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Credits: Foto di FrDr, via Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
Torino e i suoi dintorni custodiscono opere architettoniche e artistiche che narrano secoli di storia sabauda; con l’avvicinarsi della stagione primaverile, l’interesse a vivere nuove esperienze estetiche si fa più vivo.
La Reggia di Venaria appartiene alla “Corona di delizie” (Patrimonio Unesco dal 1997 – come le restanti Residenze Reali del Piemonte), dimore ducali extraurbane dedicate a caccia, “loisir” e costruite tra Cinquecento e Settecento intorno a Torino in seguito al trasferimento della capitale del ducato di Savoia da Chambery alla città pedemontana. La “Corona” include differenti castelli: Mirafiori (completamente demolito a fine Ottocento), Regio Parco (palazzo del Viboccone, dal 1890 Manifattura Tabacchi), Valentino, Villa della Regina, Moncalieri, Rivoli, Stupinigi, Agliè, Racconigi, Pollenzo, Govone, Venaria Reale e La Mandria.
La realizzazione del nucleo originario della Reggia di Venaria, detto “Reggia di Diana” (ove attualmente si trova la Sala di Diana, all’estremità nord del palazzo), è realizzato tra il 1659 e il 1679 dall’Ingegnere ducale Amedeo di Castellamonte su incarico di Carlo Emanuele II. Il progetto, nato al fine di realizzare un’imponente dimora per le battute di caccia, integra edificio, servizi, giardini all’italiana e borgo di Altessano superiore, ribattezzato Venaria Reale.
Intorno alla Reggia di Diana si trovano Torre dell’Orologio e Castelvecchio (situati a nord-est della Corte d’onore), scuderie e, oltre i vasti giardini, il Tempio di Diana (oggi distrutto) al centro di un laghetto.
Per competere in prestigio e in gusto con le principali corti europee, Vittorio Amedeo II chiede all’ingegnere Michelangelo Garove un progetto “vasto e maestoso” e interpella quali revisori Jules Hardouin Mansart e Robert de Cotte, architetti del Re Sole: il complesso ha un’organizzazione di matrice francese a gallerie e padiglioni. Nel 1699 viene aperto il cantiere che s’interrompe nel 1713 per la morte del Garove, successiva all’ampliamento del palazzo verso sud (due padiglioni, uniti dalla Grande Galleria – denominata in anni recenti “Galleria di Diana”, che costeggiano l’attuale Corte d’onore) e a una trasformazione dei giardini, riplasmati “alla francese”.
Il primo architetto di Vittorio Amedeo II, Filippo Juvarra, conferma la concezione del Garove ma crea a sud-est la Cappella di Sant’Uberto (dal 1716) e la Citroniera con la Grande Scuderia (dal 1722), oltre a intervenire su aperture e decorazioni in stucco della Grande Galleria.
Abbandonata l’idea di completare il progetto di Garove, Benedetto Alfieri, primo architetto di Carlo Emanuele III, rende funzionale il complesso e costruisce sia le maniche parallele alle Scuderie juvarriane (rimesse per carrozze fra Scuderia Grande e Cappella di Sant’Uberto –dal 1757- e maneggio -1760-) sia le maniche ortogonali: Belvedere (1751), nuove scuderie (dal 1758) e gallerie di collegamento.
Grazie al luganese Giuseppe Bolina si conclude la decorazione a stucco della Galleria Grande, quindi gli architetti Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Randoni realizzano al primo piano i nuovi appartamenti ducali e lo scalone nell’angolo sud-ovest della corte.
Successivamente al 1798 Venaria Reale passa in uso alle truppe francesi e vengono sottratti arredi, pavimenti e statue per destinarli ad altri palazzi di Torino.
Inizia la rovina del complesso architettonico, che prosegue dopo l’utilizzo quale caserma sabauda dal 1814, fino all’abbandono: dal dopoguerra si susseguono vandalismi e spoliazioni.
All’interno dell’immenso parco della Mandria, riserva di caccia dei Savoia, subiscono un analogo degrado le numerose cascine e l’edificio di Borgo Castello, saltuaria dimora di Vittorio Emanuele II e della moglie morganatica Rosa Vercellana (la “Bela Rosin”).
Tutti gli edifici, in condizioni di totale devastazione, vengono progressivamente acquisiti dall’Amministrazione pubblica. I primi interventi della Soprintendenza risalgono al 1938, mentre cospicui finanziamenti giungono in occasione delle celebrazioni del “Centenario dell’Unità d’Italia” (1961). La riqualificazione si deve inoltre a movimenti di opinione e associazioni, fra cui l’AVTA (Associazione Venariese Tutela Ambientale) nata nel 1958.
Nei decenni seguenti, vengono attuate numerose operazioni di recupero, sia a livello statico sia inerente gli apparati decorativi.
Dal 1994, il processo di rifunzionalizzazione del complesso della Reggia ottiene un’accelerazione, altresì nell’ottica di coinvolgere la partecipazione dei cittadini. Approfondite indagini diagnostiche sono associate ad attente ricerche sui materiali da impiegare nel rispetto della storicità, unite a scrupolosi metodi di integrazione degli impianti nelle strutture.
Oggi, alla Reggia di Venaria e nel territorio circostante il visitatore può vivere esperienze a contatto con la natura, ammirare giardini e architetture che accolgono esposizioni permanenti oppure temporanee d’arte e può inoltre partecipare a numerosi eventi, in cui la storia locale e internazionale si fonde con i molteplici aspetti della cultura.







