
Un vecchio adagio dice pressappoco così: se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante. Proprio quello che è successo a noi che volevamo ricordare un tempo passato, quando a Caselle, a partire dagli Anni ’60 del secolo scorso, prese a sorgere in zona Montrucca, sulla strada per Ciriè, un’azienda che produceva capi di abbigliamento di alto livello.
Qualcuno di noi ricorderà persino lo slogan che la caratterizzava: “ Se non piove, pioverà – Ballarini Confezioni. E sempre qualcuno di noi continua persino a conservare negli armadi capi impermeabili di quell’azienda, capi fatti così bene che davvero “ non andavano mai alla fine.
Purtroppo, quell’azienda oggi non c’è più. Rimane qualche pezzo dell’elegante palazzina che era il ponte di comando dell’azienda, ma il colonnato d’ ingresso è sparito e al suo posto c’è un’anonima spianata in asfalto. Solo la casetta del custode all’ingresso ricorda i grandi tempi che furono.
Nei casellesi però il ricordo della Ballarini è cosa cara ed è per questo che volevamo raggruppare alcuni ex dipendenti per riportare alla memoria un tempo in cui una nostra azienda rappresentava davvero l’eccellenza. Ci siamo riusciti grazie alla fattiva collaborazione di alcuni che ci hanno permesso di incontrare sei ex dipendenti della Ballarini.
La memoria dei lettori più avanti con gli anni, avrà sicuramente focalizzato tutto ciò che ruotava intorno a questo storico marchio: molte maestranze, circa 200, una produzione specializzata di soprabiti impermeabili di altissimo livello, la cui diffusione aveva raggiunto tutta l’Europa e anche gli Stati Uniti d’America. Abbiamo cosi incontrato Maria Teresa Bonicatto Enrietti, Maria Elisa Pezzana e suo marito Giorgio Pogliano, Anna Vuolo, Claudia Cominato e Angela Bertino.
Un incontro fra persone che non si vedevano da anni. Commovente, incantevole ed affascinante ascoltare le loro storie, gli aneddoti, e quando abbiamo mostrato loro la foto che ritrae l’unico reperto dell’azienda rimasto originale, senza alcun dubbio ci hanno detto: “Massì, é la casa del custode, Paolo Garabello.”
Nessuno può fischiettare una sinfonia, ci vuole un’intera orchestra per riprodurlo, e così iniziamo a chiedere a Giorgio Pogliano, come è arrivato a Caselle e alla Ballarini. Sorridendo, Giorgio racconta: “Ero appena uscito da una scuola informatica a Novara, dove vivevo, quando ricevetti dalla Ballarini di Caselle una proposta di assunzione. Presi nota dell’indirizzo dove presentarmi e anziché scrivere Caselle, scrissi Casellette, e come inizio… non fu niente male. In quello stesso tempo alla Ballarini lavorava Maria Elisa, che divenne poi mia moglie”.
Maria Elisa confida che tutti gli amori hanno necessità di essere coltivati e “Giorgio cercava ogni occasione per poter stare con me, tanto che veniva nella tabaccheria di mia mamma in via Torino. Poi insieme andavamo alla Cartonda – altra storica azienda di Caselle – a svolgere alcuni lavoretti per poter realizzare qualche somma di denaro da donare in beneficenza al “vecchio” Baulino. In una di quelle sere Giorgio, involontariamente, mi procurò una leggera ferita, e da quel fatto…eccoci qui felicemente sposati da decenni.”
“ Io ero in ufficio contabilità – precisa ancora Maria Elisa – Giorgio invece, come dice lui stesso, “faceva andare avanti l’azienda”, ovvero attraverso la sua professionalità di informatico partiva dagli ordini dei clienti, perforava un nastro e il tutto veniva inviato alle operaie in stabilimento. In questo modo, tutta la filiera del lavoro procedeva con metodi specifici senza perdite di tempo ed errori.”
Anche Anna Vuolo, che faceva le asole e le ha fatte per 35 anni, ricorda con gli occhi lucidi quel tempo, ma con voce forte, dice: “La Ballarini, non ha mai mancato di pagarci lo stipendio, non un giorno di ritardo: puntuale arrivava al 15 ed al 30 di ogni mese. Ero poi entusiasta quando vedevo vari personaggi della politica o dello sport – come Enzo Bearzot, il C.T. della Nazionale Mundial a Spagna ’82 – ripresi dalla televisione, vestiti con l’impermeabile che avevo cucito io. Era davvero una grande soddisfazione”.
Claudia Cominato entrò alla Ballarini nel 1966, e l’avevano battezzata “la bambina” per la sua giovane età. Lei ci dice: “Ero un collegamento fra la produzione delle operaie e la finitura dei capi. Fui la prima assunta nell’azienda e quando la Ballarini chiuse lo stabilimento nel 1996 l’ultimo direttore, un giapponese visto che in quell’epoca c’era una partecipazione azionaria nipponica, volle stringermi la mano e con tristezza mi disse che non era per noi operaie che l’azienda chiudeva, bensì per la legge del mercato che non permetteva più sufficienti margini economici.”
Invece Angela Bertino, ridendo racconta:”Sono stata assunta per caso. Avevo chiesto lavoro per una mia amica, invece hanno assunto me”. Angela si occupava di raccordare la catena di lavoro, ovvero “cucivo le maniche, il collo, fino a quando il capo usciva dalla catena finito e pronto alla vendita di negozio”.
Per ultima la storia di Maria Teresa, che conserva vivamente questo ricordo: “Frequentavo l’Istituto Vassallo in Via San Secondo a Torino e gli insegnanti mi avevano detto che la Ballarini avrebbe assunto delle operaie. Allora l’azienda era ancora a Torino a Porta Palazzo e io mi ero presentata, ma non avevo ancora compiuto i 14 anni previsti dalla legge per l’inquadramento e mi scartarono. Tuttavia, vista la mia insistenza, probabilmente per tenerezza verso una bambina, venni assunta e per due anni tutte le mattine raggiunsi con il treno Porta Palazzo. Poi la ditta si trasferì a Caselle, dove rimasi a lavorare fino al momento del mio matrimonio. La mia assunzione risaliva al 12 dicembre del 1960”. Da allora sono trascorsi quasi 70 anni, ma io ricordo con grande emozione e affetto quei tempi”.
Le foto in bianco e nero che Maria Elisa e Maria Teresa hanno ritrovato ingiallite nei loro cassetti sono fra le memorie più care.
Fuori c’è il sole, ma… “ se non piove, pioverà”.
Anche se non c’è più un impermeabile Ballarini a proteggere i casellesi.
Che belli quei tempi lì.







