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martedì, Marzo 17, 2026

    Piazze Amiche febbraio 2026

    Piazze Amiche

    Domenica 8 febbraio 1976, 50 anni fa, uscì, per iniziativa della Pro Loco di Magliano Alfieri (CN), il primo numero di un nuovo giornale, a cui fu dato il nome, di chiara ispirazione pavesiana, “Il paese”. Erano allora 300 copie di 4 pagine in bianco e nero, distribuite gratuitamente all’uscita dalle messe delle tre chiese di Magliano Alfieri. Le principali tappe dell’evoluzione organizzativa, grafica e geografica che ha portato quel primo numero a diventare l’attuale bimestrale di 1900 copie di 16 pagine a colori, letto da oltre il 40% dei 4000 nuclei famigliari dei circa 15.000 residenti nei 7 comuni della sinistra-Tanaro roerina (Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano, Vezza, Priocca), ce le racconta Cesare Giudice, che fu tra gli ideatori del giornale e da 50 anni ne è coordinatore editoriale.

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    “Il paese” compie 50 anni

    Trecento otto numeri del “paese” pubblicati in 50 anni. Sembrano “anni luce”, se ricordiamo il contesto socioculturale all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. In quegli anni anche nei piccoli comuni del Roero erano in atto profondi mutamenti. L’esodo della popolazione verso le fabbriche delle città si era arrestato e, in alcuni casi, la tendenza si era già invertita con il ritorno, da pensionati, di coloro che un tempo erano emigrati; la scuola media dell’obbligo aveva già iniziato a produrre un livello culturale più elevato e stava cambiando la composizione sociale della popolazione, con diminuzione degli agricoltori e aumento di operai, impiegati, studenti delle scuole superiori e universitarie. Crescevano nuovi bisogni sociali e culturali, di partecipazione e di trasparenza amministrativa e urbanistica municipale, espressi soprattutto da questi nuovi ceti; arrivavano anche nelle scuole e nelle fabbriche di Alba e nei nostri paesi gli echi dei fermenti politici di quegli anni nelle scuole e nelle fabbriche delle grandi città. Qualcuno definì tutto ciò “il ’68 delle campagne”. Iniziavano a nascere anche nel Roero nuove associazioni volontaristiche, in genere sotto forma di Pro Loco, società sportive, biblioteche civiche, o anche di gruppi spontanei, per rispondere ai nuovi bisogni e dunque per rilanciare anche in senso culturale le feste patronali, per costruire campi sportivi, per interessarsi dei problemi locali ed ambientali, per tutelare il patrimonio storico, artistico ed etnografico, per riscoprire la storia dei nostri paesi e la cultura popolare con le sue tradizioni in alternativa alla massificazione culturale in atto. Talvolta si creavano momenti di tensione o di incomprensione con le autorità comunali e con i centri di potere locali, dovuti, appunto, al fatto che le neonate associazioni e gruppi erano nuovi interlocutori che dicevano anche cose scomode per gli equilibri preesistenti. Spesso le nuove associazioni divennero, di fatto, un vivaio per la crescita culturale di giovani che in seguito diventarono Sindaci o Amministratori comunali, come avvenuto, negli anni e decenni successivi, nella Redazione intercomunale de “il paese” in tutti i 7 comuni ove è diffuso. Figlia anche di quei fermenti fu la Pro Loco di Magliano, costituita il 31 luglio 1975, i cui soci fondatori (di cui facevo parte) approvarono, tra le varie finalità statutarie della nuova associazione, la mia proposta di dare vita a un giornale popolare indipendente.

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    1979: etichettatura manuale degli indirizzi

    Il periodico venne chiamato “il paese” e fu definito, nella sua testata, “popolare culturale e di informazione indipendente”.  

    La scelta di quel nome, oltre che costituire un richiamo pavesiano, voleva proprio significare, in anni in cui nei nostri paesi era ancora vivo il mito della “città”, la capacità d’iniziativa culturale che anche i piccoli paesi potevano esprimere, se riuscivano a liberarsi dall’antica paura di discutere liberamente e pubblicamente i problemi collettivi. Ed evidente era (ed è ancora oggi) il significato “nazional popolare” della restante definizione della testata: la cultura dovrebbe fungere da stimolo senza perdere il contatto con il sentire comune della popolazione, mentre l’informazione locale e le associazioni di volontariato dovrebbero mantenersi indipendenti dai partiti, dai Comuni, dagli altri Enti e dai poteri economici, pur nella consapevolezza che l’obiettività assoluta non è di questo mondo. Unico riferimento sono stati (e sono ancora oggi) i principi fondamentali democratici di progresso sociale e di libertà contenuti nella prima parte della Costituzione della Repubblica Italiana, sulla base dei quali nella Redazione de “il paese continuano a convivere e a collaborare credenti e non credenti e persone di diversa opinione politica.

    Domenica 8 febbraio 1976, 50 anni fa, uscì solo a Magliano il primo numero: 300 copie di 4 pagine in bianco e nero, distribuite gratuitamente all’uscita dalle messe delle tre chiese di Magliano.  Il “lancio” ebbe successo al di là di ogni nostra aspettativa. Al termine di quella domenica già un centinaio di maglianesi aveva versato la quota minima richiesta per ricevere quattro numeri annui del giornale, quota che ammontava a ben…1000 lire e che serviva per coprire le sole spese tipografiche, in quanto il lavoro redazionale era, allora come oggi, integralmente volontario e non vi erano ancora spese postali venendo “il paese” distribuito manualmente dai redattori nei suoi primi 10 anni di vita. Qualche anziano, che stentava a leggere quella “strana” grafica della testata del giornale, lo chiamava “buletin“, con lo stesso nome con cui veniva chiamato il bollettino parrocchiale, in quell’epoca unica lettura per molti maglianesi. Era il positivo segnale che “Il paese”, nuovo giornale indipendente, laico ma non anticlericale, era entrato in sintonia con la cultura popolare locale. In base alla Legge sulla stampa, “il paese” fu registrato presso il Tribunale di Alba il 16/9/1976, con l’obbligo di indicare un giornalista iscritto all’albo come Direttore responsabile: si rese allora disponibile l’amica giornalista braidese Grazia Novellini che a tutt’oggi continua a svolgere questo ruolo a titolo volontaristico, affidando piena autonomia gestionale alla nostra Redazione, composta dai coordinatori di rubrica dei comuni aderenti. All’ottimistica finalità originaria, figlia dei fermenti di quei “formidabili” anni ’70 e annunciata sulla prima pagina del primo numero del 1976 (stimolare la crescita culturale, civile e democratica della popolazione), si sono affiancate nei decenni successivi altre finalità, fra cui in particolare contrastare il rischio che, anche a causa di un’eccessiva crescita edilizia, i paesi della sinistra – Tanaro roerina degradino ad anonimo “non luogo”, propaggine “dormitorio” della periferia di Alba. A questo scopo è importante che i membri delle nostre comunità abbiano il “collante” di un’informazione comune sui problemi e sugli avvenimenti della vita popolare, associativa e amministrativa del loro paese e del Roero, informazione diffusa da “il paese” e perpetuata anche attraverso le sue ristampe triennali. La storia del “Paese” continuerà? Nell’era dei giornali on line e dei “social” il futuro dei giornali di carta è incerto. Se fossi credente risponderei: continuerà “finché Dio vuole“, ma non posso dirlo. Utilizzo piuttosto un’antica espressione dialettale dei vecchi contadini: andremo avanti finché avremo “en poc ‘d gambe e en poc ‘d testa” (un po’ di gambe e un po’ di testa, entrambe necessarie…) e finché ci saranno lettori “cartacei” che ci sosterranno e volontari che collaboreranno.
                                                          Cesare Giudice

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    Paolo Ribaldone
    Paolo Ribaldone
    Dopo una vita dedicata ad Ampere e Kilovolt, ora dà una mano a Cose Nostre

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