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venerdì, Gennaio 23, 2026

    Una spremuta di…Botti!

    Era il 1960 quando Bruno Martino, cantante e compositore di musica d’autore, intonava con tristezza “Odio l’estate!”,e io non lo capivo… non l’ho mai capito.
    L’estate è bella, l’estate è calda, luminosa, libera! L’estate è vita!
    Bruno mio, dovevi cantare “Odio Capodanno!”… ecco che saremmo andati d’accordo.
    Due variazioni sul testo, stessa malinconica melodia e sarebbe stata la canzone della mia vita.

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    Sì, perché ODIO CAPODANNO!

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    Mi sa di averlo già scritto su queste pagine, ma quest’anno mi ripeto.

    In effetti avrei voluto scrivere di quel pezzo di vita di dodici mesi che ci siamo lasciati alle spalle, dei dolori lancinanti di Gaza, del genocidio sdoganato come atto dovuto, della guerra in Ucraina, alimentata invece di essere disperatamente pacificata, della povertà dilagante in un mondo di ricchezze immani concentrate in poche avide mani, del lavoro perduto, sottopagato, disumanizzato. Avrei voluto ricordare le morti crudeli sui posti di lavoro, per incuria e disprezzo della sicurezza altrui, una società sempre più ingiusta e prona al vuoto a perdere dell’apparire, i migranti affogati in mare o in una quotidianità di fame, disprezzo e odio, un mondo soffocato dalla paura dell’altro, una paura indotta affinché si creino dal nulla nemici fittizi per non vedere i veri problemi…

    Ecco di questo avrei voluto parlare, poi sono arrivate le “Feste”, il buonismo a buon prezzo, gli auguri, i buoni propositi… i botti!
    E ci siamo dimenticati di tutto, sommersi da brindisi, panettoni, inutili sms di banalità e… botti! Botti! Botti, utili solo a stordire, instupidire e, per gradire, pure ferire.
    Pare, però, che qualcun altro condivida questo mio odio per un giorno che il tempo scandisce solo per gli uomini che lo hanno inventato e utile per il nulla.

    Vi lascio allora alla loro ironia affinché un sorriso, pur amaro, ci rimetta in sintonia con la vita, quella che scorre, inesorabile, immune ad una mezzanotte pronta a cancellare virtualmente la realtà del giorno prima con un immaginario e illusorio “domani”.

    Buon 2026…

    In questi giorni di festa un pensiero va a chi è meno fortunato. Gli astici.
    (adekis, Twitter)

    Il capodanno è un’innocua istituzione annuale, utile solo come scusa per bevute promiscue, telefonate di amici e stupidi propositi.
    (Mark Twain)

    “Perché c’è San Silvestro e non c’è San Titti?”. Le domande del bambino cresciuto dai Warner Bros.
    (ivanzazzaroni, Twitter)

    Treninitalia informa che i trenini dei festeggiamenti di Capodanno si terranno il 2 gennaio. Ci scusiamo per il disagio.
    (Zziagenio78, Twitter)

    Ho fatto un bilancio del mio anno.
    Oggi vado in tribunale e dichiaro il fallimento.
    (fedeok7, Twitter)

    E venne il 2026
    Che spense il 2025
    Che bruciò il 2024
    Che picchiò il 2023
    Che mangiò il 2022
    Che tanto, sempre la stessa merda portò.
    (masse78, Twitter)

    Propositi per il 2026: portare a termine quelli del 2006.
    (Frandiben, Twitter)

    Il 2025 è stato l’anno in cui ho cominciato a lavorare. Il 2026 potrebbe essere quello in cui finalmente mi pagano.
    (Pao_lost, Twitter)

    Augurarsi e augurare che l’anno nuovo risulti migliore del precedente è consuetudine antica. E significativa. Ci dice come in tutta la storia dell’umanità non ci sia mai stato un anno così ben riuscito da chiedergli il bis.
    (Pino Caruso)

    Auguri a tutti quelli che per festeggiare capodanno con qualcosa di rosso indosseranno il proprio estratto conto.
    (Fragmentarius, Twitter)

    L’ultimo dell’anno chiuda la porta!
    (Comeprincipe, Twitter)

    L’oroscopo del 2026 dice che sarà l’anno del mio riscatto… Ecco, ci manca solo che mi rapiscano.
    (Anonimo)

    Indovinami, indovino,
    tu che leggi nel destino:
    l’anno nuovo come sarà?
    Bello, brutto o metà e metà?
    Trovo stampato nei miei libroni
    che avrà di certo quattro stagioni,
    dodici mesi, ciascuno al suo posto,
    un carnevale e un ferragosto,
    e il giorno dopo il lunedì
    sarà sempre un martedì.
    Di più per ora scritto non trovo
    nel destino dell’anno nuovo:
    per il resto anche quest’anno
    sarà come gli uomini lo faranno.
    (Gianni Rodari)

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