Non c’è casellese che non conosca i “portiett”, quei piccoli portici lastricati con pietre di fiume, che troviamo a destra e a sinistra della parte finale di via Gibellini, verso via Mazzini. Da un po’ di tempo, qualcosa è davvero cambiato. Infatti, se sei a piedi e senza fretta, ti rendi conto che stai passando in un posto di assoluta bellezza recuperata. Se butti uno sguardo nel cortile del civico 87 il fiato ti si mozza. C’è nuova vita. Dal passato al futuro: è la storia che rivive. Quello che vedi dall’esterno non è altro che un ponte tra ieri, oggi e domani, e il silenzio del tempo dà voce all’eternità. Siamo davanti a un edificio dove tutto è storia, e tutto profuma, grazie ad un restauro conservativo di rara cura ed eccellenza.
La curiosità di cosa si trovi all’interno è subito appagata: basta guardare il video che scorre permanentemente alla reception del “Via Ai Portici Suite”.
Ad accoglierci Agnese Chiabotto Olmo insieme alla figlia Paola. Nell’elegante salotto, con l’ottimo caffè e ai pasticcini “comme il faut” che ci riservano le due elegantissime signore, iniziamo ad ascoltare una storia che parte da lontano.
“Era una cascina del mio bisnonno”, racconta la signora Agnese, “che acquistò terreno e fabbricati compresi fra le vie Gibellini, Fabbri e Bianco di Barbania. Con il tempo la proprietà venne divisa tra figli e nipoti, e una parte rimase a mio papà Placido Chiabotto. Successivamente riuscii ad acquistare anche la parte dei miei parenti e così ricostruimmo l’intera proprietà iniziale.
Come molti ricorderanno, l’immobile di via Gibellini rimase per anni in stato di quasi abbandono. Occorreva pertanto intervenire con tutte le necessarie opere protette dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. È stata un’opera impegnativa e faticosa, ma ce l’abbiamo fatta”.
Accompagnati, visitiamo l’edificio, e subito ci rendiamo conto che non è solo un restauro, ma una vera e propria rinascita.

“Se penso che sotto i portici con le volte a vela – prosegue Agnese – si svolgeva il mercato della canapa e che il primo e secondo piano dell’edificio risalgono al 1700, non potevo lasciare in abbandono tanta e tanta storia. Così, insieme a mio marito Virgilio, con il quale ho condiviso tutto il progetto di restauro, è venuta l’idea dell’intervento di un totale recupero. Peccato che Virgilio sia venuto a mancare prima della fine dell’intera realizzazione”. La visita inizia salendo dalla corte: al secondo e poi al terzo piano tutto ha le sembianze di un vero e proprio “castello”: tutto rigorosamente mantenuto nella sua originalità, dalla “pietra di Luserna” dei gradini e pianerottoli, al cotto dei pavimenti, recuperati e riadattati.

Non poteva essere migliore l’idea di adibire questo antico palazzo a “suite”, dove hanno trovato collocazione dieci appartamenti. Tutti completamente arredati, con cucina, camere da letto, e bagno privato. Sbalorditivo vedere la finezza e l’eleganza di ogni singolo appartamento: dal rigoroso soffitto originale in legno, alla cucina, con ogni comfort, inserita all’interno di mobili curati in ogni particolare, alle eleganti gigantografie di Torino alle pareti, ritraenti le piazze più auliche e gli incredibili scorci panoramici.
“Tutto automatizzato e con i più moderni sistemi tecnologici”, prosegue Paola nell’accompagnarci durante la visita. Questo è il vero fascino dell’antico, abbinato alla leggerezza della modernità.
“Abbiamo il nostro sito on-line www.porticisuite.it e le prenotazioni sono effettuabili anche attraverso i canali Booking e Airbnb” precisa ancora Paola, che gestisce l’accoglienza.
“Abbiamo così voluto omaggiare a Caselle un pezzo di storia antica e, considerando la sua vicinanza a Torino, allo stadio della Juventus e all’aeroporto, stiamo ricevendo molti apprezzamenti da clienti che approfittano di una partita di calcio, per visitare Torino e le nostre vicine valli montane”, conclude Agnese.
Ai saluti finali abbiamo ancora il privilegio di vedere una “chintaina” (stretta intercapedine che unisce due edifici storici, ndr) e un pezzo di antiche mura, e poi ancora la casa, ora dimora di Paola Olmo, che leggenda vuole essere una delle quattro abitazioni i cui abitanti sopravvissero alla tremenda pestilenza del 1630. La prematura morte di Virgilio Olmo, senza il suo acume e la sua visione, avrebbe potuto indebolire Agnese e Paola, invece sono diventate forza nella realizzazione di una meravigliosa opera realizzata.
Una perla rara che oggi Caselle ha.







