Caro Direttore,
ho letto con attenzione e grande piacere l’articolo di Cose Nostre scritto da Nadia Gaiottino, che ricorda il 50esimo anniversario della Croce Verde Torino Sezione di Borgaro-Caselle. La storia rispecchia quanto sia stato l’impegno dei volontari nella nascita della Sezione. A testimonianza di questo impegno, vorrei compiere due passi indietro per ribadire l’importanza dei volontari stessi, nella vita dell’Associazione. I militi hanno salvato la Croce Verde di Torino una prima volta come descrive l’articolo, opponendosi allo scioglimento deciso dal regime fascista nel 1939 e una seconda volta, più recente, nel 1973. In quell’anno l’Associazione rischiò la chiusura a causa di una cattiva gestione interna di quei tempi, quando, per precisione, i volontari non erano presenti nel Consiglio di Amministrazione. Essendo una IPAB- Istituto di pubblica assistenza e beneficenza – l’Associazione venne commissariata dalla Prefettura di Torino e il prefetto delegò il capo gabinetto dottor Antonio Di Giovine a procedere per lo scioglimento dell’Ente. Il dottor Di Giovine, prima di firmare il decreto, volle incontrare i nove responsabili di squadra per avere anche la visione dal punto di vista dei volontari. Dopo questo incontro, resosi conto del valore dei volontari che erano l’ossatura della Croce Verde, decise di creare un Consiglio Direttivo provvisorio, formato dai nove responsabili stessi, e da una persona di sua fiducia, l’avvocato Paolo Emilio Ferreri. Questa scelta determinò, in breve tempo, la possibilità per la Croce Verde di poter continuare a esistere e, dopo alcune modifiche statutarie, ci furono libere elezioni con la nomina a presidente del dottor Di Giovine e vicepresidente l’avvocato Ferreri, con la presenza in Consiglio dei militi stessi dell’Ente. Da lì partì la rinascita e nel 2027, si festeggerà il 120esimo anniversario di attività continuativa.
Luciano Dematteis







