Mirco Andreis
“Blood brothers”
Multimaterico
La 162° Mostra Sociale del Circolo degli Artisti di Torino (curata, parimenti al catalogo, da Angela Betta Casale) ha luogo presso la Galleria Sant’Agostino (C.so Tassoni 56) – casa d’aste fondata da Pier Carioggia nel 1969 che accoglie, oltre a dipinti e sculture, argenti, gioielli, orologi, opere d’arte antica, arredi, oggettistica e automobili da collezione.
Il Circolo degli Artisti (C.so San Maurizio 6) presieduto da Luigi Tartaglino, diretto da Davide Mabellini e con Maria Rizzo quale Segretaria organizzativa, fu istituito nel 1847 da intellettuali torinesi che intendevano “radunarsi, per confrontare le proprie idee e contribuire all’incremento delle lettere e delle belle arti”; significativi personaggi furono legati all’istituzione, tra cui Camillo Benso di Cavour, Massimo d’Azeglio, Francesco Gonin, Vincenzo Vela, Carlo Pittara, Odoardo Tabacchi, Lorenzo Delleani, Davide Calandra, Leonardo Bistolfi, Giacomo Grosso, Cesare Maggi, Edoardo Rubino e Armando Testa. L’associazione promuove letteratura, pittura, scultura, fotografia, musica e teatro.
Nel catalogo della mostra, successivamente ai testi di Presidente, Direttore, di Vanessa Carioggia e in seguito alle note critiche di Angelo Mistrangelo, le oltre 90 opere esposte si alternano a poesie composte da alcune socie-scrittrici.
Durante l’inaugurazione, a cui ha presenziato l’Assessore alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia, i versi sono stati recitati da attori partecipanti al Laboratorio teatrale del Circolo; è stata inoltre letta dal Presidente una missiva di saluto inviata da Gian Giorgio Massara, che non poteva essere presente, lettera a cui il pubblico ha risposto con un affettuoso applauso.
Differenti opere rivelano un abile utilizzo dei pastelli: il “Gatto” di Silvana D’Urso si volta indietro, fulmineo, come sorpreso a giocare di nascosto fra cumuli di libri; Paolo Cumani evoca la pittura di paesaggio ottocentesca in “Pascolo al tramonto”, scena accesa da vividi effetti luministici; Wally Waser riserva invece meticolosa cura ai dettagli quando ritrae il triste sguardo di una ragazza “Sine spes”.
Numerosi autori preferiscono la tecnica dell’acquerello: attraverso un’attenta orchestrazione dei particolari Maddalena Pessione modula toni di giallo, verde e ocra per rappresentare una rana tra la vegetazione, mentre Margherita Vaschetti delinea un trabucco in “Controluce” proteso sul mare, una veduta densa di complementari cromie e ampia, similmente alla “Catena del Monte Bianco”, coperta di neve e accarezzata da sanguigni riverberi, dipinta da Osvaldo Alberti; esteso ed arioso appare altresì il tratto di litorale che Walter Tesio adagia sotto i “Cieli unici del sud”.
L’”Ultima luce” colta da Paola Reviglio suscita serenità e un tocco di malinconia per il giorno che si appisola fra calde e fredde tinte, ma il “Sole d’Africa” inonda di contrastanti cromie gli altipiani tratteggiati da Ester Giummarra. Diversamente, Delio Meinardi richiama le aspre geometrie della “Gorgia di Modrone”.
A. Gabriella Piazzolla con perizia coloristica esalta il candore di una soleggiata Basilica di San Francesco, invece Simone Trotta definisce i riflessi e l’evanescente atmosfera di una “Torino quando piove e fa freddo”, città caratterizzata dai “Toret” a cui Laura Saturnino dedica un’opera.
Renzo Musso avvolge nel mistero l’identità dell’ospite che giunge in una nera carrozza alla Palazzina di caccia di Stupinigi.
Si carica di magnetismo l’intensità espressiva del viso femminile che Alberto Bassani volge verso l’osservatore, mentre simboleggia l’infantile innocenza il bambino dipinto a olio su tela da Adriana Giorda.
La stessa tecnica pittorica prediligono Elda Mantovani e Gianpaolo Brangero per creare verdeggianti paesaggi montani con ruscello e laghetto; è invece realizzata a olio su tavola la natura morta “Rose gialle e teiera” di Giancarlo Aleardo Gasparin.
Maria Rizzo rappresenta lamiere d’acciaio contorte e percorre quindi il confine tra figurazione e astrattismo; Franco Negro e Maria Teresa Spinnler abbracciano dall’alto con lo sguardo le colline di Langhe e Roero.
Manu Arjuna ed Ernesto Cosenza padroneggiano la fotografia: la prima persegue uno stile realistico, il secondo ricerca corrispondenze fra visione e interpretazione.
Mirco Andreis infine affronta il tema dei conflitti fratricidi con la scultura polimaterica “Blood brothers”.
Il Circolo degli Artisti di Torino continua dunque a essere un importante punto di riferimento per gli amanti dell’arte e rinnova costantemente una consolidata, prestigiosa tradizione.
Tiziano Rossetto
Wally Waser
“Sine spes”
Pastelli su carta







