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giovedì, Maggio 21, 2026

    A Budapest, concerto nella sinagoga Rumbach


    Siamo già stati in luoghi che hanno un significato speciale dal punto di vista storico e ricordano il dolore ed il sacrificio dei popoli per la libertà e la pace. Marzabotto e Rovereto negli ultimi due anni, Auschwitz solo qualche anno prima. Il filo conduttore è quello di cercare la solidarietà tra gli esseri umani tramite il linguaggio universale della musica, di quella popolare presentata dalla Banda. L’universalità della musica non nega le tradizioni e le specificità locali ma le codifica in modo che diventino comprensibili a tutti coloro che sono disponibili ad ascoltare.
    A marzo siamo stati accolti a Budapest dalla comunità ebraica per un concerto nella sinagoga Rumbach, luogo evocativo e drammatico.
    La storia degli ebrei Ashkenazy in Ungheria si innesta in quella della Europa centrale con somiglianze e specificità. L’ Ungheria era stata relativamente tollerante in certi periodi del Medioevo ma gli episodi oscuri non erano mancati; in tempi più vicini a noi, tra le due guerre, vennero al potere i nazionalisti ispirati al fascismo ed al nazismo che imposero leggi razziali. La situazione precipitò dopo l’occupazione tedesca del marzo 1944 quando in pochi mesi oltre 437 mila persone furono deportate e trucidate, quasi tutte ad Auschwitz. Un ghetto non esisteva, fu creato sempre nel 1944 per concentrare gli ebrei destinati allo sterminio.
    La sinagoga di via Rumbach, nel centralissimo quartiere ebraico, è la seconda per dimensione in Ungheria dopo la vicina sinagoga di via Dohany, la più grande nel mondo dopo quella di New York. Ha una capienza di 1265 persone e spesso deve dichiarare il tutto esaurito; non è solo un luogo di culto ma è anche un museo ed organizza annualmente un cartellone di spettacoli teatrali e musicali nella sua pittoresca sala centrale.
    Inaugurata nel 1873, fu commissionata dalla congregazione ebraica “Status Quo Ante” che pur accettando la modernità si poneva come continuatore della liturgia tradizionale dopo lo scisma dei riformisti. Costruita su disegno dell’architetto austriaco Otto Wagner si ispira a modelli orientaleggianti, arricchita da legni intarsiati e decorazioni che ricordano lo stile moresco dell’Andalusia. La pianta è base ottagonale, motivo ispirato alla Cupola della Roccia di Gerusalemme.
    Visse il suo momento più tragico nel 1941 quando fu requisita ed adibita a punto di concentramento e deportazione per gli ebrei non ungheresi (oltre 20.000). Distrutta durante la guerra, è stata ricostruita e riaperta al funzionamento solo in tempi recentissimi (i lavori sono terminati nel 2021).
    Il programma del nostro concerto era concordato in precedenza con gli ospitanti che hanno voluto motivi che ricordassero il nostro paese, la nostra regione e la lotta per la libertà. Quindi Morricone, ma anche la Montanara, il canto dei Coscritti Piemontesi e per finire Bella Ciao (molto applaudita e cantata). Discorsi e presentazioni sono stati fatti alternando le due lingue in modo che tutti potessero sentirsi a proprio agio.
    Avevamo un po’ d’ansia ovviamente. Trovarsi in un luogo così importante e pieno di significati poteva togliere il respiro. Invece no, il calore dell’ambiente e soprattutto la simpatia di chi ci ha accolto ha smorzato ogni difficoltà. Un sincero grazie alla Direttrice della Sinagoga, signora Henriette Kiss e alla meravigliosa macchina organizzativa della Filarmonica di Mathi.

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    Filarmonica Cerettese
    Filarmonica Cerettese
    Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

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