“Pioggia e sole / cambiano/ la faccia alle persone”. Sono trascorsi cinquant’anni dall’uscita dell’album “Rimmel” e De Gregori sta portando in tour proprio quelle canzoni che hanno segnato la vita di moltissimi di noi. Venerdì 13 febbraio ha cantato al Teatro Concordia di Venaria. Certe canzoni non invecchiano. Si sedimentano dentro di noi, cambiano pelle insieme alle nostre vite, ma restano lì, come un segreto condiviso. Il concerto di Francesco De Gregori, accompagnato dalla sua band, per celebrare i cinquant’anni di “Rimmel” non è stato solo un anniversario discografico: è stato un rito collettivo, un ritorno a casa. Quando le luci si sono abbassate e le prime note di “Mannaggia alla musica” hanno iniziato a vibrare nell’aria, si è avvertita subito la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di più e di diverso di un concerto qualunque. “Rimmel” non è un album qualsiasi: è una stagione della musica italiana e molte stagioni di ognuno di noi, è un frammento di storia personale per intere generazioni. È l’amore fragile e ostinato raccontato nella canzone meravigliosa che dà il titolo all’album, è la sorpresa di “Pezzi di vetro”, è la vicenda intima di “Pablo”. Brani che non si ascoltano soltanto, si abitano. De Gregori è salito sul palco con la sua eleganza discreta, senza effetti speciali, lasciando alla musica e alle parole fare il loro lavoro. E le parole, ancora una volta, hanno fatto centro. La sua voce – forse più profonda – non ha perso nulla in intensità. Anzi, ogni verso sembrava portare con sé il peso e la grazia degli anni passati in un baleno. Il pubblico non è stato solo spettatore, è stato coro, memoria, complicità ed emozione, tanta. C’erano volti che probabilmente avevano comprato il vinile nel 1975 e ragazzi giovani. Tutti uniti dalla stessa emozione dalla stessa vibrazione. Ci sono stati momenti, quando l’intera sala cantava all’unisono, in cui il tempo sembrava si fosse fermato. Cinquant’anni sono un traguardo importante. Ma ieri non si è celebrato qualcosa di lontano. “Rimmel” e le altre canzoni che sono state cantate sono sembrate incredibilmente presenti, come fossero state scritte ieri, o forse domani. Perché certe storie d’amore finiscono, certe illusioni si sciolgono. Ma certe canzoni restano. E continuano a raccontarci, ogni vota da capo, chi siamo stati e chi siamo diventati. “Ma tutto questo Alice non lo sa”.
“Rimmel”, cinquant’anni dopo
De Gregori e le canzoni che non hanno mai smesso di respirare
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