In redazione abbiamo ricevuto una bellissima e preziosa testimonianza d’un milite della nostra Croce Verde, che volentierissimo pubblichiamo . Il proverbiale riserbo che da sempre accompagna gli operatori dell’Ente, ha fatto sì che la lettera pervenutaci fosse accompagnata dalla ferma e insindacabile richiesta di rispettarne l’anonimato.
Richiesta accordata: in un’epoca caratterizzata da chiasso e caos, di folli desideri d’apparire sempre e comunque, occorre aria nuova portata da profili “ usi obbedir tacendo”.
All’anonimo milite giunga un abbraccio di vivo e sincero apprezzamento.
E.C.
“Siamo arrivati al 2026 e la Croce Verde di Torino, sezione di Borgaro-Caselle, compie 50 anni. Mezzo secolo vissuto ininterrottamente per 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno. “Ci siamo sempre, incontriamoci mai”, questo è il nostro motto.
Di questi 50 anni, per motivi anagrafici, ho perso i primi 10, per il resto ho avuto l’onore di far parte di questa bella famiglia. E proprio questo mi ha indotto a riflettere e a pensare sul significato di 40 anni di attività, tralasciando naturalmente tutta la parte che riguarda l’evoluzione tecnica del soccorso a cui abbiamo assistito e partecipato in questi anni.
Alcuni anni fa la figlia di Carlo Barba, un mio caro amico, da poco scomparso, mi riferiva: “Sai a casa mia per la Croce Verde si spostava la data delle feste dei compleanni, se la medesima coincideva con il turno dove papà doveva essere di guardia.”
Lo scorso dicembre durante la cena “sociale” raccontavo questo aneddoto al marito di Franca, anche lei militessa della Croce Verde, e questi mi dice: “Ma lo sai, anche a casa nostra succede così: le vacanze non possono superare 8 giorni consecutivi (l’intervallo che corre tra due turni successivi di 9 giorni, ndr) e bisogna prestare attenzione che in quei 8 giorni non ci sia un eventuale turno addizionale, ovvero il “festivo”. E pensa che a breve diverremo nonni… e sono sicuro che anche il nascituro si preoccuperà di scegliere un giorno in cui la nonna non sia di guardia in Croce Verde”.
Sono aneddoti che forse fanno sorridere, ma è la realtà dei fatti. Nel mio piccolo pensandoci bene è stata la stessa cosa: si sono spostati compleanni, posticipati o anticipati Natale, Capodanno, anniversari e tante altre ricorrenze: semplicemente, ero di guardia in Croce Verde.
Certo che per poterlo fare ognuno di noi ha avuto la comprensione e complicità della propria famiglia e io in questo sono stato particolarmente fortunato avendo avuto moglie e ora figlia esse stesse in Croce Verde.
Molti si chiederanno perché lo fate, perché lo fai; ognuno di noi darà la sua propria risposta: nel mio caso lo faccio perché l’attività che si svolge in Croce Verde mi ha dato tanto.
Mi ha consentito di non partecipare a eventi, cerimonie o altro a cui ero poco interessato: la scusa in quel caso, era servita su un piatto d’argento, c’era sempre il turno in Croce Verde a cui presenziare. Ma questa è veramente l’ultima delle banalità; invece, fatto ben più positivo, ho avuto modo di conoscere centinaia di amici, con credo religioso diverso dal mio, pensieri politici diversi dai miei, vite diverse, ma… tutti uniti dalla missione da compiersi nella Croce Verde. Ho avuto modo di imparare a relazionarmi con le più disparate persone incontrate durante i nostri interventi: dal senza tetto alla persona più nobile e di alto rango, dall’arrogante, alla più umile persona.
In 40 anni ho avuto modo di prendere la “laurea in sociologia” senza frequentare l’università. Nessuno come noi conosce come noi la società in cui viviamo e la sua evoluzione: entriamo nelle case di tutti, senza nessun mandato speciale, viviamo i disagi, le difficoltà e le miserie umane di tutti i comparti sociali .
Direi poi che, specialmente negli ultimi 20 anni, ho avuto modo di relazionarmi, seppur con il tempo limitato del nostro intervento, con le culture di tutti i continenti del pianeta, senza spendere un solo euro in voli aerei.
E cosa non da poco, ho avuto modo di imparare a controllare le mie emozioni: ogni intervento ti porta a stati d’animo direi “complicati” e, per necessità, impari a gestirli, non c’è formazione in aula che possa darti tanto.
Lo stare in squadra con i tuoi compagni di turno, persone diverse per personalità, età, cultura, stato sociale, ti porta a considerare la tua squadra, la tua seconda famiglia, e come in famiglia, condividi gioie, dolori, piccole feste svolte con un caffè al volo durante quelle lunghe ore insonni, o durante uno spostamento in ambulanza a volte in sirena e con la massima tensione addosso.
Per ultimo aggiungo il periodo Covid, ora quasi dimenticato. Abbiamo vissuto momenti che prima avevamo visto solo nei film, pensando che fossero – mi sia passato il termine – “la solita americanata” , invece era ed è stato tutto vero. Certo, i sanitari, gli infermieri, tutto il personale degli ospedali hanno fatto cose meravigliose, ma prima di loro c’eravamo noi, che non siamo sanitari di professione. Siamo volontari al servizio della sanità nel territorio dove viviamo. Ognuno di noi al termine del proprio turno, riprende la sua normale attività: chi è mamma e si è staccata dai figlioli di notte, chi autista, chi studente o ingegnere, idraulico, meccanico, imprenditore che il giorno dopo dovrà pensare a pagare gli stipendi delle sue maestranze, ecc. ecc….
Orbene, e chiudo, il giorno dei festeggiamenti dei 50 anni la Croce Verde Torino, Sezione di Borgaro-Caselle onorerà ognuno dei propri appartenenti con un riconoscimento, così come da sempre la Sede Centrale di Torino festeggia i militi ogni 5 anni. Io prenderò quel riconoscimento morale, consapevole che non è meritato, né dovuto, perché quanto ho ricevuto dall’Ente di cui faccio parte da 40 anni, è di gran lunga superiore a quanto ho dato e, anzi, dovrei essere io a conferire il riconoscimento alla Croce Verde, per avermi sopportato e consentito di acquisire un grande bagaglio di nozioni, di teorie e di pratiche, che messe tutte insieme sono la parte più nobile e bella che un uomo o una donna possa dire di avere fatto proprie: l’esperienza di vita. Vorrei che tanti e tanti giovani potessero leggere questa mia testimonianza e riflettessero.







