
Una recentissima revisione della letteratura scientifica pubblicata su BMC Complementary Medicine and Therapies ci parla di deprivazione sensoriale o, meglio, per usare una terminologia meno desueta, di Flotation-REST (Restricted Environmental Stimulation Therapy) ossia di terapia a ristretta stimolazione ambientale. La Flotation-REST prevede che vengano attenuate tutte le stimolazioni sensoriali a una persona che entri in una grande e confortevole vasca a forma di conchiglia. Ai cinque sensi che ci mettono in contatto con il mondo esterno viene abbassato il volume, così tanto da silenziarli quasi completamente.
Immaginate di entrare in una grande vasca. La temperatura dell’acqua non vi turba perché è uguale a quella della pelle, così identica che dopo qualche tempo non percepite neanche più il confine tra cute e mondo esterno. L’acqua è bassa, circa 25-35 centimetri, ma è così ricca di sali Epsom (solfato di magnesio eptaidrato) la cui densità vi tiene a galla come se foste nel Mar Morto, regalandovi un senso di leggerezza tale che vi dà la sensazione di fluttuare nel vuoto (da qui il nome Flotation-REST). Il luogo in cui vi trovate è insonorizzato, non ci sono odori e quando desiderate viene fatto il buio totale. Da qui ha inizio l’immersione in voi stessi.
Le finalità del trattamento sono molteplici e lo studio condotto dai ricercatori è volto proprio a fare chiarezza. All’elaborazione bibliografica hanno partecipato diversi istituti con la californiana Chapman University in testa. La revisione della letteratura ha preso in analisi 63 pubblicazioni di un periodo compreso tra il 1960 e il 2024. In totale si sono analizzati i dati di 1.838 partecipanti con lo scopo di capire come la Flotation-REST possa influenzare i diversi ambiti dell’esperienza umana, sia clinica sia ricreativa. Sono stati scandagliati nove contesti diversi: gestione del dolore, performance atletiche, risposta fisiologica all’esperienza della Flotation-REST, governo dello stress, dinamiche ansiose, influenza sul sonno, trattamento del tabagismo e psicologia dell’esperienza, con l’attenzione puntata su coscienza e creatività. L’area maggiormente indagata riguarda il dolore fisico. Il 17,5% delle pubblicazioni scientifiche considerava le manifestazioni dolorose. Nello specifico: dolore cronico e tensivo da stress, cefalee e postumi da infortuni come, ad esempio, i colpi di frusta. I risultati sulla riduzione del dolore sono stati positivamente significativi. Tuttavia rimane incerto quale possa essere il meccanismo d’azione e non chiaro su quanto concorra l’effetto fisiologico diretto o su quanto pesi l’effetto placebo. Resta il fatto che il dolore si riduce o passa. Oltre all’ambito puramente clinico sono interessanti le conclusioni relative alla creatività. Nel complesso, una sessione standard di poco più che 50 minuti di galleggiamento in vasca ha agito stimolando originalità e arti espressive. Ciononostante, talvolta, risultati geniali possono emergere spegnendo anche solo uno dei cinque sensi. Basti pensare all’esperienza di John Cage vissuta all’interno di una camera anecoica (in cui il silenzio è totale) che lo portò alla celebre opera 4’33’’ Quattro minuti e trentatré secondi.







