
Il termine “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, che significa “togliere la carne”. Tradizionalmente indicava il periodo di festa che precede la Quaresima, durante il quale si banchettava, si svolgevano sfilate e ci si divertiva prima del periodo di digiuno e penitenza. In questo senso, il carnevale è sempre stato un momento di libertà, di eccesso gioioso e trasformazione, in cui adulti e bambini possono sperimentare altre identità attraverso maschere e costumi. A Caselle, quest’anno il tema del Carnevale, date le Olimpiadi di Milano-Cortina era lo sport. A causa del maltempo, tutta la ridda carnascialesca si è svolta, il 14 febbraio, al Palatenda, che si è trasformato in un vero regno di allegria e fantasia. Adulti, bambini e bambine di tutte le età ballavano e saltavano dentro i loro costumi, tra risate contagiose, musica travolgente, che proveniva dal palco allestito ieri dall’ “Informagiovani”, hanno creato un’atmosfera che sembrava uscita da una visione onirica. Stelle filanti volteggiavano sopra le teste e moltissimi coriandoli colorati cadevano come pioggia: ogni passo era una pura gioia. Oltre al tema dello sport che ha visto piccoli calciatori, alcuni judoka, e qualche hockeista sfoggiare i loro costumi con fierezza, c’era un’incredibile varietà di altre maschere. Bambine vestite da scintillanti fatine volteggiavano lanciando coriandoli, Eleganti spagnole ruotavano nei loro perfetti abiti colorati, supereroi come Spider-Man saltavano tra la folla con entusiasmo. Alcuni bimbi erano travestiti da animali, altri da cavalieri, da principesse o da pirati, e tutti, coi loro costumi e la loro gioia, hanno contribuito a creare un caleidoscopio di colori, luci e fantasia. La musica ha riempito ogni angolo del Palatenda. Sul palco ragazzi ballavano, i bambini si rincorrevano ridendo senza freni e persino i più timidi si sono lasciati trasportare dall’allegria contagiosa degli amichetti. In alcuni angoli, gruppi di amici vestiti, forse, da ladri, si lanciavano coriandoli tra di loro, mentre altri cercavano di seguire le danze ritmate dagli animatori. Per allietare anche il palato, i volontari della Pro Loco, hanno reso la festa ancora più accogliente offrendo cioccolata calda e biscotti di ogni tipo con l’immancabile vin brulé. Il carnevale, tuttavia, non è solo colori e risate, è anche un momento di riflessione sul significato di indossare una maschera. Per i bambini è un’azione di pura fantasia, per gli adulti indossare un costume permette di concedersi libertà, sperimentare ruoli diversi e dare voce ad emozioni che normalmente resterebbero nascoste. È un breve viaggio dentro sé stessi. Storicamente le maschere servivano anche a livellare le differenze sociali: sotto un costume, re e contadini, grandi e piccoli, potevano mescolarsi in uno spazio unico di gioia collettiva. Alla fine della giornata una giuria ha decretato la miglior maschera. Il vero premio, però, lo hanno avuto tutte le bambine e i bambini, tutti gli adulti che hanno partecipato a questa pazza, allegra giornata. Hanno condiviso sorrisi, giochi, musica, e veri momenti di festa insieme. La festa sotto il Palatenda è diventata così un vero rito collettivo di gioia e libertà, un trionfo per la comunità che rimarrà vivida fino al prossimo anno.
“Se comandasse Arlecchino/il cielo sai come lo vuole? /A toppe di cento colori/cucite con un raggio di sole/Se Gianduia diventasse/ministro dello Stato/farebbe le case di zucchero/con le porte di cioccolato/Se comandasse Pulcinella /la legge sarebbe questa/a chi ha brutti pensieri/ sia data una nuova testa”, diceva Gianni Rodari.
Al Palatenda, Olimpic Carnival: magia, colori e il fascino delle maschere
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