Un modo diverso per leggere la storia, per vedere i costumi sociali e culturali di un variegato territorio – e della sua popolazione -, per comprendere le trasformazioni politiche ed economiche di un Paese appena nato. Il 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d’Italia sancisce formalmente la nascita dello Stato italiano unitario e il Parlamento sabaudo dichiara Vittorio Emanuele II Re d’Italia.
Questo complicato periodo è ben raccontato con la mostra “L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata”, visitabile sino al prossimo 6 aprile al castello di Novara. L’esposizione, curata da Elisabetta Chiodini, è organizzata da METS Percorsi d’Arte, dal Comune di Novara e Fondazione Castello di Novara, nell’ambito del programma culturale delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
Un percorso espositivo di circa settanta opere di alcuni protagonisti della nostra pittura figurativa dai primi anni Sessanta dell’Ottocento al terzo decennio del Novecento. La mostra si sviluppa in sette sezioni che via via offrono ritratti di una Giovane Nazione che lentamente si avvia verso la modernità.
Gli anni che seguono l’unità nazionale costituiscono un momento fondamentale per le ricerche in ambito pittorico intorno al tema del paesaggio: le opere esposte restituiscono il panorama di un territorio non teatralizzato, ma rappresentato con una nuova sensibilità artistica più attenta al vero, alla luce e al colore; ne è un esempio “Sulla strada per Castellammare” di Giuseppe De Nittis, di una luminosità abbacinante. Anche le scene colte nelle tele di Giovanni Fattori o di Vincenzo Cabianca, lungo le coste della nostra penisola, dal mar Ligure, al Tirreno, all’Adriatico, esaltano la spazialità, la luce e il dialogo tra terra, cielo e mare. Questa sperimentazione e ricerca sulla luminosità del colore porterà al Naturalismo e al Divisionismo.
Su impulso dell’amministrazione sabauda, le città sono interessate da radicali interventi urbanistici secondo principi di progresso e modernizzazione: Filippo Carcano narra brani di vita milanese -Milano che diventerà la prima metropoli italiana- in “Piazza del Verziere” con una pittura particolarmente vivace e audace fatta da libere pennellate e tacche di colore. Dunque nell’Italia postunitaria cambiano le città, i cittadini, cambiano anche i riti della nuova borghesia e si affermano nuove forme di svago: teatri, salotti, caffè, parchi, villeggiatura, viaggi. Molti artisti interpreteranno questo modo di vivere con pennellate vibranti di luce e colore. Un ormai maturo Angelo Morbelli fissa l’immagine di una giovane donna nel raffinato “In battello sul lago Maggiore”: è qui che rivoluziona la pittura di paesaggio attraverso un calcolato linguaggio divisionista e un’inquadratura fotografica ormai pienamente moderna. In questa nuova società si afferma una diversa concezione del ruolo della donna, seppur ancora molto lontana dalle battaglie di fine secolo per la promozione di una emancipazione sociale. Nella V sezione le tele di Emilio Cavenaghi, Alberto Rossi o Silvestro Lega ci restituiscono trance de vie di una femminilità borghese, con abiti eleganti che partecipano agli svaghi e i passatempi di una elité culturale che, oltre ai viaggi, si dedicava anche alla pittura. Ma esiste un’altra Milano fatta dalle fasce più povere e deboli con le loro pessime condizioni di lavoro per poter sopravvivere. “Le piscinine” erano lavoratrici – bambine di bottega – tra i 6 e 15 anni: quella ritratta con grande verità da Emilio Longoni ha lo sguardo fiero e l’abito sgualcito. La piaga della prostituzione minorile è raccontata da Luigi Rossi, Pompeo Mariani e da Angelo Morbelli. Quest’ultimo è presente con due versioni de “Venduta”: in entrambe ritrae una giovinetta che giace in un letto, vittima delle malattie legate al suo lavoro, ma in quella del 1884 la pittura è scarna, realista, essenziale, quasi accusatoria, mentre in quella del 1897 il tratto è meno severo ed attraverso la luce Morbelli crea una narrazione più intima, quasi di rinuncia sociale. L’ultima sezione della mostra è dedicata ai diversi aspetti della vita quotidiana dei nuovi Italiani documentata da artisti come Francesco Netti, Giovanni Sottocornola, Demetrio Cosola.
Una mostra al castello di Novara: “L’Italia dei primi italiani”
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