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giovedì, Maggio 21, 2026

    A 270 anni dalla morte del Amadeus il mistero permane: Salieri uccise Mozart?

    Nel corso di oltre due secoli sono state suggerite oltre cento potenziali cause cui attribuire la morte di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): un numero elevatissimo di ipotesi per cercare di dare un senso alla fine prematura di un grande musicista.
    Ma la ricerca di origini naturali è stata in fondo motivata anche dalla necessità di mettere a tacere le dicerie sulla possibile implicazione di un altro musicista, Antonio Salieri (1750-1825), che, su basi quasi certamente prive di un’effettiva sostanza, per tanto tempo è stato indicato come l’assassino di Amadeus.
    Ma è certo che il compositore italiano non ebbe alcun ruolo?
    Ancora oggi, benché la tesi abbia meno credito del passato, il povero Salieri è circondato da un’aura di sospetto, ritornata alla ribalta con una certa eco dopo il film Amadeus di Milos Forman (1932-2018), che ha fatto da effetto volano all’ipotesi dell’omicidio.
    Perché Antonio Salieri avrebbe dovuto uccidere Mozart? Per una causa antica come l’uomo: l’invidia. O addirittura perché si impossessò di alcuni spartiti del giovane musicista, per poi spacciarli come opera sua.
    Certo che Salieri, per quanto artista dotato, non fu mai all’altezza di Mozart (forse allora nessuno poteva esserlo). Iniziò la sua formazione con Giuseppe Tartini (1692-1770) divenendo in breve tempo un musicista di alto livello, ottenendo scritture importanti. Ampia la sua produzione, con melodrammi, opere buffe, musica religiosa, inoltre si dedicò anche all’insegnamento: tra i suoi allievi Beethoven, Liszt, Schubert.
    Ma quando nella sua vita transitò l’astro di Mozart, Salieri si sentì fisiologicamente destinato a essere relegato nel cono d’ombra in cui il giovane musicista lo rinchiuse, suo malgrado.
    Si consideri che in quegli anni a Vienna, Salieri era tenuto in grande considerazione, prima da Giuseppe II e poi da Leopoldo II, godendo di ben maggiore fama di quanta ne avesse raccolta Mozart.
    Malgrado ciò, Salieri aveva compreso che quell’originale e a volte un po’ grottesco ragazzino era un genio. Nessuna delle sue opere avrebbe superato quelle di Mozart; fatto che la storiografia ha in effetti dimostrato, dedicando poco spazio a Salieri, a volte addirittura citandolo appena o escludendolo dai testi di storia della musica in cui, naturalmente, Mozart ha come minimo un capitolo.
    Salieri riemerge soprattutto all’interno delle biografie dedicate a Mozart, principalmente per il suo presunto coinvolgimento nella morte del giovane artista.
    Per scagionare Salieri sarebbe necessario essere in possesso di informazioni precise sulla fine del musicista di Salisburgo, che invece mancano. Sono infatti poche le notizie sulle condizioni di salute di Mozart e delle procedure seguite per la sepoltura: fu miseramente tumulato in una fossa comune.
    Sulla base delle conoscenze disponibili, è possibile ipotizzare che una causa non secondaria fosse la sifilide, contratta in occasione delle sue numerose “donnesche imprese”, a cui Mozart si dedicò con spregiudicatezza.
    Pare che per contrastare l’infezione sessuale si avvalse di un farmaco a base di mercurio che venne realizzato da Gerhard von Swieten, medico personale dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria.
    Però, anche in relazione al suo carattere esuberante a trecentosessanta gradi, Mozart divenne un consumatore dipendente del “Liquor mercurialis Swietenii”: in tal modo fu vittima di un grave avvelenamento da mercurio, che potrebbe essere la causa della morte.
    Ma perché, se la morte fu naturale, il giorno stesso in cui Amadeus si spense le autorità lo fecero seppellire nella fossa comune del cimitero viennese di St. Marker, con un semplice funerale di “terza classe”? Ma, soprattutto, perché non vennero eseguite le analisi di rito sul cadavere?
    Mancano referti medici dei clinici che visitarono il musicista nelle settimane precedenti il trapasso e stupisce anche il fatto che non venne stabilito un trasferimento in ospedale viste le condizioni dell’ammalato.
    L’avvelenamento, secondo il parere di alcuni dei biografi di Mozart, andrebbe attribuito al misterioso committente del Requiem, che, come è noto, non fu portato a termine. Vi è chi ritiene che quel misterioso personaggio fosse Salieri. Ma si tratta di illazioni. E poi, se così fosse, perché il committente non si impossessò della musica spacciandola per opera sua?
    Continuando a monitorare le possibili cause naturali della morte di Mozart, ricordiamo che nel 1765, all’Aja, il musicista fu colpito da una forma febbrile acuta, al punto di essere considerato prossimo alla morte. In realtà sopravvisse e oggi i medici specialisti in cold case ritengono che quella malattia fosse “febbre tifoidea”. Si aggiunga, che due anni, dopo contrasse il vaiolo e successivamente subì ripetuti attacchi reumatici e tonsillari.
    Insomma, Mozart, malgrado la giovane età, presentava un fisico già particolarmente provato che venne posto sotto forte stress nei giorni in cui l’eccesso di mercurio fece sentire i suoi effetti.
    Comunque sembra che si possa “ipotizzare un decesso per un’infezione streptococcica, con una conseguente sindrome di Schonlein-Henoch e un’insufficienza renale da glomerulonefrite; l’ipertensione, provocata dall’infezione renale, potrebbe anche aver provocato un’emorragia cerebrale, e la morte, sopravvenuta in ultimo per broncopolmonite, potrebbe essere stata accelerata anche dai salassi praticati (è stato stabilito che negli ultimi dodici giorni di vita a Mozart furono prelevati da due a tre litri di sangue)” (F. Grilletto – E. Cardesi R. – Boano – E. Fulcheri, Il vaso di Pandora. Paleopatologia: un percorso tra scienza, storia e leggenda, Torino 2004, p. 34).
    Non è ben chiaro se corrisponda alla realtà la notizia secondo la quale il teschio del musicista fu in seguito recuperato e oggi sarebbe quello custodito presso la Fondazione Mozart di Salisburgo.
    Un aspetto da non ignorare riguarda la presenza, nella regione temporo-parietale sinistra del cranio, dei segni di una frattura che comunque al momento del decesso era già in via di guarigione. Insomma non fu la causa della morte, ma certo una qualche origine doveva pur averla: forse venne prodotta a seguito di una caduta o di altro incidente, se escludiamo l’azione violenta effettuata con un corpo contundente. Naturalmente prendendo per buona l’autenticità del reperto.
    Ricordiamo inoltre che a Berlino è stato rinvenuto un ritratto a olio di Mozart (80 x 62 centimetri) eseguito nel 1790 dal pittore Johann Georg Edlinger: raffigura un uomo elegante, con gli occhi un po’ ipertiroidei e appesantiti da borse. Quasi certamente si tratta dell’ultimo ritratto del musicista; non mancano le somiglianze con un altro ritratto di Mozart, di autore anonimo, conservato nel Civico Museo Musicale di Bologna.
    Questo intersecarsi di fonti e di ipotesi certo non ha reso la vita facile ai biografi e agli storici, ma ha contribuito a mantenere alti i sospetti intorno a Salieri. Certo il film di Forman gli ha dato il colpo di grazia, ma in precedenza avevano già dato il loro contributo Aleksandr Puskin (1799-1837) con Mozart e Salieri e musicato in Scene drammatiche da Rimskij Korsakov (1884-1908). Anche nell’opera teatrale Amadeus, di Peter Shaffer (1926-2016), Salieri è l’assassino di Mozart.
    E mentre la maggioranza degli esperti oggi considera naturali le cause di morte di Amadeus, Antonio Salieri risente malgrado tutto di una damnatio memoriae che ne mortifica la biografia, lasciando al dubbio la libertà di insinuarsi nelle pieghe della storia.

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