Luigi Benedicenti
“Occhio di bue”, 2008,
olio su tavola, 100 c
L’Iperrealismo, corrente artistica nata negli Stati Uniti alla fine degli Anni Sessanta come evoluzione del fotorealismo e diffusasi in Europa, ha quale obiettivo l’accurata mimesi della realtà e utilizza elaborate tecniche per generare opere che presentano estrema somiglianza al vero. Gli iperrealisti, tra cui il pittore Luigi Benedicenti (Chieri, 1948-2015), spesso si avvalgono dell’immagine fotografica e cercano di restituire informazioni aggiuntive rispetto a quelle che l’occhio umano può cogliere. I soggetti ricorrenti sono la figura, scenari urbani oppure nature morte, descritti attraverso un’oggettiva perfezione illusionistica che si propone di svelare la poesia nascosta nell’ambiente quotidiano: nascono così dipinti ricchi di virtuosismi al servizio di una rinnovata percezione.
La mostra retrospettiva “Oltre la realtà”, curata dalla nipote dell’artista Carlotta S. Benedicenti, ripercorre l’opera pittorica del nonno Luigi, a dieci anni dalla scomparsa. L’autore ebbe inoltre un legame di stima e amicizia con Franco e Carlo Vergnano, appartenenti alla famiglia titolare dell’omonima azienda di caffè – sponsor dell’iniziativa insieme a Casa Martini e al ristorante Antica Corona Reale – e proprietaria dell’Accademia Vergnano di Chieri, storica residenza in stile Liberty e altresì centro di formazione dedicato all’arte della caffetteria, ove Domenico Vergnano fondò la prima torrefazione nel 1882; la sede, per la prima volta, ha eccezionalmente aperto le porte a un evento culturale.
La pittura di Luigi Benedicenti unisce rigore tecnico, sensibilità ed esprime “un silenzio vibrante, vivo, capace di custodire la luce del semplice quotidiano” (C.S. Benedicenti) mentre la visione delle numerose nature morte provoca un’immediata impressione di percezione sensoriale.
Del pasticcino sormontato da una fetta di “Fico” l’osservatore immagina croccantezza della frolla, morbidezza della crema e infine umida dolcezza nella polpa del frutto.
In “Apartheid”, le venature delle foglie, le vitree trasparenze del barattolo di olive e le texture, metalliche oppure plastiche, dei meccanismi di chiusura dimostrano parimenti una sapienza luministica che fissa l’attimo.
L’artista combina fascinazione per il passato ed eleganza nell’opera “Rosa e argento”: sulla preziosa coppa finemente incisa, i riflessi rivelano graffi e sottili imperfezioni; finanche impronte di dita interrompono il lucore che si contrappone al vellutato candore della rosa dai soffici petali.
Lo zucchero a velo con cui sono cosparse le chiacchiere dipinte in “Le bugie di Mondrian”, ironico connubio di riferimenti alla storia dell’arte e fragrante sensualità gastronomica, è un trionfo di abilità tecnica e osservazione, meticolosamente reso in un contrasto fra geometrica regolarità del fondo e caotica fragilità del cibo.
Ricercati “Giochi Iperrealisti” definiscono una brillante luce che scivola sulla superficie di tortine alla frutta guarnite di succosi frutti di bosco, appoggiati su abbondante e invitante crema pasticcera; “Occhio di bue” mostra altresì come Benedicenti sappia conferire dignità scultorea alla semplicità dell’elemento culinario: in una luce caravaggesca, l’albume increspato quanto un complesso panneggio si pone in antitesi con la serica lucentezza dei tuorli.
In “Papavero” e “Fiori di campo”, ingigantite e isolate corolle evidenziano la particolareggiata struttura e amplificano la loro delicatezza.
Il pittore si effigia infine in un “Autoritratto” dalla rara potenza emotiva, in cui la fiamma dell’accendino illumina il volto concentrato e ammantato dalla folta e dettagliata barba.
L’esposizione è un ponte tra passato e presente, tra lo sguardo acuto dell’artista e la memoria affettuosa della sua famiglia: Luigi Benedicenti ci offre dunque la propria capacità di scrutare nel profondo della realtà quotidiana, insegnando che anche un umile soggetto può divenire una coinvolgente fonte ispirativa.

Luigi Benedicenti
“Le bugie di Mondrian”, 2009,
olio su tavola, 74 x 96 cm
Particolare







