come un ironico automa costruito da congegni e poliedri, Alessandro Ghione, in “Eureka!”, utilizza il bianco e nero per estrarre dal buio la figura del genio siracusano, il cui viso si rivolge in alto nell’attimo dell’intuizione.
Sergio Devecchi dispiega un’intricata visione surrealista in cui elementi anatomici, particolari zoomorfi e oggetti si compenetrano nel rovesciamento della percezione; pure la maestria esecutiva unita alla delicata resa grafica di Giuseppe Faretina rendono il dinamismo di un “Facocero” in corsa accompagnato da piccoli volatili appollaiati sul dorso.
Alberto Rossi cattura l’anima del “Borgo ligure” in un turbinio da cui l’architettura compare quale vivida impressione.
L’imponente gufo dipinto da Alessandro Fioraso resta in solitudine fra spogli rami, illuminato dalla pallida luna; d’altro canto, Roberto Davico in uno schizzo astratto richiama il “Cortile”: segni decisi e tocchi di colore creano una fitta trama da cui pare manifestarsi una presenza alata.
Delio Meinardi combina essenzialità a raffinato realismo ove “Uno scoglio” plasmato in masse compatte emerge dalla chiara schiuma del mare; Antonio Russi ama dissolvere fra riverberi del traffico e luci soffuse l’ambiente urbano torinese.
Roberto Maestri propone una natura morta al contempo intensa e delicata, in cui morbide velature contornate di sottili tratti danno vita a eteree trasparenze.
Evangelista Rinaldi con gesto sapientemente sereno svela “Rivalta”: solide architetture dinanzi all’arioso sfondo montano conferiscono limpida profondità all’opera; Erica Catapane rivela il complesso mondo del “Sottobosco”, la cui ricca trama vegetale si contrappone alla maestà del fondale silvestre, e Anna Maria Palumbo immortala la “Costiera sorrentina”: le rocce a strapiombo, vestite di variazioni tonali, abbracciano il placido golfo.
Maria Luisa Vigna giunge a un connubio tra figurativo e astratto nell’accostare forme naturali a fluidi segni mentre Giuseppina Napoli evoca un porto bretone, pervaso dalla cinerea luce del Nord, la cui tranquillità è interrotta solamente dalla presenza di edifici e dalle strutture verticali delle imbarcazioni.
Carla Silvi incide un paesaggio ove rami spogli e nuvole si proiettano nel fiume in una sospesa atmosfera invernale; Giacomo Sampieri, grazie a una sintetica tecnica, raffigura un assolato campo, in cui rotoli di fieno e un solitario albero gettano nette ombre sotto la vastità del cielo estivo.
Ugo Mattiola osserva il volo di uccelli migranti rompere il silenzio di un angolo lacustre dominato dalle sfumature del “Primo autunno”; la “Guglia Rossa” di Anna Corino si erge altresì fra soffici distese innevate che ne accentuano le aspre geometrie.
Guglielmo Albrito con misurati eppur sicuri gesti sintetizza sia un singolare soggetto floreale sia un coinvolgente sfondo; infine i tratti del volto effigiato nell’espressiva scultura di Patrizio Mancin ricordano ancestrali idoli.
Emerge dunque nella mostra l’abilità creativa degli artisti, che offrono al visitatore il fascino racchiuso in opere dalle ridotte dimensioni.

Claudio Cullino
“Angrogna”







