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martedì, Marzo 17, 2026

    Un libro per gli organi di Sant’Agostino

    A colloquio con l’organista Luca Massaglia, autore del volume

    Luca Massaglia è organista in varie chiese di Torino. Ma la sua figura va ben al di là dello stereotipo di “colui che suona la Messa”: è infatti un musicista in senso completo (concertista, insegnante e compositore) e ha una passione per la storia dell’organo che si manifesta sia sul versante organistico sia sul versante organario (dove il primo attiene all’uso dell’organo come strumento musicale, il secondo alla tecnica costruttiva dell’organo). Frutto di questa sua competente passione è il volume recentemente uscito nella Collana d’arte organaria dell’Associazione Giuseppe Serassi, «Gli organi della chiesa di Sant’Agostino Vescovo in Torino», a proposito del quale abbiamo scambiato qualche parola con lui.

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    Luca, ci parli di come hai deciso di diventare organista?

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    Rimasi affascinato dall’organo quando, a cinque anni, mio padre mi portò alla Consolata e ne ascoltai il suono. Inizialmente ho studiato pianoforte, ma sempre convinto che il mio vero strumento fosse l’organo, finché non ho iniziato a studiare organo presso il Conservatorio di Torino, dove mi sono poi diplomato. Ero ancora studente quando ho tenuto il mio primo concerto importante, nella cattedrale di Nantes, su invito dell’organista Felix Moreau.

    Come si svolge la tua attività di organista?

    A Torino suono principalmente per la liturgia nelle chiese, lavoro per il quale in Italia non esistono contratti: dal 2001 sono organista nella chiesa della Madonna degli Angeli e dal 2021 nella Real chiesa di San Lorenzo; inoltre, tra il 2022 e il 2025 lo sono stato a Sant’Agostino Vescovo. Poi tengo concerti d’organo, qualche volta anche in Italia, ma più che altro all’estero: da noi, infatti, c’è poca cultura dell’organo come strumento da concerto, e la partecipazione è limitata, tanto che ci stupiamo nel vedere il numero dei presenti quando ci esibiamo oltralpe. Faccio anche duo organistico con mia moglie Elena Kalashnikova, (“Russian Italian Organ Duo”, poi ribattezzato “Mir Organ Duo”), con la quale mi sono esibito in Italia, Svezia, Norvegia e Russia, anche se abbiamo temporaneamente messo il duo in stand-by dopo la nascita di nostra figlia. Dato che esiste poco repertorio per organo a quattro mani, ho chiesto ad alcuni compositori, come Gilberto Bosco e Fausto Caporali, di scrivere qualcosa per noi, e l’invito è stato accolto!

    Ti dedichi all’insegnamento?

    Insegno privatamente pianoforte e organo, insieme a mia moglie. A casa ho un organo Hauptwerk che offre un’ampia campionatura di organi esistenti. Se mi viene richiesto posso anche dare rudimenti di armonia.

    Mi risulta che tu sia anche compositore…

    Sì, ho scritto alcuni pezzi per organo che sono stati pubblicati in Germania e negli Stati Uniti. Ho notato che mancava un ciclo di composizioni dedicato alle parabole di Gesù, per cui ho scritto un ciclo di 19 pezzi che illustrano musicalmente le parabole del Vangelo di Luca. Ho composto altre pagine di tipo liturgico, ma anche brani da concerto non legati alla liturgia, come «Danza eroica», dedicato alle portatrici carniche, e «Bach alla necropoli di Giza», trascrizione arabeggiante della «Toccata in re minore» di Bach.

    Veniamo al tuo interesse per l’arte organaria e alla tua recente pubblicazione!

    Pur non essendo particolarmente esperto della parte più strettamente tecnica dell’organaria (per la quale mi sono fatto assistere dall’organaro Roberto Curletto, che ha la sua bottega a Vinovo), ho sempre avuto la passione per riscoprire cose che rischiano di essere dimenticate: quando c’è materiale a disposizione, è un peccato che la memoria vada persa! Essendo organista nella chiesa di Sant’Agostino, mi sono accorto che c’era materiale per scrivere una storia dettagliata del suo organo, e mi sono messo al lavoro, pur con la consapevolezza che queste attività vanno fatte per passione e senza aspettarsi un ritorno economico. Terminato lo studio, mi sono rivolto all’Associazione Giuseppe Serassi di Guastalla, che ha contribuito alle spese di stampa.

    Ci illustri l’articolazione del volume?

    Nella parte iniziale cito dei documenti che attestano la presenza di un organo nella chiesa di Sant’Agostino a fine Cinquecento, poi passo a descrivere l’organo di Giacomo Vegezzi-Bossi del 1872, che fu costruito per Sant’Agostino e adesso si trova nella chiesa parrocchiale di Viola (CN), quindi affronto il tema della riforma ceciliana, per poi dedicare ampio spazio all’organo di Carlo I Vegezzi-Bossi del 1903, attualmente presente a Sant’Agostino. Di questo strumento faccio una descrizione tecnica dettagliata e anche un resoconto degli interventi di restauro succedutisi negli anni.

    Come ti sei documentato?

    Ho cercato documenti nell’archivio parrocchiale, nell’Archivio di Stato e nell’archivio arcivescovile. Ho inoltre avuto informazioni dalla ditta Vegezzi-Bossi, che mi ha fatto sapere del trasferimento dell’organo del 1872 a Viola, dove ho trovato anche documenti relativi a Sant’Agostino.

    Accennavi alla riforma ceciliana: la storia musicale quindi si intreccia con la storia degli organi?

    La riforma della musica liturgica non poteva non riflettersi sugli organi, che dovettero essere adattati ai nuovi indirizzi. Furono gli stessi organisti a suggerire modifiche che permettessero di realizzare i dettami della riforma e di superare i limiti dell’organo ottocentesco italiano. La necessità di adattare tanti strumenti in breve tempo fece emergere una schiera di organari di dubbia professionalità che funestarono molti organi, mentre i veri professionisti, come i Bernasconi e i Vegezzi-Bossi, sapevano modificare un organo senza rovinarlo. A Sant’Agostino, per meglio seguire i principi della riforma ceciliana, si decise di sostituire un organo sostanzialmente nuovo (aveva una trentina d’anni) per averne uno in tutto e per tutto ceciliano.

    Mi pare che tu abbia fatto anche qualche divagazione a latere…

    Ho voluto dedicare qualche pagina a musicisti che probabilmente passarono dalla chiesa di Sant’Agostino, e sicuramente nei suoi paraggi, come Mozart e Puccini. Più spazio ho riservato a Ulisse Matthey (1876-1947), figlio della riforma ceciliana che fu organista in Sant’Agostino prima di trasferirsi a Loreto: è una figura quasi dimenticata che merita sicuramente di essere rivalutata, fu uno dei più grandi organisti italiani di tutti i tempi e lasciò sbalorditi i maggiori organisti europei per la sua abilità esecutiva.

    Che progetti hai per il futuro?

    Essendo organista alla Madonna degli Angeli, mi piacerebbe scrivere un libro sull’organo di quella chiesa, che è stato più volte modificato, ma sempre da organari competenti, e adesso avrebbe bisogno di un bel restauro. Mi piacerebbe poi dedicarmi di più all’attività concertistica, e, con mia moglie, offrire un servizio di organo e pianoforte per cerimonie.

    Vuoi lasciare qualche messaggio ai nostri lettori?

    Se volete sapere di più su di me, potete cercarmi sul sito www.lucamassaglia.com e sul mio canale YouTube. E cercate l’opportunità per conoscere meglio l’organo, che Mozart definiva “il re degli strumenti”: vi sorprenderà!

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