La cappella dedicata a San Vittore Martire, patrono della nostra città , che si trova a fianco del cimitero casellese, è una delle più antiche del territorio e un tempo era una cappella campestre isolata e posta lungo la strada che fino agli Anni ‘70 portava del secolo scorso a Malanghero.
Solo dalla seconda metà dell’Ottocento le venne addossato il nuovo cimitero cittadino che, ampliandosi nel tempo, chiuse la strada proprio dove vi è la cappella.
Certamente l’attuale cappella non è sicuramente quella primitiva, di origine medievale, anche per l’orientamento non conforme ai rigidi canoni costruttivi delle chiese romaniche, ma ha origini settecentesche.
Non è nota la fondazione della cappella, come per altro non è nota neanche la motivazione per cui San Vittore venne eletto a protettore di Caselle, e tanto meno perché la festa del paese si celebri in settembre e non nei giorni normalmente dedicati a San Vittore martire, ma sicuramente fino agli Anni ’70 si festeggiava a maggio il nostro santo patrono con una processione che coinvolgeva tutta la popolazione.
La chiesa antica
L’originaria cappella, ha sicuramente origini molto antiche, tanto che Antonino Bertolotti, nelle sua opera “Passeggiate nel Canavese”, descrive la cappella di S. Vittore come ultimo avanzo di una frazione, detta di S. Bartolomeo, frazione che sicuramente non era più esistente già nel 1400.
Questa zona di territorio è ancora oggi segnata da numerose tracce dell’antica centuriazione romana e l’attuale strada del Malanghero, adiacente al cimitero dal lato est, corrisponde al tracciato dell’antica strada romana che da Torino portava al Canavese attraverso Favria.
All’altezza dell’attuale cimitero di Caselle, la strada presentava un bivio da cui si diramava una strada secondaria, che portava alle Valli di Lanzo, da cui si poteva raggiungere la Francia attraverso i passi alpini di Viù e di Groscavallo.
Proprio su questo bivio, appena a nord dell’attuale cimitero, il catasto del 1746 riportava una piccola regione denominata Vico, che sembra confermare la presenza di un antico villaggio ormai scomparso e citato dal Bertolotti: la cappella di San Vittore si trova proprio in prossimità dell’angolo sud-ovest di questa regione.
Il primo documento che cita la cappella è un atto conservato nell’Archivio Arcivescovile di Torino del 24 settembre 1185 in cui il vescovo Milone di Cardano assegnò “in perpetuum” a Goslino, prevosto della Pieve-Prevostura S. Martino di Liramo (località posta tra Ciriè, Nole e Grosso oggi scomparsa ) la chiesa di S. Vittore di Caselle, “salva tamen Taurinensis ecclesie iustitia” con tutti i suoi beni, previo il pagamento di due libre di cera da versare ogni anno al vescovo.
Diversi altri documenti del XIII secolo attestano la presenza della chiesa di San Vittore, come quello del 19 aprile 1272 dove Martino di Rivoli, abitante in Caselle, nel suo testamento lega alla “Consortia” di S. Vittore una rendita.
Nel 1386 la chiesa faceva ancora parte del distretto ecclesiastico di Liramo, e Don Miniotti, nei suoi scritti, ricordava la presenza di un annesso ospizio per l’assistenza ai viandanti, su questa importante via che andava verso il Canavese.
I cavalieri misteriosi e la lettera di Bernardino di Savoia
La cappella nel XVI secolo era sicuramente meta di molti viandanti, tanto da incuriosire il duca sabaudo tanto da chiedere notizie a Bernadino di Savoia Racconigi, all’epoca feudatario di Caselle.
In una lettera datata 4 novembre 1604, conservata all’archivio di Stato di Torino, Bernardino rispose al sovrano con varie interessanti notizie, tra cui riportava che:
“Egli ha sempre uddito dire che in detta chiesa v’erano i corpi di S.ti Vittore, Bonifacio, e santa Germana, e che v’era grandissimo concorso e divotione a detta chiesa, per causa massima dell’Indulgenze concesse da sommi Pontefici all’Hospitale di S. Spirito di Roma, al quale essa chiesa era annessa”.
All’epoca l’antico Ospedale di Santo Spirito in Saxia di Roma, retto dagli Ospedalieri di Santo Spirito (o anche Ordine di Santo Spirito), fondava ospedali con annesse chiese o cappelle in tutta Europa e vedeva anche varie istituzioni che si affiliavano al loro ordine per poter godere del “tesoro” delle grazie spirituali e delle indulgenze concesse al S. Spirito in Saxia da diversi pontefici.
Molto interessante questo argomento che merita ulteriori ricerche, e che potrebbe spiegare le origini dell’Ospedale di Santo Spirito di Caselle fondato da Aquilante Demonte.
Fra le altre curiosità riportate nella lettera di Bernardino, è la notizia che “quelli ch’andavano alla devotione solevano far alcuni giri attorno all’Altare, li quali finiti, prostrandosi in terra, sentivano dietro all’Altare canti, e melidie suavi, e dice haverli sentie lui una o due volte, e questa musica esser cessata doppo ch’un huomo, et una donna di mala vita profanarono il luogo”.
Anche curiosa misteriosa è la testimonianza raccolta da Bernardino di un ottantenne del tempo che ricordava “ch’essend egli giovane, guardando gli armenti in campagna, vide, con un compagno suo, entrar nella chiesa, o sij capella di S. Vittore tre Cavaglieri vestiti uno di rosso, l’altro di bianco, e l’altro di nero, e dubitando loro che fossero nemici, essend’all’hora tempo di guerra, questi andò per riconoscerli, e vedere se havessero banda rossa, o bianca, temendo che venissero per pigliar le loro bestie, e li vide in chiesa star a ginocchio, e li cavalli messi in terra, come se volessero riposar all’entrar dilla chiesa, e dopo, questi tre sparirono, loro et li cavalli, né mai più videro cosa alcuna”.
Dopo le guerre di successione del XVI secolo che portarono molti danni al territorio, tra cui la distruzione del convento esistente fuori le mura nella zona adiacente a quella di San Vittore, anche la cappella dovette aver subito numerosi danni, tanto che nelle disposizioni della visita pastorale di Mons. Carlo Broglia del 21 giugno 1594, si invitava la comunità a intervenire urgentemente per compiere le riparazioni necessarie alla cappella.
Sempre Don Miniotti, nei suoi scritti, ricordava la data del 14 maggio 1621, “che vide salire alla Cappella di S. Vittore, per la prima volta, la processione propiziatrice dei rappresentanti del Comune, delle parrocchie del territorio, le Compagnie Religiose, per la solenne funzione del Voto al Santo Patrono, con l’impegno di ritornare, ogni anno, al suo santuario, per dimostrare in pubblica riconoscenza al Santo, per la promozione sopra questo paese, in difesa della peste e da ogni avversità”.

La nuova cappella
Nel 1703, come riportato negli ordinati comunali, la Comunità di Caselle, per mezzo dei suoi Amministratori, fece demolire la cappella vecchia, “per causa che era indecente”, ricostruendola sullo stesso sito a opera del Mastro Borrione.
Nell’ordinato del maggio 1704, siccome “il 14 del corrente mese cade la festa di detto Santo desiderando di far celebrare la messa cantata come quando era eretta detta Capella vecchia al fine d’ottener la licenza” richiedevano al vescovo che ordinasse a chi spettava “il benedir detta Capella novamente fatta construer da detta Comunità…”.
Da questi documenti è chiaro che la vecchia chiesa, ormai in pessime condizioni, venne demolita e completamente ricostruita nelle forme attuali a unica navata rettangolare con volta a botte a tre campate, ma senza il portico che attualmente caratterizza la facciata.
Anche se non si hanno documenti su come era la chiesa vecchia, è presumibile che proprio in questa occasione la chiesa venne ruotata, rispetto a quella precedente che doveva avere il classico orientamento est-ovest, probabilmente per orientare la facciata verso la strada di arrivo, e sempre presumibilmente le macerie vennero utilizzate per realizzare la chiesa sopraelevata di circa un metro rispetto il piano di campagna, così come è ora.
Sarebbe interessante verificare se sotto la chiesa e il pavimento sono ancora esistenti le fondazioni della chiesa vecchia, che da alcuni documenti sembra fosse più grande dell’attuale.
Da allora, tutti gli anni, il 14 maggio veniva celebrata la festa del Patrono San Vittore con una processione che coinvolgeva tutto il paese, e il 28 febbraio 1774 il Papa Clemente XIV accordò l’indulgenza a coloro che nel giorno della Festa di S. Vittore avrebbero visitato la cappella.
Un ordinato del 5 febbraio 1775 ordinò di piantare degli alberi a San Vittore per fare ombra ai fedeli che sostavano davanti all’ingresso: “Inoltre atteso che la Capella Campestre dedicata a S. Vittore e protettore di questo luogo si trova all’aperto senza alcuna allea, e per conseguenza all’occasione delle funzioni si trovano le persone accorrenti esposte al rigore e forza del sole, perché attesa la sua angustezza non può contenere il numeroso popolo che suole accorere alla medesima al tempo di dette funzioni, detti s.ri Congregati commettono al detto Consiglio di provedere, e far piantare al d’avanti della porta, ed ingresso di detta Capella quella quantità che stimerà di olmi in forma di semicircolo per impedire la penetrazione dei raggi solari al davanti d’essa al tempo di dette fonzioni”.
Costruzione del portico e decorazione della facciata
Nel 1823, nel Consiglio del 20 maggio, venne “ritenuto essere di tutta necessità la formazione dell’ala avanti la capella campestre di S. Vittore predetta a quale si fanno tutte le processioni sia nella festa del titolare patrono in cui interviene l’amministrazione in corpo in quale occasione attesa l’angustia della capella medesima non potrebbe ritirarsi la terza parte della gente che vi interviene, epperciò il decoro medesimo di detta capella richiederebbe la formazione di detta ala, quale d’altronde potrebbe anche servire per ricovero della gente di campagna quando s’occupa in detti contorni in occasione d’improvvisi temporali, ….. epperciò per tutti detti riflessi il Consiglio ha deliberato come delibera di devenire instantaneamente e nel corrente anno alla formazione dell’ala avanti la capella di San Vittore, …”, il tutto per una spesa complessiva, preventivata dall’ingegner Martina, di £ 942.
Altre riparazioni seguirono in vari anni, fino al 1843, quando nella delibera del 31 marzo si prevedette che: “Siccome la facciata d’essa Capella si trova assai in cattivo stato quella riparare mediante nuova ricciatura, e nuova dipinta dell’Imagine del Santo in detta facciata ….”.
I lavori alla facciata vennero eseguiti dal Mastro Agostino Astrua, mentre le decorazioni vennero affidate al pittore Cubito di S. Maurizio Canavese.
Sono probabilmente opera di questo pittore i dipinti presenti, sia internamente con l’Addolorata sul lato sinistro e San Marco sul lato destro, sia esternamente con i due medaglioni di S. Vittore Martire e S. Girolamo (nei testi di storia locale viene definito San Marco, ma l’iconografia è più conforme a San Girolamo) congiunti, in alto, dallo stemma del Comune, su cui venne apposta dallo stesso pittore l’iscrizione «Divo Victori, oppidi Casellarum Patrono, Moderatores – Anno 1844».
Lo stemma comunale in facciata, oggi si presenta pesantemente e malamente ridecorato da una pittura risalente ai decenni scorsi, mentre la scritta non è più visibile, o perché ricoperta dalla attuale tinteggiatura gialla, o perché posta più in alto dello stemma che oggi si presenta tagliato nella parte sommitale da una soletta piana realizzata negli Anni ‘60.
Vi sono dubbi sull’epoca di realizzazione del dipinto di San Vittore sopra l’altare, che presenta parti coerenti agli altri dipinti ottocenteschi, ma anche parti con caratteristiche più settecentesche, forse ridipinte dal pittore sanmauriziese.
Tra il 1849 e il 1858 venne realizzato, accanto alla cappella, il nuovo cimitero, che poi subì poco dopo un primo ampliamento nel 1892; con queste opere l’arcata posta a sud del portico venne murata, e tutta la parete esterna verso sud della cappella diventò parte integrante del cimitero a cui vennero addossate delle tombe di famiglia.
Lavori dell’ultimo secolo
Bisogna aspettare la fine della seconda guerra mondiale per ritrovare documenti che attestino nuovi lavori alla cappella di San Vittore; infatti una delibera del 27 settembre 1945 prevedette:
1°) di concedere, come colla presente concede, il permesso per eseguire i lavori di restauro della Cappella di San Vittore presso il Cimitero e per usufruire delle due camere retrostanti per uso Sacrestia e deposito arredi del culto, stante che le camere stesse non servono ad altri usi.
2°) di concedere un contributo di Lire 5000,00 (cinquemila) disponendosi il pagamento sul bilancio 1945 un fondo di Lire 5.000,00, interamente disponibile.
Venne creato un Comitato «Pro restauri di S. Vittore», che sotto l’Assistenza del Parroco, la Presidenza del signor Michele Carlo Pagliano e le direttive del signor Carlo Ghielmetti nel 1945 fece realizzare una nuova travatura del tetto; venne anche restaurata la volta della chiesa e realizzata una nuova soletta piana del portico, che prima era coperto dal semplice tetto a vista di travi e tegole.
Il nuovo altare
Nel 1950, ricorrendo l’Anno Santo, le Donne di Azione Cattolica di S. Giovanni, per celebrare il loro 40° anno di fondazione, insieme al Comitato della Peregrinatio Mariae, offrirono alla cappella un nuovo altare in marmo (opera della ditta Gino e Castellengo di Torino), in sostituzione di quello antico in mattoni.
Anche la signora Davito, in ricordo delle figlie Anna e Giuseppina, offrì un contributo, che insieme all’opera del Comune, guidato dal sindaco Castagna, permisero di realizzare altre opere, come il rifacimento del pavimento con le vecchie piastrelle sostituite da marmette cementizie.
Venne anche ridipinto in generale sia l’interno che l’esterno; come riportato dalle memorie di Don Miniotti, “allora il decoratore Perino, incaricato dei lavori, sostituiva l’antica iscrizione con quella riportante la stessa dicitura, con una sola cosa mutata, cioè l’anno 1950” (oggi non più visibile).
Sempre Don Miniotti ricorda che: “Con larga partecipazione di popolo, i1 Clero ed i rappresentanti del Comune accompagnati dalla Banda musicale, nella festa di S. Vittore di quell’Anno Santo, solennemente inauguravano i restauri e l’abbellimento della Cappella.”
L’Amministrazione del Comune intervenne anche per altri lavori, tra cui la ripulitura del viale, che venne dedicato alla rimembranza degli eroi di Caselle, trasferendolo dal Viale A. Bona.
Nel settembre del 1975 vennero intrapresi alcuni lavori, tra cui il rifacimento del tetto della cappella così descritto in un articolo del tempo: “usando delle speciali tegole, unite tra di loro a gruppi di tre, affinché il rombo degli aeroplani non possa danneggiare il nuovo tetto come già successo per il precedente.”.
Il manto di copertura venne così rifatto con delle tegole cementizie al posto degli antichi coppi, abbinando una perlinatura di tutto il passafuori, dall’effetto estetico decisamente incoerente con l’edificio settecentesco.
La chiesa venne anche ritinteggiata internamente con i colori che attualmente si vedono ma sotto cui affiorano, nelle molte parti in fase di distacco, delle decorazioni floreali probabilmente risalenti ai lavori del 1950, mentre risale agli inizi degli anni Duemila l’attuale tinteggiata esterna caratterizzata da un acceso giallo ocra.
Con un progetto di restauro, già praticamente approvato, il Comune sta ora pensando di ridare nuova vita alla Cappella, e speriamo che anche la ricorrenza per festeggiare il santo patrono venga riportata all’onore che merita.







