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martedì, Marzo 17, 2026

    Caritas: la carità non è elemosina

    Intervista a Valter Leonarduzzi

    Valter Leonarduzzi, referente della Caritas di Caselle, ci ha raccontato con semplicità e disponibilità il lavoro svolto dall’associazione, ponendo l’attenzione soprattutto sull’impegno collettivo e sui valori che guidano l’operato dell’ente.

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    Innanzitutto, come è cominciato il suo percorso nella Caritas?
    Mi sono avvicinato alla Caritas nel 1992 perché mi ha chiamato Don Claudio. Non sapevo ancora cosa fosse, l’ho appreso dopo, gradualmente. Ho cominciato occupandomi dei conti economici. Quando sono andato in pensione nel 2010 ho dato un po’ più del mio tempo alla Caritas e sono diventato il referente. Siamo arrivati a oggi dove purtroppo il lavoro si è moltiplicato per diversi motivi: in primis perché abbiamo molti progetti in corso, e in secondo luogo perché i poveri si sono almeno duplicati. Adesso stiamo seguendo circa 85 famiglie, di cui 50 assistite con regolarità.
    Come avete potuto fare fronte a questo aumento?
    Qualche difficoltà ce l’abbiamo, ma rispetto alle risorse economiche non ci sono particolari problemi perché la gente di Caselle è abbastanza generosa e ci ha aiutati parecchio. Ci sono state grandi donazioni e quest’anno anche la Città di Caselle ci ha dato una grossa mano, offrendoci 6000 euro utili a sostenere una delle nostre nuove creature, l’Emporio Solidale. Inoltre, noi ci finanziamo raccogliendo offerte in occasione dei funerali e della messa della prima domenica del mese. Durante le fiere, poi, vendiamo a pochi euro pacchi con delle sorprese.
    Può parlarci di alcune delle iniziative portate avanti dalla Caritas?
    Noi abbiamo il “centro di ascolto”, tramite il quale cerchiamo insieme alle persone una strada d’uscita dai loro problemi. Talvolta decidiamo anche di pagare loro affitti e bollette. Un obiettivo per il futuro è quello di incrementare l’accompagnamento delle persone, per renderle autosufficienti e andare oltre il semplice aiuto economico.
    Ad aprile 2026, poi, saranno passati tre anni dall’apertura dell’Emporio Solidale. Noi acquistiamo dei prodotti, sia alimentari, che per l’igiene personale e della casa, e li rivendiamo ai bisognosi a un quarto del valore da noi pagato. Qui le persone possono scegliere la merce che desiderano come se fossero al supermercato. L’emporio è aperto due volte al mese, sempre di martedì, una settimana sì e una no. Ci sono delle regole da rispettare: le persone non possono prendere tutto quello che vogliono ma la quantità è determinata dal nucleo familiare. Una famiglia può comprare il doppio di quello che prende il singolo, a cui sono assegnati 60 punti. Ogni prodotto ha infatti un punteggio ad esso associato.
    I casellesi possono donare generi alimentari o prodotti all’Emporio?
    Sì, certo. Nell’Emporio c’è uno scaffale apposito di prodotti gratuiti, che non vengono conteggiati, in quanto donati dalla comunità casellese o ottenuti tramite una raccolta alimentare. La prossima raccolta alimentare avverrà nell’Istituto Comprensivo di Caselle si terrà nel periodo di aprile. Per finanziarci ulteriormente vendiamo parte dei vestiti donati al nostro magazzino d’abbigliamento su Vinted.
    Quali altre attività state portando avanti?
    Siamo fieri del corso di lingua italiana per stranieri, tenuto da ben otto maestre. Il calendario è quello scolastico e ci sono più classi, a seconda del livello. Il corso serve anche per fare incontrare queste persone fra di loro, siccome, purtroppo, spesso gli stranieri non si parlano. È quindi un’occasione per potersi conoscere e fare amicizia. Sono andato alla festa di fine anno l’anno scorso e mi è piaciuto molto perché ho visto che queste persone avevano fatto comunità tra loro.
    Sono più di 30 anni che sta seguendo la Caritas, com’è cambiata nel corso del tempo?
    Inizialmente non c’era neanche il centro di ascolto. In pratica si dava la borsa alimentare a coloro che venivano e si faceva un colloquio immediato. Poi da lì si contattava il parroco, e di fatto era lui a occuparsi dell’ascolto. Non c’erano tutte le iniziative odierne: la Caritas si concentrava principalmente sull’abbigliamento e sulle borse di sostentamento. Inoltre, adesso interagiamo molto con gli assistenti sociali, con i quali ci riuniamo una volta al mese.
    Come si diventa volontari e cosa possono fare i cittadini per continuare a supportare le cause della Caritas?
    Per diventare volontari basta presentarsi, magari quando è aperto l’Emporio, o telefonandoci. Da lì ci conosciamo e possiamo poi operare insieme. La gente di Caselle è abbastanza generosa a livello di donazioni, la cosa che possono fare è parlare della Caritas, possibilmente… bene, e cercare di capirci: molti ci accusano di aiutare chi non ne ha bisogno, e forse, in alcuni casi, non hanno neanche tutti i torti. Spesso, però, si soffre a presentarsi alla Caritas. So di molti casellesi che si sono trovati in grave difficoltà ma si sono vergognati di rivolgersi a noi, per cui hanno cercato altre vie che si sono dimostrate peggiorative della loro situazione. Perciò, anche se tante volte sbagliamo, preferiamo sbagliare in eccesso piuttosto che negare un aiuto a chi lo chiede.

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