
Lucilla saluta Gianpiero. Se ne va, girando i tacchi, pensierosa, con l’idea che in quell’incontro non ci si sia detti tutto. Sente un indecifrabile residuo d’inespresso che sosta da qualche parte nel corpo. Intendiamoci, la conversazione è stata brillante come una partita a ping pong: non sono mancate le battute argute che rimbalzavano tra un sorriso e l’altro, ma…
Da un colloquio spesso ci si accontenta di depositare il proprio fagotto di parole in cambio di quello che viene allungato dall’interlocutore. Quando giudichiamo una conversazione appagante è già un bel risultato, ma siamo sicuri che il nostro pensiero sia davvero passato? Si può fare di più?
Sì, secondo Mauro Sandrini e Ilaria Vaglini, autori del metodo del Dialogo Incorpo e dell’omonimo libro (edito da Homeless Book). Mauro è ideatore del metodo Eliminare il Caos in Classe ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado; Ilaria è filosofa, professoressa presso l’Università di Pisa e docente del Master in Meditazione e Neuroscienze nello stesso ateneo. L’idea dei due autori affonda le proprie radici nelle pratiche contemplative, dove l’ascolto si prende il tempo che occorre e raggiunge insolite profondità. Nel metodo del Dialogo Incorpo, che concentra l’attenzione sull’interlocuzione tra due persone, l’ingrediente del sentire le parole dell’altro è imprescindibile, ma c’è di più.
Tra i dialoganti si stringe un patto, un accordo di valore: per un tempo stabilito, ad esempio cinque minuti, chi parla non deve essere interrotto per nessuna ragione. Chi ascolta deve resistere alla tentazione di inserirsi tra le parole di chi sta parlando. Anche se questi inciampasse, rallentasse o facesse una pausa lunga. L’accordo è chiaro: chi ascolta… ascolta!
Chi ascolta resta nel flusso, più o meno veloce, di chi ha di fronte. Nell’eventualità, assapora anche momenti di stallo, apparenti capolinea. Certamente apprezza (o no) le parole che ode, ma soprattutto rimane, per tutto il tempo previsto dall’accordo, anche in ascolto di sé: sente come si depositano le parole dell’altro nel proprio corpo e quali emozioni evocano.
È una pratica che può sembrare difficile. Nella quotidianità, anche professionale, non siamo avvezzi a questo tipo di prestazione attentiva; eppure può svelare una ricchezza inedita.
Per Sandrini e Vaglini, il Dialogo Incorpo permette di far emergere pienamente i pensieri dei dialoganti, soddisfacendo livelli più profondi di espressione e comprensione. Il metodo dà valore alla comunicazione a qualsiasi livello, dal tavolo di un consiglio d’amministrazione alla quotidianità più spicciola.
Come tutte le pratiche di ascolto, la bontà della proposta va verificata sul campo e valorizzata con l’esperienza. E, nel caso se ne apprezzasse l’efficacia, potrebbe diventare un’abitudine. Una buona abitudine sociale.
Allora potrebbe capitare che Lucilla e Gianpiero, salutandosi dopo un doveroso confronto, se ne tornino a casa assaporando la leggerezza di essersi compresi pienamente e di aver afferrato anche una parte del proprio pensiero che, fino a quel momento, se ne stava rannicchiato in un angolo della mente con un gran desiderio di essere riconosciuto.







