6 C
Comune di Caselle Torinese
domenica, Febbraio 8, 2026

    Celebrare la memoria durante un genocidio?

    - Advertisement -

    Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria in cui si ricorda l’orrore dell’Olocausto scoperto dalle truppe sovietiche il 27 gennaio 1945.Una memoria che si svuota del suo senso se non serve a impedire che gli errori del passato si ripetano. Come si celebra la memoria dell’Olocausto mentre è in corso un genocidio? Il 27 gennaio le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz scoprendo l’orrore dei lager. Ben preso le foto e i video di quello scempio contro l’umanità fecero il giro del mondo. Ci si interrogò sui confini della crudeltà umana e si posero le basi per la creazione di una memoria perché quello scempio non si ripetesse mai più. Qualcosa è stato fatto: la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo la Carta fondamentale dei Diritti dell’Uomo. La Convenzione di Ginevra sulla protezione di malati e soggetti deboli durante i conflitti e così via. Per un certo periodo tutti i paesi del mondo sembrarono uniti in un’armonia mossa dal non ripetere gli errori del passato. La memoria dello sterminio avvenuto nei lager di ebrei, omosessuali, avversari politici, malati, deformi, sarebbe dovuta servire a qualcosa. “Historia magistra vitae”, dicevano i latini: la storia è maestra di vita. Forse la gente comune, l’opinione pubblica mondiale ha recepito il senso della memoria collettiva, ma le grandi potenze, gli stati e i media servili, ne hanno dimenticato l’importanza. L’assunto del 27 gennaio è:” Affinché non accada mai più”, e invece sta accadendo. Mentre ci apprestiamo a commemorare quello sterminio disumano com’è sacrosantamente giusto fare, sono in atto nuovi olocausti: in Palestina, dopo il vile attentato di Hamas del 7 ottobre, sono state uccisi oltre 45.000 di palestinesi, soprattutto bambini, per mano di Israele, o per meglio dire di Netanyahu. Spesso passano sotto silenzio gli attacchi dei coloni israeliani contro civili palestinesi nei territori occupati che stuprano donne, demoliscono case. In Cina migliaia di uiguri sono chiusi nei campi di rieducazione. Oggi come decenni fa, milioni di persone sono private delle loro libertà per motivi etnici, politici e religiosi. È di questi giorni la ribellione del popolo iraniano. Giovani e cittadini di ogni età sfidano un regime teocratico per chiedere diritti civili rischiando repressione violenta. Gli uomini sotto i 30 anni vengono prelevati nelle loro case e uccisi. In Corea del Nord ci sono circa una ventina di campi di concentramento. All’interno di questi campi i prigionieri sono ridotti in schiavitù, sono denutriti e dormono in strutture dove la temperatura raggiunge anche i 20 gradi sottozero. Nei campi oggi vivono 120.000 persone. I campi di concentramento in Cina si chiamano “laogai”, a questi centri sono destinati i prigionieri politici, uomini e donne di minoranze etniche (tibetani, mongoli, uiguri). Diverse testimonianze parlano di condanne a morte sommarie ed espianto di organi su persone vive (lo racconta nelle sue opere Harry Hu). Si stima che in Cina ci siano più di mille laogai e vi siano imprigionati circa otto milioni di persone. Nemmeno l’Australia è estranea a questi trattamenti. A fare da sfondo vicende simili, sono le isole di Christmas, Nauru e Manus, colonie penali in cui sono rinchiusi migranti e richiedenti asilo. Ci sono campi di concentramento anche negli U.S.A, come quello di Clint, nel Texas, al confine col Messico. I detenuti vivono in gabbie di metallo. Ci sono campi di concentramento in Turchia, in cui vivono circa 3,6 milioni di rifugiati siriani. Nessun canale umanitario si è aperto per i rifugiati, quindi questi rifugi si sono trasformati in prigioni animate da proteste e violenze. In Sudan si combatte dal 2023 la guerra civile più devastante del mondo, che ha causato massacri, stupri di massa, carestie e ha creato uno dei più grandi esodi del pianeta. Esistono conflitti e sofferenze inaudite in Congo, nei grandi laghi africani. In Myanmar la guerra civile iniziata nel 2021 prosegue con devastanti violazioni dei diritti umani. Lo Yemen e l’Afghanistan sono crisi ignorate. I media mainstream preferiscono narrazioni “chirurgiche”, che si allineano ai nostri diretti interessi. La Giornata della Memoria non dovrebbe servire solo a commemorare le vittime dello sterminio nazista ma anche a ricordare che ogni giorno esistono diversi tipi di discriminazioni ed altrettanti episodi di violenza ai danni di qualcuno. Va prevenuto assolutamente qualsiasi atteggiamento passivo. Non possiamo tacere. Gli storici direbbero che dobbiamo uscire dalla zona grigia, quella parte della mente e del nostro comportamento, a metà tra il bianco e il nero, che ci vede in bilico tra l’innocenza e la colpevolezza, vincolandoci a un nulla di fatto in cui prevale l’indifferenza verso una vittima.

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui
    Captcha verification failed!
    Punteggio utente captcha non riuscito. Ci contatti per favore!

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    - Advertisment -

    Iscriviti alla Newsletter

    Ricevi ogni giorno, sulla tua casella di posta, le ultime notizie pubblicate

    METEO

    Comune di Caselle Torinese
    poche nuvole
    6.3 ° C
    7.2 °
    4.3 °
    79 %
    2.6kmh
    20 %
    Dom
    10 °
    Lun
    11 °
    Mar
    8 °
    Mer
    11 °
    Gio
    7 °

    ULTIMI ARTICOLI

    Conoscere la lingua piemontese

    0
    Cari Amici lettori, dedicheremo quest’anno ad approfondire la conoscenza della lingua piemontese. Parleremo di proverbi e modi di dire; parole da non dimenticare; italianismi da...