
Fu soprattutto durante l’800 (anche se non erano mancati esempi nei secoli precedenti) che le donne incominciarono a rendersi conto di poter comporre musica e di fornire all’Arte invisibile quella percentuale di sensibilità femminile che fin lì le era mancata.
Questo capitò, si può dire, in ogni paese europeo, ma fu nel cuore della Germania patria di giganti musicali che due di loro, Clara e Fanny, si imposero nell’ambito dell’intensa cultura romantica e restarono a lungo le due sole compositrici note al grande pubblico.
Fanny Mendelssohn-Bartholdy, sorella di Felix, avrebbe potuto fare la fine di Anna Maria Mozart, cioè un comodo elemento da usarsi in famiglia, poi messo in un canto; per fortuna non successe. Nacque ad Amburgo nel 1805 in seno alla celebre e ricca famiglia dei Mendelssohn (suo zio era il filosofo Moses) che, dopo il passaggio al cristianesimo, si chiamò Mendelssohn-Bartholdy. Aveva cinque anni più di Felix ma ricevette a fianco di lui un’educazione di prim’ordine, che si trasformò in un legame artistico così stretto da farne quasi un’anima sola. Essa ebbe una sfortuna e una fortuna. La sfortuna fu il padre, che non appena ne subodorò l’estro compositivo fece di tutto per inibirlo e soffocarlo col classico pregiudizio: “La musica forse diventerà la professione di Felix, mentre per te può e deve essere solo un ornamento”; per cui si trovò costretta a scrivere di nascosto su bigliettini le idee che le venivano in mente, e quando a dodici anni eseguì al piano le sue 12 gavotte l’uditorio famigliare restò diviso fra stupore e imbarazzo. La fortuna fu conoscere il pittore Wilhelm von Hensel, di cui si innamorò (anche se a causa dell’opposizione paterna poté sposarlo solo dopo un corteggiamento di sette anni). Hensel fu il suo valido e deciso sostenitore: entrambi artisti, si potenziarono a vicenda. Chiamarono “Sebastian” il loro figlio in onore di Bach.
Col supporto del fratello, Fanny riuscì a pubblicare parecchi propri componimenti. Si dice che leggendo “F. Mendelssohn” gli Editori credessero di aver a che fare con brani di Felix, e ne parlavano con entusiasmo; quando scoprirono che “F” era la sorella, restarono di sale. Fanny era portata verso la severità del contrappunto, ma aveva anche molta fantasia lirica (scrisse più di 300 Lieder) e prediligeva lavori corposi come cantate e oratori. Brano di pura eccellenza è il suo trio op.11 in re minore, intenso per espressività e virtuosismo, che lei eseguì con vivo successo nell’ambito delle soirées domenicali berlinesi in casa Hensel. Purtroppo la sua vita si spezzò di colpo, il 14 maggio 1847, per un ictus, terribile retaggio di famiglia; da cui anche Felix sarebbe stato colpito pochi mesi dopo.
Una curiosità: nel 1990 le è stato intitolato l’asteroide “9331 Fannyhensel”.
Altro destino fu quello di Clara Wieck. Nata a Lipsia il 13 settembre 1819, era figlia del celebre insegnante di pianoforte Friedrich Wieck, uomo severo, bizzoso, terribilmente esigente, che, accortosi del suo talento, non smise di torchiarla fino a che non fu diventata una pianista di altissimo livello oltre che una geniale compositrice. Wieck la esibiva in tournées dovunque e in entrambe le specialità. Ma quando si accorse che la sedicenne si era innamorata di un suo ex-allievo, Robert Schumann, verso cui lui aveva scarsissima stima, si infuriò e divenne il suo più spietato guardiano e mastino. Clara dovette aspettare il giorno successivo al compimento dei suoi ventun anni per potersi legalmente unire all’amore della sua vita, un amore che pervase ogni suo momento e anche buona parte delle sue composizioni. Oltre a molti Lieder, si possono citare i notevoli “tre preludi e Fughe” e le dolcissime “romanze” per violino e pianoforte, ma soprattutto iI grandioso concerto per pianoforte in la minore op.7 ed il Trio op.17, il più grande e il più maturo di tutti i suoi lavori, che eseguì nel 1847 a Vienna cogliendovi un eccezionale successo.
I primi anni di matrimonio furono sereni, anche se si trovò costretta a limitarsi nel comporre in quanto due compositori in una stessa piccola casa era cosa impossibile da realizzare; ma non rinunciò alle tournées insieme con Robert, come quelle memorabili in Inghilterra e Russia. E malgrado le frequenti gravidanze (otto figli!) non si tirò indietro di fronte al progressivo peggioramento delle condizioni di Robert dedicandosi all’assistenza di lui fino al tragico momento del suo tentativo di suicidio (febbraio 1854) e al ricovero nel manicomio di Endenich.
La sua brillante carriera proseguì per oltre trent’anni, facendo di lei una esecutrice mitica, e le guadagnò la prima cattedra di insegnamento assegnata ad una donna, alla Hochschule di Francoforte.
E cent’anni dopo ci avrebbe sorriso dolcissimamente dalla banconota da 100 marchi.
Clara e Fanny si conobbero a Berlino all’inizio del 1847. Fanny sentì una forte affinità e Clara restò colpita dall’intelligenza e dalla cultura di Fanny. Chissà quali frutti artistici avrebbe prodotto la loro amicizia, se non si fosse presto infilata la fredda mano della Nera Mietitrice!







