Nel corso della storia di una comunità vi sono istituzioni che, più di altre, diventano parte integrante della vita quotidiana, della memoria collettiva e dell’identità di un territorio.
La Croce Verde è senza dubbio una di queste. La sezione di Borgaro-Caselle quest’anno, celebra un traguardo significativo: i cinquant’anni dalla sua nascita. Un anniversario che non rappresenta soltanto una ricorrenza cronologica, ma un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo fondamentale che questa realtà ha svolto e continua a svolgere nel tessuto sociale del due paesi limitrofi. Fondata in un contesto storico molto diverso dall’attuale, la Croce Verde affonda le proprie radici in una storia ben lontana. La sua nascita risale infatti al 1907, quando a Torino vide la luce un’esperienza pionieristica di soccorso organizzato, sotto la guida del primo presidente, Cesare Lombroso. Era un’epoca in cui il concetto stesso di assistenza strutturata era agli albori, ma già allora emergeva con forza l’idea che il soccorso dovesse essere un diritto.
In quegli anni le risorse erano limitate, i mezzi essenziali, ma fortissimo era lo spirito di servizio. È proprio da questo slancio iniziale che prende forma un percorso costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno silenzioso e costante di volontari, dirigenti e sostenitori. Nel corso degli anni la Croce Verde ha saputo attraversare anche momenti complessi e difficili. Sotto la presidenza di Gino Olivetti, nel 1939, tre delle quattro nuove ambulanze vennero prelevate dal locale comitato prefettizio che aveva tentato una manovra di assorbimento della Croce Verde nella C.R.I. Inesauribili i volontari rimisero in servizio le antiche barelle montate su due ruote: per le vie cittadine, anziché l’urlo della sirena, tornò a riecheggiare il suono della campanella. Da quelle difficoltà emerse con ancora maggiore forza lo spirito autentico della Croce Verde: non fermarsi mai, nemmeno quando le condizioni sembravano rendere tutto impossibile. Negli Anni Settanta i volontari, dopo un corso adeguato, diventarono militi e nel 1975 furono ammesse anche le donne: le militesse. In questa storia di abnegazione e altruismo trovano spazio anche figure che hanno lasciato un segno profondo. Tra queste Mauro Giordano, che entrò a far parte della Croce Verde di Torino nel 1969, anni di grande impegno e trasformazione, per poi approdare, dopo il matrimonio a Caselle, nel 1974. Quasi immediatamente, dal presidente della Croce Verde di Torino di allora, gli venne chiesto di cercare e coordinare un gruppo di volontari per creare una nuova sezione a Borgaro. Detto, fatto, il giorno successivo Mauro, si diresse verso Borgaro con la sua auto Citroen Dyane 2 cv, di colore verde, sulla quale campeggiava la scritta “…Incontriamoci mai…ci siamo sempre”, il motto della Croce Verde.
Si presentò all’assessore borgarese competente e fece breccia con quella naturalezza, con quell’idea di disponibilità totale, guadagnandosi immediatamente la fiducia dell’Amministrazione.
Per reperire le maestranze ebbe l’intuizione di rivolgersi alle sezioni dell’Avis di Caselle e Borgaro e chiese ai loro presidenti di sostenerlo in quell’impresa che pareva impossibile. Dopo pochissimo tempo la sezione di Borgaro poteva contare già su 40 volontari e di una sede dietro al palazzo comunale borgarese. Il dottor Giorgio Aghemo, appena laureato, si occupò del corso di formazione dei volontari e il 1° febbraio del 1976 fu data comunicazione agli enti territoriali che era nata la sezione Borgaro-Caselle.

Un inizio, quello di Mauro Giordano, fatto di coraggio e di visione, che negli anni avrebbe dato vita ad un servizio strutturato, tanto che oggi la Croce Verde è entrata a far parte del sistema 112.
In cinquant’anni generazioni diverse si sono avvicendate tra le fila della Croce Verde. Giovani che hanno scelto di mettersi in gioco, adulti che hanno portato esperienza e stabilità, militi storici che hanno trasmesso valori, passione, altruismo e abnegazione. Questo passaggio di testimone ha permesso all’associazione di rimanere viva, profondamente radicata nel territorio. La Croce Verde non rappresenta solo un presidio fondamentale dal punto di vista sanitario, ma anche umano e sociale. Questa maturità organizzativa fu dimostrata in una delle prove più dure che l’ente dovette affrontare, in occasione del terremoto del Friuli, quando la Croce Verde di Borgaro e Caselle era già pienamente operativa. Partirono immediatamente le ambulanze, ma ben presto ci si rese conto che, oltre ai soccorsi sanitari, la popolazione aveva un bisogno primario e urgente: il cibo. La Croce Verde aveva a disposizione un furgone Fiat 238 e un autista, Alberto Giordano. Costui si recò da Carlo Dolce e riempì fino all’inverosimile il suo furgone di grissini. La sera stessa quel carico di grissini partì per il Friuli e arrivò il mattino seguente. Un gesto semplice quello di Alberto Giordano e straordinario insieme, che racconta meglio di qualsiasi parola cosa significhi appartenere alla Croce Verde: vedere un bisogno e farsene carico, senza clamore, con responsabilità e cuore. In un’epoca in cui il rischio di isolamento è sempre più presente, la Croce Verde è un luogo di incontro, di partecipazione civica, di educazione alla solidarietà. Attraverso la formazione dei militi, le attività di prevenzione, la collaborazione con le istituzioni, contribuisce a diffondere la cultura del soccorso e dell’attenzione reciproca. Celebrare il cinquantenario della Croce Verde Borgaro-Caselle non significa fermarsi a guardare ciò che è stato, ma prendere consapevolezza di ciò che continua. Cinquant’anni non sono un punto di arrivo, ma una soglia. Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare: le emergenze si trasformano, le tecnologie evolvono, i bisogni delle persone mutano. Ma una cosa resta immutata: la necessità di esserci. La storia che parte dal 1976, attraversa le notti difficili del terremoto del Friuli, i molteplici soccorsi, i turni sfibranti, non sono una vicenda conclusa. È una promessa che si rinnova a ogni turno, a ogni chiamata, a ogni intervento. Il futuro chiederà preparazione, adattamento, responsabilità, ma richiederà soprattutto umanità. Quella stessa umanità che ha permesso alla Croce Verde di attraversare la storia senza perdere la propria anima. E se è vero che si spera di non incontrare mai il dolore, è altrettanto vero che qualcuno dovrà sempre essere pronto quando questo arriverà. Grazie alla Croce Verde, a chi l’ha guidata nei momenti difficili, grazie a Mauro Giordano che ha saputo trasformare un’idea in una presenza concreta. Grazie soprattutto ai volontari, a quelli di ieri e a quelli di oggi. A chi ha saputo restare anche se sarebbe stato più facile andare via. Questo cinquantenario è vostro. È’ il segno di un impegno che continua, di una promessa mantenuta, di una presenza che non verrà mai meno.







