
Buon giorno Cose Nostre!
Lunedì 15 dicembre, a causa di un problema cardiaco (ho persino avuto le visioni: mi è comparso Elis che al Festival di Sanremo 2026 cantava “Siamo la coppia più bella del mondo” duettando con Malgioglio), alle 20 in punto entravo al Pronto Soccorso dell’ospedale di Ciriè.
E ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: i pazienti. Che si dividono i quattro categorie.
1 – QUELLI GRAVI
Sono le persone che stanno veramente molto male, che di solito arrivano in ambulanza per vari motivi: traumi, incidenti in auto o sul lavoro, anziani con dei malori. Hanno giustamente la priorità su tutti gli altri, di solito vengono ricoverati in codice rosso, il più preoccupante, e devono passare davanti a tutti.
2 – QUELLI EDUCATI
Si tratta di persone in via di estinzione, perché sono educate e rispettose degli altri: al loro arrivo in triage chiedono “per favore”, ringraziano e parlano a voce bassa. Nella sala del Pronto Soccorso, che verso le 21 era già piena, saranno stati in quattro o cinque: seduti compostamente in un angolo, attendevano pazientemente il proprio turno senza protestare, passeggiare su e giù per il corridoio, rendere partecipi tutti quanti con le loro stupide e inutili telefonate a viva voce o trasformare la sala in discoteca con gli orrendi video di You Tube sparati al massimo volume.
3 – GLI IPOCONDRIACI PERDITEMPO
Sono la maggioranza. Intasano gli ospedali per problemi che possono benissimo risolvere a casa: c’è quello che ha un raffreddore, ma piuttosto di fare la coda dal medico curante va in Pronto Soccorso per risolvere subito; c’è quello che ha mal di pancia perché l’impepata di cozze a colazione non è proprio il massimo; c’è quella non proprio giovane che ha provato a fare Pilates in casa seguendo un video, ma è rimasta con le gambe incastrate ed è stata portata da un carro attrezzi; c’è l’idiota reso completamente sordo da un botto illegale acquistato su Internet; c’è il genio che per fare il brillante e filmarsi con il telefono si è scolato una bottiglia magnum di Prosecco in dieci secondi e crede di essere Amundsen al Polo Nord; c’è il ciclista di centotrenta anni che è semiassiderato perché è andato a Pian della Mussa a meno quindici gradi, perché “pedalare fa sempre bene”.
Insomma, un vero bestiario che il personale dell’ospedale è obbligato a sopportare e visitare. Inoltre, teniamo presente che tutte queste persone occupano il posto di coloro che avrebbero veramente bisogno.
4 – I TRUZZI
Ebbene sì, non potevo non menzionarli. Si sono evoluti nel tempo: una volta erano truzzi, poi sono mutati in tamarri e adesso si chiamano maranza. Ma sempre della stessa feccia si tratta: prepotenti, maleducati e aggressivi, pretendono che tutto gli sia dovuto e per niente scatenano risse.
Uno di questi è arrivato verso mezzanotte, si è subito distinto entrando quasi urlando; sembrava moribondo ma non ho capito cosa avesse, comunque ha incontrato un amico in coda e si sono subito messi a parlare e a ridere, come se fossero in birreria: non male per uno che sta… male. Dopo dieci minuti ha iniziato a protestare perché non lo facevano passare (c’era gente in coda dalle 17:00), cercando di coinvolgere gli altri nei suoi vaneggiamenti che saggiamente rimanevano indifferenti. Credo sia stato soppresso tra gli applausi generali e portato all’ecocentro, come rifiuto indifferenziato.
Mentre dormivo in piedi appoggiato al muro, finalmente sono stato liberato da questo zoo alle 00:30.
Sento e leggo costantemente di gente che si lamenta della sanità e degli ospedali, ma non è così: fin dal mio arrivo, dove mi hanno subito fatto l’ECG, ho ricevuto un trattamento eccezionale e molto professionale. La dottoressa mi ha visitato accuratamente, poi mi sono coricato su una barella (un inserviente, vedendo il mio colorito voleva portarmi nella camera mortuaria) dove sono stato monitorato per un’ora buona e mi hanno lasciato andare solo a verifiche avvenute, tranquillizzandomi.
Verso le 01:30 ho lasciato l’ospedale, contento di aver trovato delle persone così disponibili e gentili che non mi hanno mai fatto sentire a disagio. Morale della favola?
Signori utenti, invece di lamentarvi continuamente dei dottori, degli infermieri e del personale degli ospedali, provate a pensare un attimo al duro lavoro che svolgono queste persone senza chiederci niente in cambio: impossibili orari notturni, vita privata compromessa, persone aggressive che insultano o alzano le mani, centinaia di pazienti che passano giornalmente in studio o in Pronto Soccorso.
Ricordatevi che mentre siete in spiaggia a esibire le vostre macerie, molti dottori non possono andare in vacanza perché non hanno il sostituto. E quando non riuscite a prenotare una visita con il CUP perché si protrarrebbe troppo avanti nel tempo, la colpa non è degli ospedali ma è nostra, perché siamo in troppi. Magari in un futuro prossimo si potrebbero adattare edifici esistenti trasformandoli in strutture ospedaliere e cliniche, ma preferiamo occuparli abusivamente, riempirli di malviventi e chiamarli centri sociali. Mentre mi trovavo sulla barella, ho pensato che data la grossa percentuale di prepotenti e di violenti non potrei mai fare il volontario in Croce Verde. A meno che in ambulanza non ci siano delle dosi pronte di cianuro: non lascia traccia.
Bear







