
Trasformati in sette giorni. È quanto accaduto ai venti partecipanti a un ritiro seguito dall’Università di San Diego, in California, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Communications Biology, nello studio dal titolo Cambiamenti neurali e molecolari durante un intervento di riconcettualizzazione mente-corpo, meditazione e guarigione con placebo a etichetta aperta.
In una sola settimana, i ricercatori hanno osservato cambiamenti significativi sia nel funzionamento cerebrale, monitorato tramite risonanza magnetica funzionale, sia a livello metabolico. Ma procediamo con ordine.
Cosa hanno fatto i venti volontari arruolati per lo studio? Per sette giorni hanno partecipato a pratiche meditative, sessioni di riconcettualizzazione di esperienze vissute — intesa come una rielaborazione conscia e intenzionale delle proprie credenze fondamentali — e rituali di guarigione basati su un placebo a etichetta aperta: tutti sapevano esattamente cosa stessero facendo e con quale intenzione.
È ormai noto che la meditazione riduce il cosiddetto chiacchiericcio mentale e favorisce stati di maggiore presenza e consapevolezza del momento presente. La novità che emerge da questo studio è che l’integrazione di diverse pratiche (non solo la meditazione) sembra influenzare anche il metabolismo e, di conseguenza, la struttura e il funzionamento delle cellule nervose, promuovendo meccanismi di neuroplasticità.
A confermarlo sono stati i prelievi di sangue effettuati all’inizio e alla fine del ritiro. I campioni ematici sono stati aggiunti a colture di cellule nervose ed è emerso che il sangue raccolto dopo i sette giorni risultava più ricco di un fattore di crescita, chiamato SLITRK1, capace di favorire la formazione di nuove sinapsi. In modo figurato, è come se il sangue dei partecipanti avesse agito da vero e proprio “fertilizzante” per le cellule nervose in vitro, stimolando la crescita di nuove diramazioni neuronali.
Le analisi hanno inoltre mostrato un cambiamento dell’assetto metabolico, orientato verso una maggiore efficienza energetica, legata a un aumento dell’attività glicolitica, ovvero dell’utilizzo degli zuccheri. Un altro dato incoraggiante riguarda l’incremento degli oppioidi endogeni: sostanze prodotte naturalmente dal cervello che contribuiscono a ridurre il dolore e a generare una sensazione di benessere.
Infine, sono stati osservati cambiamenti nei mediatori dell’infiammazione, con la presenza simultanea di fattori pro-infiammatori e antinfiammatori. Secondo i ricercatori, questo equilibrio dinamico potrebbe indicare un importante processo di rinnovamento dei tessuti dell’organismo: una fase di “smontaggio”, seguita da una efficace ricostruzione.
Di notevole interesse è stato incrociare i dati oggettivi di laboratorio e la dimensione soggettiva dell’esperienza dei volontari. In altre parole: ciò che i partecipanti riferivano di aver vissuto interiormente trovava riscontro in misurazioni scientificamente verificabili? Per rispondere a questa domanda, tutti hanno compilato un questionario validato in ambito psicologico, noto come Questionario dell’Esperienza Mistica. I risultati hanno confermato una correlazione tra l’esperienza personale, le variazioni ematochimiche osservate nonché le modificazioni dell’attività cerebrale.
Nel suo complesso, lo studio si distingue per l’approccio integrato, l’ampia quantità di dati raccolti e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per individuare correlazioni significative. Si tratta di un primo passo importante che apre la strada a futuri approfondimenti, con campioni più ampi e l’introduzione di gruppi di controllo, per confermare e ampliare questi risultati promettenti.







