Siamo all’indomani dello scrutinio dei voti referendari sulla cosiddetta Riforma Nordio, che ha visto, a livello nazionale, la netta prevalenza dei NO, con oltre il 53% dei voti. Il dato del voto piemontese è allineato a quello nazionale, mentre a livello provinciale il risultato torinese premia maggiormente il NO con un dato che sfiora il 60%, trainato dal voto nel capoluogo subalpino ove il voto supera il 64%.
Zoomando su Caselle e comuni vicini, troviamo proprio a Caselle il NO al 58,62 %, seguito da Borgaro al 57,33 % e Mappano al 57,20%. Meno netta la vittoria del NO a San Maurizio C.se al 53,44%, San Francesco al Campo 52,30% e Leini 51,31%.
Oltre al risultato del voto, più netto come prevalenza del NO rispetto a quanto emergesse dai sondaggi, l’altro elemento di sorpresa è stata l’affluenza al voto, in controtendenza rispetto a quanto si era verificato in recenti passaggi elettorali, per Europee e Regionali. Una parte di elettorato che sembrava essersi ritirata, pari quasi a un elettore su due, torna a esprimersi e ritorna a superare il 60%. A Caselle il dato è al 60,67%, con 6634 votanti su 10934 aventi diritto.
Un segnale in vista delle Comunali? È proprio questo il punto che amministratori e osservatori locali stanno iniziando a leggere con attenzione. Nel 2027 comuni come Caselle, Borgaro, Mappano e San Maurizio Canavese torneranno al voto per il rinnovo delle amministrazioni. E il dato referendario potrebbe rappresentare un’anticipazione del clima. Una maggiore partecipazione, se confermata, potrebbe cambiare gli equilibri, ampliando la base elettorale effettiva e riducendo il peso dei voti “organizzati”. In territori dove spesso le elezioni si decidono su scarti contenuti, anche poche centinaia di votanti in più possono incidere in modo decisivo.







