“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”, Lao Tzu, filosofo e scrittore cinese
Pergamo è un’antica città dell’Asia Minore, in Turchia, a poca distanza dalla costa del Mar Egeo su di una collina che costituisce la principale località archeologica dell’area, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La città viene citata per la prima volta intorno al 400 a.C.: qui aveva sede un importantissimo santuario di Esculapio – rinomato per la capacità taumaturgiche dei suoi sacerdoti – e importante sede di pellegrinaggi provenienti da tutta la Grecia. Lisimaco, un generale di Alessandro Magno, fortificò l’Acropoli come sede del suo tesoro di oltre 9000 talenti e divenne così capitale del regno, raggiungendo il massimo splendore sotto la dinastia degli Attalidi dal 241 al 133 a.C., i quali ne fecero un centro artistico, considerata quasi una seconda Atene.
Attalo III (138-133 a.C.) fu l’ultimo della dinastia poiché alla sua morte lasciò il regno in eredità ai Romani e il suo territorio venne a costituire la provincia romana d’Asia.
In età romana Pergamo fu una città prospera, famosa per l’attività dei ceramisti, la produzione di unguenti e di pergamene, che prendono il nome dalla città. Il declino della città seguì quello dell’Impero Romano. In età bizantina fu saccheggiata delle sue opere architettoniche e statuarie in gran parte demolite, e divenne sede di vescovado.
Venne saccheggiata dagli arabi che cancellarono opere romane, poi la città venne presa dagli Ottomani, che vi edificarono diverse moschee, cancellando altre tracce romane. Gli scavi archeologici a Pergamo sono iniziati a cura dell’ingegnere tedesco Carl Humann a partire dal 1878.
Il tutto avvenne in maniera casuale: Humann era stato incaricato della costruzione di alcune strade e di una ferrovia e nel bel mezzo dei lavori, notò che nell’antico forte di epoca bizantina erano “incastonati” alcuni fregi scolpiti di incredibile bellezza, che sembravano provenire da un monumento diverso e ben più antico del forte stesso. Dovette ottenere dei finanziamenti per iniziare una campagna di scavo che portò al rinvenimento di resti archeologici e di imponenti lastre di marmo scolpite, che furono asportate e rimontate al Pergamonmuseum di Berlino con il consenso delle autorità turche.
L’ALTARE DI ZEUS
L’ opera più importante era l’altare dedicato a Zeus e Atena, che fu eretto tra il 166 e il 156 a.C. Si tratta non soltanto di un monumento celebrativo, ma di un vero strumento per affermare il prestigio culturale della città di fronte al mondo greco in una delicata fase di crisi politica con Roma.
La realizzazione dell’altare fu iniziata da re Eumene II a cui si deve la trasformazione dell’edilizia a Pergamo. L’anno della sua edificazione è solo dedotto, ma lo studioso tedesco Heinz Kähler la ipotizza fra il 181 e il 159 a.C., e diversi studiosi concordano con lui.
Il monumento aveva forma quasi quadrata, misurando 34 per 37 metri. Da un’ampia scalinata si accedeva a un portico elevato su un alto basamento. Questa impostazione architettonica che ricorda il Mausoleo di Alicarnasso, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, ha una chiara origine orientale.
La parte sulla piattaforma è circondata da un doppio porticato, sulle pareti di fondo era scolpito un fregio alto 1,50 metri con le Storie di Tèlefo, eroe della storia di Pergamo, nella lotta contro gli invasori greci.
L’alto basamento lungo oltre 120 metri raffigura scene a rilievo marmoreo della Gigantomachìa, lotta tra le forze divine Zeus e Atena e le forze dei Giganti, figli di Gea, la Terra, e Urano, il Cielo, decisi a conquistare l’Olimpo.
Sui lati del fregio sono inoltre raffigurati gli dèi dell’Olimpo, gli dèi del giorno e della luce, gli dèi della guerra, della notte e degli astri e le divinità marine.
L’ipotesi recentemente avanzata attribuisce l’opera all’ateniese Firòmaco, l’ara quindi assume un valore elevato, data la grande stima che l’artista godeva nell’intero mondo ellenico.
Ovviamente Firòmaco ebbe vari collaboratori, secondo le iscrizioni giunte fino a noi: appartenevano a diversi centri artistici, a Pergamo stessa, ad Atene, alla vicina Tralles e forse anche a Rodi.
Ne conosciamo i nomi di alcuni come Dionysiades, Menekrates, Melanippos, Orestes e Theorretos e frammenti d’iscrizioni per almeno altri 7 artisti, ma furono sicuramente di più.
LA BIBLIOTECA
Non esiste oggi un indice o catalogo dei contenuti della biblioteca; pertanto, è impossibile conoscere la vera dimensione e la portata di questa collezione.
Resoconti storici narrano di una grande sala di lettura principale, allineata con molte mensole. Uno spazio veniva lasciato vuoto tra le pareti esterne e le mensole per permettere la circolazione dell’aria, questo accorgimento aveva lo scopo di evitare che la biblioteca diventasse eccessivamente umida nel clima caldo dell’Anatolia.
I manoscritti erano su pergamena, arrotolati e poi archiviati su questi scaffali. Pergamo viene riconosciuta come la prima creatrice della “charta pergamena”, cioè di Pergamo. Prima i manoscritti venivano trascritti su papiro, che era prodotto ad Alessandria d’Egitto.
La fondazione della biblioteca è infatti attribuita al re Eumene II, lo stesso che volle l’altare di Zeus, che chiamò a corte Cratete di Mallo, il quale perfezionò la tecnica per produrre la pergamena, in effetti già conosciuta ma non ben sfruttata. Secondo lo storico Plinio il Vecchio, questo supporto fu inventato dallo stesso Eumene II, quando il sovrano egizio Tolomeo V vietò l’esportazione dei rotoli di papiro da Alessandria a Pergamo.
Ciò condusse alla produzione di pergamena, fatta di fogli sottili di pelle di pecora o capra, che ridusse la dipendenza dal papiro egiziano e permise una maggior diffusione di conoscenza in tutta l’Europa e l’Asia. Con l’introduzione della pergamena Pergamo accrebbe più facilmente il patrimonio della sua Biblioteca, col vantaggio di poter esportare i manufatti e gli scritti da lei prodotti.
BAGNI DI PERGAMO
Come è stato accertato, l’acqua del pozzo dell’Asklepieion non aveva proprietà curative, ma la cura con l’acqua aveva un ruolo psicologico e religioso. L’insieme comprendeva il tempio di Telesforo, dio della giovinezza e della guarigione, dove i pazienti venivano messi a dormire sulla nuda terra, nella speranza che il dio medesimo apparisse in sogno per indicare il mezzo per guarire.







