Il 31 marzo 1685 nasceva, ad Eisenach, Johann Sebastian Bach, che non è retorico definire uno dei maggiori musicisti di tutti i tempi. In ricordo di questo avvenimento, nei quattro sabati del mese di marzo quattro chiese torinesi sono protagoniste di quattro concerti organizzati dall’associazione CAM.TO, per la rassegna “Happy Bach Day” (chi ha familiarità con l’inglese coglierà che il titolo, sul manifesto, potrebbe benissimo essere letto come “happy birthday Bach”). Abbiamo incontrato Massimo Caracò, organista e presidente dell’associazione, perché ci parlasse di questa interessante iniziativa.
Massimo, ci racconti come ti sei appassionato all’organo?
Arrivato a quasi 74 anni di età, non sono ancora riuscito a capirlo. A sei anni ho iniziato lo studio del pianoforte, ma senza particolare passione: ero un bambino e preferivo giocare che fare esercizi con lo strumento. Attorno ai 13 anni ho iniziato ad appassionarmi all’organo, ma non riesco proprio a ricordare che cosa mi abbia fatto scattare la scintilla. Da quando è scoccata, però, mi ha coinvolto sempre di più.
Come si sono svolte la tua formazione e la tua attività di organista?
Non essendo facile conciliare il Conservatorio con gli studi liceali, ho prima studiato privatamente con Roberto Goitre (teoria musicale) e con don Antonio Demonte (organo, pianoforte e composizione), poi, dopo la laurea in Giurisprudenza, mi sono diplomato in Organo e Composizione organistica al Conservatorio di Torino. Sono stato per 23 anni organista nella chiesa di Nostra Signora del Suffragio, e poi alla chiesa della Misericordia, dove attualmente suono da circa vent’anni. Alla Misericordia si celebra la Messa secondo il “Vetus Ordo”, per cui ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza del gregoriano e di praticare l’alternatim, cosa che faccio anche con il coro gregoriano “Cantus Ecclesiae” di Luserna San Giovanni.
Per te quello di organista è sempre stato un secondo lavoro. Immagino che questo presenti vantaggi e svantaggi.
Vorrei soprattutto mettere in luce un vantaggio del fatto che l’essere organista non abbia mai costituito la mia fonte di reddito: ho sempre goduto di una libertà che non hanno coloro che di questa professione devono vivere, ho sempre potuto permettermi di scegliere che cosa fare e che cosa non fare. Devo riconoscere che ho anche avuto la fortuna di svolgere un lavoro principale, nel campo legale, che mi lasciava il tempo per coltivare la mia attività di organista. Peraltro, credo che ci sia un legame più profondo di quel che si creda tra il mondo legale e quello musicale: entrambi, infatti, solo legati alla buona interpretazione, della legge o della musica. L’iter logico di un giurista e di un musicista non sono poi così diversi.
Ti è sempre piaciuto organizzare eventi musicali?
Sì, anche perché ritengo che alcune cose possano essere di mia competenza, ma su tante altre ci sono persone che hanno studiato e approfondito molto più di me. Mi piace perciò coinvolgere queste persone per fare iniziative insieme in cui ciascuno offra il proprio meglio.

E come è nata l’associazione CAM.TO (Cultura Arte Musica Torino)?
È nata nel 2019 tra amici, con me l’hanno Luigi Giovannini, il compianto Riccardo Pamparà e alcuni familiari. Abbiamo constatato che a Torino c’era un’offerta ricca di musica e di cultura in generale, ma alcune persone potenzialmente interessate avevano difficoltà ad avvicinarsi quasi per timore. Abbiamo perciò pensato di offrire qualcosa che, senza compromettere la qualità, avesse un sapore più familiare, meno blasonato. Lavoriamo senza risorse e tutto (gestione e esibizione concertistica) è fondato sul volontariato e offerto gratuitamente, ci permettiamo solo di chiedere al pubblico libere offerte che servono a coprire alcuni costi vivi come la stampa delle locandine.
Perché organizzare una rassegna dedicata a Bach?
La rassegna è l’evoluzione di un’iniziativa informale precedente che chiamavamo “maratona bachiana”: sceglievamo una chiesa con un organo adatto e suonavamo musiche di Bach per un’intera giornata, alternandoci alla tastiera. Con la nascita dell’associazione abbiamo pensato di dare un’articolazione formale a questa proposta, estendendola a tutti i sabati di marzo con concerti di durata contenuta ma sempre caratterizzati dalla presenza di diversi interpreti.
Come si svolge quindi “Happy Bach Day”?
Organizziamo, come dicevo, un concerto per ogni sabato di marzo, in chiese disponibili a ospitarci gratuitamente. Nella scelta, ci orientiamo su quelle più ricche di arte e cultura, per arricchire l’esperienza artistica dello spettatore, e perché credo che anche dal punto di vista psicologico sia meglio ascoltare Bach in una chiesa barocca rispetto a una chiesa moderna. Quest’anno abbiamo scelto quattro sedi già utilizzate in precedenti edizioni: la chiesa di Nostra Signora del Suffragio e Santa Zita, importante edificio neoromanico legato alla storia di Torino nella figura del beato Francesco Faà di Bruno; la chiesa della Visitazione, capolavoro barocco con splendidi marmi; la cappella dei Mercanti, gioiello nascosto nei palazzi di via Garibaldi; la chiesa evangelica battista di via Passalacqua, esempio di liberty applicato all’architettura religiosa.
Ci puoi dire qualcosa sul programma di quest’anno?
Per la prima volta ci siamo aperti a brani non bachiani, con la sola condizione che abbiano qualche legame con Bach, per dare più possibilità di scelta agli interpreti e per far sentire l’eredità di Bach nei musicisti delle epoche successive. Il 7 marzo, a Nostra Signora del Suffragio, Gabriele Studer ha suonato pagine di Vierne, Widor e Bossi, Giulio Donati ha proposto Buxtehude, oltre a fare un’improvvisazione. Il 14, alla Visitazione (eccezionalmente alle ore 21, gli altri concerti sono alle 17), saremo protagonisti io e Roberto Lasagna, e suoneremo, oltre a Bach, Buxtehude, Stanley, Franck e un concerto di Vivaldi trascritto da Johann Gottfried Walther. Il 21, alla Cappella dei Mercanti, non si suonerà l’organo ma ci sarà un duo violino-violoncello (Martino Grosa e Tommaso Cavallo) che proporrà pagine bachiane. Il 28, alla chiesa battista, l’organista Luigi Malandra eseguirà alcuni corali di Bach dialogando con il flauto di Emanuela Liuzzo; mentre il pianista Pier Paolo Strona sarà protagonista della seconda parte, dedicata a Scarlatti.
Avete altre iniziative in programma?
Uno degli scopi di CAM.TO è collaborare con altre realtà associative che operino in ambito culturale. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo organizzato un concerto con un’orchestra di mandolini, e abbiamo aiutato l’associazione Dimore San Giovanni a organizzare concerti per raccogliere fondi per le loro attività. Adesso stiamo valutando di proporre una conferenza-concerto che abbini la musica di Bach con proiezioni fotografiche che si rapportano alle pagine musicali eseguite. Per il futuro, oltre a mantenere la tradizione della nostra rassegna bachiana, mi piacerebbe approfondire il tema fotografico, sempre rimanendo fedeli al nostro taglio divulgativo che mira a offrire qualità senza assumere un volto accademico.
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