“A fiòca pi nen coma ‘na vira” (non nevica più come una volta) è una frase che capita di sentire spesso da chi ha già passato gli “anta”.
Ricordo che da ragazzino ogni inverno costruivamo “fortini” e tunnel per memorabili battaglie a palle di neve.
Mio padre buonanima mi diceva che quando era ragazzino (1940 circa) andava a pattinare ogni anno con gli amici sul grande lago di Avigliana che si ricopriva di uno strato di ghiaccio spesso almeno 30 centimetri.
Non ci vuole una scienza a capire che questi due fenomeni atmosferici, scarsità di neve e innalzamento delle temperature, sono strettamente correlati. Tutte le piogge invernali che abbiamo ora, una volta erano nevicate. Neve che restava bianca e compatta per giorni e giorni senza sciogliersi.
Chi ha cinquant’anni o più ha fatto parte delle ultime generazioni che hanno sciato immersi in un panorama tutto bianco a perdita d’occhio e non su strisce bianche circondate da versanti brulli e marroni. La neve artificiale sparata dai cannoni non esisteva ancora.
Però e per fortuna capita ancora che il meteo ci regali alcune abbondanti nevicate come quella verificatasi a cavallo di Natale. Questo, per chi ama la montagna, è un invito potente ad andare a farsi una bella camminata o ciaspolata circondati da un mare bianco di neve polverosa.
Per coloro che si accingessero a farlo alcuni consigli penso possano risultare utili.
In Italia, la legge principale per la sicurezza in montagna innevata è il Decreto Legislativo 40/2021, che ha reso obbligatorio il kit di autosoccorso (ARTVA, pala, sonda) per scialpinisti, freerider e escursionisti con racchette da neve (ciaspole) al di fuori delle aree sciabili attrezzate, estendendo di fatto l’obbligo a un pubblico più ampio e prevedendo sanzioni. Questo obbligo si applica in presenza di rischio valanghe (anche minimo) per garantire l’autosoccorso e l’intervento di soccorso, e le forze dell’ordine sono incaricate dei controlli.
“ARTVA” anche conosciuto come “ARVA” è l’acronimo di Apparecchio di Ricerca dei Travolti in Valanga; è un aggeggio elettronico in grado di trasmettere un segnale che permette alle squadre di soccorso, o ai compagni di escursione che non sono stati travolti, di individuare rapidamente chi è rimasto sepolto sotto la neve. In quelle circostanze i minuti sono essenziali e possono fare la differenza tra la vita e la morte. Pala e sonda servono a coloro che soccorrono per individuare il punto esatto dove scavare per recuperare l’escursionista travolto.
L’ uso dell’ARTVA, ma anche quello della sonda, non sono così intuitivi come quello della pala, ed quindi doveroso documentarsi su internet o su libri che trattano l’argomento. Ricordo che il CAI organizza corsi specifici che permettono non solo un corretto uso di questi strumenti ma anche una preparazione più ampia a riguardo dell’ambiente montano innevato. Infatti è molto importante saper “leggere” l’ambiente e capire dove passare tenendosi lontani il più possibile dai posti dove sia più probabile un eventuale distacco della coltre nevosa con conseguente valanga.
Un buon kit ARTVA-pala-sonda costa dai 300 ai 500 € e questo può risultare troppo oneroso per molte persone. Il fatto che non basti averne uno per gruppo ma che sia necessario avere un kit per ciascun escursionista potrebbe portare o ad abbandonare l’idea di fare l’escursione o, peggio, a rischiare confidando sul solito” ma tanto cosa vuoi che succeda”. Troppi di questi ultimi sono morti.
Per non rischiare la vita e per godere le meraviglie uniche di un’escursione in ambiente innevato ricordo che il CAI di Caselle ha in dotazione alcuni di questi kit che vengono prestati gratuitamente ai soci che vogliono avvicinarsi a vivere la montagna innevata senza sobbarcarsi la spesa.
Escursioni in un ambiente innevato
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