Se a qualcuno venisse la voglia di curiosare sul sito del CAI dove si parla del CAI Scuola (https://www.cai.it/organizzazione/strutture-operative/cai-scuola/), le prime parole che si leggono sono: “La montagna insegna e unisce. Senza i giovani non c’è benessere.”.
Queste due frasi in apparenza possono sembrare scollegate ma in realtà rivelano una connessione profonda tra il bisogno di educare, unire ed istruire le giovani generazioni ed il benessere che una società sana e fondata su quei valori che da sempre hanno guidato l’umanità nei suoi progressi in positivo.
È noto che la formazione etica e morale della persona avviene nei primi due decenni di vita. Anzi, molti sostengono che sia il primo decennio (da zero a 10) quello più importante per la formazione di ciò che comunemente chiamiamo “il carattere”.
La qualità di vita che abbiamo oggi, il grado di civiltà o, ahimè, a volte, di inciviltà che riscontriamo nella vita quotidiana, dipende da come gli adulti di oggi sono stati educati quando erano ancora bambini e ragazzi.
Il CAI è sempre stato attento all’importanza di condurre i giovani a scoprire le meraviglie del nostro ricchissimo territorio montano, a comprenderlo e rispettarlo. Infatti il verbo “educare” deriva dal Latino “ex-ducere” che significa “condurre fuori”; indica il processo di far uscire la persona dall’ignoranza e portarla alla conoscenza. Educare significa anche “tirare fuori” e quindi far emergere le potenzialità, le inclinazioni ed i talenti già naturalmente presenti all’interno dell’individuo.
La montagna è uno degli ambienti ideali per questo processo educativo. Insegna il rispetto della natura e dell’ambiente, il fatto che il raggiungimento della meta sia frutto di un impegno, sia fisico che mentale. Educa al valore del rispetto umano, della cooperazione e sostegno reciproco, sempre e comunque.
È per questi motivi che il CAI, da decenni, ha attivato tutta una fitta rete di scuole sul territorio nazionale sottoscrivendo un protocollo di collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito che prevede attività scolastiche di tutela e frequentazione dell’ambiente montano, costituendo tale attività come “Struttura Operativa CAI Scuola (SOCS)”.
Nello specifico di scuole ce ne sono molte. Quelle più prossime a noi di Caselle sono la la Scuola Intersezionale di Escursionismo CVL (Canavese – Valli di Lanzo) https://www.scuolacvl.it/ con sede ad Ivrea e la Scuola delle Valli di Lanzo denominata “Gianni Ribaldone” https://scuolaribaldone.com/chi-siamo/ che però è specializzata esclusivamente in corsi di alpinismo, sci-alpinismo ed arrampicata.
Tutte le scuole sono gestite istruttori CAI che sono volontari e quindi non percepiscono alcun compenso salvo eventuali rimborsi spese essenzialmente per i tragitti in macchina. Sono figure altamente qualificate ed appassionate che spendono gran parte del loro tempo libero per trasmettere le loro conoscenze in modo chiaro e coinvolgente.
Oltre alla competenza (e pazienza aggiungerei io), essere istruttori CAI richiede uno spirito altruista. Invece di andare in montagna per fatti loro, dove e quando gli pare, gli istruttori CAI investono il tempo libero che hanno per diffondere la loro passione per la montagna a chi desidera avvicinarsi a questo mondo. Come detto, non limitandosi all’aspetto tecnico, che è fondamentale come ampiamente descritto nelle puntate precedenti, ma offrendo una formazione culturale sull’ambiente montano, sulla storia dell’alpinismo e sul rispetto per la natura.
Elencare tutti i corsi disponibili richiederebbe una pagina intera; l’offerta è veramente ampia e spazia da corsi di alpinismo, arrampicata, sci-alpinismo, vie ferrate, orientamento, orientamento avanzato con uso di GPS, escursioni in ambiente innevato etc.
Il nostro impegno, come adulti, ad avvicinare le giovani generazioni alla montagna educandoli al contempo, non solamente deve essere visto come un’attività ludico-sportiva ma anche come un qualcosa che, in parte, può contribuire a creare una società migliore.
Le scuole del CAI
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