Secondo Mola, la risposta del territorio è stata significativa. «In questi mesi abbiamo avviato interlocuzioni con parrocchie, enti ecclesiali e realtà civiche interessate a costituire CER. Alcuni progetti sono già in fase avanzata di progettazione tecnica, altri stanno completando i percorsi di adesione e governance. Il dato più incoraggiante è la volontà di fare rete».
Il modello promosso da Energie di Comunità ETS punta a semplificare i passaggi più complessi: dall’analisi di fattibilità alla configurazione giuridica, fino all’accesso agli incentivi previsti dalla normativa. «Il nostro ruolo — sottolinea il presidente — non è solo tecnico. Accompagniamo le comunità perché la CER non sia un semplice impianto fotovoltaico condiviso, ma uno strumento di inclusione, capace di sostenere famiglie in difficoltà e di ridurre le disuguaglianze energetiche».
All’interno della Diocesi di Torino il progetto ha già preso forma in quattro configurazioni territoriali che si stanno attivando come comunità energetiche rinnovabili facendo riferimento alle parrocchie di Piossasco, Settimo Torinese, Villarbasse e, in Torino città, le parrocchie di San Giulio d’Orta e Santa Croce nel quartiere Vanchiglietta.
Sul territorio sarà presto attiva anche la configurazione che ha come definizione territoriale, stabilita dal GSE, i comuni di Venaria Reale, parte di Borgaro e Caselle Torinese, grazie alla collaborazione delle relative parrocchie. Per potenziare e ampliare i benefici di questo progetto sarà fondamentale la disponibilità di nuovi impianti di energia rinnovabile presenti nel territorio (installati e allacciati successivamente al 14/11/2024) ed un ampio numero di consumatori (famiglie, aziende ed esercizi commerciali) che, grazie alla loro semplice partecipazione alla CER, potranno massimizzare il consumo di energia rinnovabile “locale” e contribuire a generare un incentivo economico a beneficio di progetti caritatevoli messi in atto dalle comunità stesse.
Un aspetto centrale è la dimensione educativa. «Parlare di energia significa parlare di stili di vita — aggiunge Mola —. Le CER diventano luoghi di partecipazione, dove si impara che il bene comune si costruisce insieme». In questa prospettiva, la Diocesi di Torino intende fare da apripista, mettendo a disposizione spazi, competenze e una visione di lungo periodo.
Il percorso è appena iniziato, ma le basi sono state gettate. «Il nostro auspicio — conclude Mola — è che Energie di Comunità possa diventare un catalizzatore di buone pratiche replicabili anche oltre il territorio torinese. La transizione energetica, se è davvero giusta, deve partire dalle comunità».
Un messaggio che riecheggia le parole di Papa Francesco e che, a Torino, si traduce in cantieri aperti e progetti condivisi: l’energia del futuro passa anche dai campanili.
Per accedere al portale di Energie di Comunità ETS: https://energiedicomunita.enercade.it/







