Lunedì 2 marzo, nella nuova sala al piano interrato del Palazzo Comunale di via Torino 99 (la “sala dei sindaci”, questa la denominazione proposta) in occasione della Conferenza Capigruppo è avvenuta la presentazione del testo predisposto per il nuovo Piano Comunale di Protezione Civile. Un documento importante – ha osservato il sindaco Marsaglia – per un’entità la cui importanza è in crescita in un territorio comunale interessato da infrastrutture complesse e potenzialmente critiche: raccordo autostradale, ferrovia, aeroporto, Stura e, in prospettiva, il Data Center.
A esporre il testo predisposto, il professionista incaricato del lavoro, l’architetto Gianfranco Messina. Un “disaster manager” (o DI.MA.), cioè un professionista specializzato nella previsione, prevenzione, gestione e superamento di emergenze e catastrofi, sia naturali che di origine antropica, e che ha svolto analogo compito per diverse altre amministrazioni comunali.
La necessità della stesura, o dell’aggiornamento, del Piano Comunale di Protezione Civile nasce dalla riforma del codice della Protezione Civile del 2018, che ha trattato sui profili di responsabilità nella gestione delle emergenze. Distribuzioni di responsabilità che prima erano tutte allocate nella figura del Sindaco, e vanno invece distribuite anche su altri soggetti come il responsabile dei Lavori Pubblici, il responsabile della Polizia Municipale, quello dei Servizi Amministrativi, eccetera. Nella scaletta delle responsabilità introdotte dalla riforma del 2018 – osserva l’architetto Messina – c’è anche spazio per la responsabilità del cittadino, che sussiste se c’è stata adeguata informazione; anche il cittadino, quindi, va informato ma poi è tenuto ad autoproteggersi.
La figura centrale comunque continua a rimanere quella del Sindaco, che al presentarsi delle emergenze dispone l’apertura del COC (il Centro Operativo Comunale) e presiede il Comitato Comunale di Protezione Civile avvalendosi delle varie competenze lì presenti, ognuna delle quali si attiverà seguendo le Procedure Operative a lui dedicate. L’architetto Messina precisa, peraltro, che la risposta della macchina comunale deve essere commisurata alle risorse reali effettivamente disponibili (che non consentono, ad esempio, per un Comune della dimensione di Caselle, di disporre di un turno di reperibilità H24).
Il documento comprende poi una dettagliata analisi sui rischi a cui il territorio casellese è più esposto. Fra questi, quello più ricorrente, anche se circoscritto a un’area limitata del territorio comunale, quello legato al rischio idraulico ed idrogeologico.
Altro punto toccato, la necessità di informazione alla cittadinanza, e di formazione, tramite anche la scuola. Ad esempio, per far sapere che sul territorio comunale sono state individuate, in caso di emergenza, nove aree di attesa ove radunare la popolazione, e un’area di ammassamento, presso il campo sportivo comunale, ove far affluire materiali e risorse necessarie per la calamità.
Numerose sono state poi, nella parte finale dell’incontro, le domande poste dai capigruppo di minoranza Baracco e Milano su diversi aspetti particolari, quali il rischio sismico che a Caselle è pari a 3 come per buona parte del Piemonte in una scala di rischio decrescente da 1 a 4, e il rischio di scoppio di ordigno bellico, pure presente a Caselle per specifici eventi avvenuti durante la Seconda guerra mondiale.
Il Piano Comunale di Protezione Civile sarà portato in approvazione nel prossimo Consiglio Comunale del 13 marzo, e dovrà essere successivamente aggiornato ogni tre anni.







