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domenica, Aprile 19, 2026

    La nuova proposta teatrale di Fabrizio Frassa: il Teatro di “Ognidove”

     

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    Fabrizio Frassa ha iniziato la sua ricerca artistica nel 2006. Nasce come pittore. Insieme con una trentina di artisti partecipa ad una rassegna estiva. Nel frattempo, scrive testi teatrali che qualcuno degli amici conosce. Il debutto avviene con “Senza titolo”, che rappresentava plasticamente la loro condizione: nessuno aveva alcuna esperienza nel teatro. L’obiettivo di Fabrizio con altri tre amici era quello di fare arrabbiare il pubblico, perché all’epoca era abituato a prendere per buona qualsiasi cosa. Riescono nel loro intento senza dover scappare. Il suo teatro è la metafora della vita. Trova ridicolo il fatto che sul palcoscenico ci siano dei personaggi che fingono di essere altri personaggi, che si muovano di qua e di là come se dovessero andare chissà dove, per Fabrizio è una cosa disturbante persino antiestetica. Il suo teatro è il colloquio, il contatto quasi fisico, diretto col pubblico. Non c’è una vicenda, quindi non c’è una storia. Un’eccezione è uno spettacolo che è stato allestito al Goldoni di Venezia. La storia di Giuseppe Iona, presidente della comunità ebraica, al quale la Gestapo chiese l’elenco degli ebrei, Iona dopo aver camminato a lungo per le calli di Venezia, butta la lista nel fuoco e si uccide. Il teatro di Fabrizio Frassa nasce da una scelta radicale: solo la parola conta. Tutto il resto-movimento, gesto, azione, costruzione visiva-viene sottratto. Gli attori, in piedi o seduti restano immobili, esposti, privati di qualsiasi dinamica corporea. Non accade nulla se non il “detto”. È proprio in questa sottrazione che il teatro di Frassa trova la propria forma e la propria necessità. Ogni volta che il teatro contemporaneo la parola, studiata, sminuzzata viene riportata al centro, il rischio è quello della citazione colta. L’unico riferimento teatrale di Fabrizio Frassa è Pirandello e i suoi “Sei personaggi in cerca d’autore” perché è lì che il teatro smette di rappresentare un’azione esterna e comincia a interrogare sé stesso attraverso il linguaggio. Frassa elimina il movimento ed affida alla parola l’intero peso della scena. I personaggi esistono nel linguaggio. La parola diventa ritmo, conflitto. L’immobilità non è un limite ma è l’impedimento del corpo a competere col testo. In questo teatro non si guarda, si ascolta. Nel teatro di Fabrizio, come nel monologo di Alberto Lionello sulla “Coscienza di Zeno”, la musica si disgrega fino a scomparire e diventa partitura mentale. La parola regge da sola il tempo, diventa l’unico movimento possibile. È un teatro esigente, che rifiuta l’intrattenimento e chiede allo spettatore una partecipazione attiva. La parola deve produrre senso, emozione, deve tenere aperta la tensione. Da quindici anni Frassa porta avanti un teatro coerente, riconoscibile, ostinatamente fedele a sé stesso. Una linea etica ed estetica: restituire al teatro la sua nudità, esporre la parola senza protezioni, mettere lo spettatore di fronte al problema stesso del dire. Un teatro che non mostra, non consola, non distrae.
    Dopo anni di assenza da Caselle Fabrizio Frassa e il suo teatro di “Ognidove” tornerà con la rassegna “Teatriade -2026” che presenta in cartellone, a ingresso libero, le seguenti rappresentazioni:
    8 maggio -” Le oscure stanze di Rembrandt”; 19 giugno-” I levrieri di piombo di Vauvanargues”; 25 settembre-” Le parole sono finite “.
    Infine, ”Balle…cordame e altro materiale di scena” la cui data di rappresentazione verrà comunicata a breve.
    Il programma sarà presentato dalla Pro Loco, in ogni data con orario alle 21, con il patrocinio della città di Caselle nella Sala F.lli Cervi via Mazzini 60.
    Della nuova avventura teatrale Frassa confida: “Il Teatro di “Ognidove” è un sodalizio artistico venutosi a creare, sulla base di una comune volontà di compiere un’indagine innovativa sulle tecniche e sugli schemi formali del teatro, ha determinato, nell’arco di 20 anni, la nascita di un repertorio di “rappresentazioni” inconsuete, attualizzate alla luce di una rivisitazione quasi “chirurgica” delle sintesi formali del teatro contemporaneo.
    L’immobilità degli interpreti e la totale mancanza, quindi, di drammatizzazione, la scelta estetica della “lettura in scena”, le contestualizzazioni “minimaliste” degli spettacoli, tutti elementi probabilmente estrapolati dagli schemi scenici di tipo “concertistico”, obbligano lo spettatore ad una visione quasi esclusivamente “mentale”, dalla quale discende, in una sorta di tempesta di parole ed immagini, una fruizione, per ognuno, fortemente soggettivizzata, che impedisce il verificarsi di un solo istante di estraniazione.
    Dopo l’esperienza, durata 15 anni, sotto l’egida dell’Associazione Culturale IT.ART, dopo la fortunata rassegna “Backstage, Il Teatro Senza Segreti”, Le Minirassegne “2di2” e “Teatriade”, dopo altre e numerose presenze sovracomunali e sovraregionali, dopo uno stop determinato dalle condizioni generali e contestuali d’ordine sanitario, la Compagnia torna in scena, nuovamente a Caselle, con un breve repertorio, già presentato in passato, che raccoglie i testi preferiti dall’amico Livio Vaschetto, grande interprete e grande amico, scomparso nell’agosto 2021, al quale il Gruppo Artistico desidera dedicare questa nuova performance.
    Il primo appuntamento vedrà in scena “ Le oscure stanze di Rembrandt”, una piéce nella quale un potente uomo d’affari, giunto ad età matura, vive una profonda crisi esistenziale che lo induce a rimettere in discussione la propria intera vita.
    Un bivio, fra spiritualità e materialismo, che si manifesta ai suoi occhi con la durezza di un’apparente impossibilità di scelta.
    Alla fine, con un gesto estremo, il protagonista scopre il suo percorso di riabilitazione individuale.
    La dimensione soggettiva e “privata” della sua “rinascita” o della sua “resurrezione”, pare non lasciare alternative e sottintende un verdetto radicalmente negativo nei confronti della civiltà occidentale contemporanea.
    Un testo fitto di metafore a più livelli, per riflettere sugli interrogativi più intensi della dimensione umana e spirituale della vita, spingendosi oltre al dipanarsi della vicenda privata del protagonista per indagare sui valori più profondi, più alti ed individuali dell’esistenza.
    La narrazione avverrà attraverso le voci di Simona De Vizia, Luca Pivano ed Elis Calegari.”

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