Più volte su queste pagine sono state riportate le interessanti notizie che gli scrittori ottocenteschi davano nelle loro varie guide, statistiche o dizionari, a cominciare dall’importante “Dizionario geografico statistico commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna”, compilato da Goffredo Casalis e pubblicato nel corso di vent’anni a partire dal 1833.
Dopo aver visto il paese di Borgaro come si presentava nel 1700 secondo l’Intendente Sicco, lo vediamo questo mese come si presentava nel secolo successivo, così come recitato in una delle principali opere a stampa che descrivevano con minuzia il nostro territorio.
Quest’opera in particolare approfondisce anche la storia dei paesi, sulla base di personali e doviziose ricerche d’archivio dell’autore, riportando spesso documenti ormai dispersi che all’epoca ancora esistevano.
Questo rende l’opera particolarmente importante per la storia locale, tanto che ancora oggi è considerata una delle basi di partenza per chi vuole addentrarsi nelle ricerche storiche delle nostre realtà.
Tralasciando le allegate ricche notizie storiche, qui di seguito viene riportato quanto scritto per dare un’immagine di Borgaro così come si presentava nella prima metà del XIX secolo.
È interessante notare come il Casalis già nell’Ottocento rilevava l’importanza storico-artistica di diversi palazzi e cascine signorili presenti sul territorio, e riportando le notizie di ritrovamenti archeologici l’autore ricorda anche le antiche origini del paese, fin dai tempi della colonizzazione romana.
Grande spazio viene anche lasciato alla descrizione dei corsi d’acqua, che all’epoca erano fattori determinanti nell’economia locali, anche se rileva che la qualità dell’acqua non era molto salutare per gli abitanti.
Si rimanda a quanto già pubblicato per avere maggiori informazioni sulla vita dell’autore e sulla sua importante opera, che riuscì a portare a termine un anno prima della sua morte, avvenuta il 10 marzo 1856.
Nel testo viene stralciato quanto scritto dal Casalis sul territorio di Altessano inferiore, che quando iniziò a scrivere era ancora unito a Borgaro (aggregato da Carlo Emanuele con decreto del 19 dicembre 1731) e che ne rimase unito fino al 1849, quando il re Carlo Alberto riunì Altessano al comune di Venaria Reale.
BORGARO (Burgarium Taurinense)
Comune nel mandamento di Caselle, provincia, diocesi, divisione di Torino. Dipende dal senato di Piemonte, intendenza generale, prefettura, ipoteche di Torino, insinuazione e posta di Caselle.
Questo luogo si trova in perfetta pianura, elevata metri 198 al dissopra del livello del mare: è distante quattro miglia, a tramontana, dalla capitale, e vi si perviene passando sopra il bellissimo ponte a tre archi costrutto nel 1852-53 sullo Stura, a spese della provincia, per cui si paga il pedaggio.
Questo fiume dapprima si tragittava col mezzo di un porto a due navi di proprietà della marchesa Falletti di Barolo, che, mediante compenso, lo cedette al governo, col diritto di pedaggio.
Borgaro presso lo Stura era nei confini dell’agro torinese: confini circondati non solo dalla vasta selva poi detta Vauda, posta tra quel fiume e l’Amalone, che segnava il limite dell’agro eporediense, ma eziandio dalle valli superiori.
Sui territori diramansi canali per l’innaffiamento dei beni, per dar moto ai molini, e ad alcuni edifizi meccanici. A levante di Borgaro, in distanza d’un quarto di miglio, esiste una cartiera provvista di due tini, nella quale sono occupate venti persone.
I prodotti territoriali consistono soprattutto in frumento, segala, fieno, e legname.
Così gli abitanti di Borgaro, come quelli di Altessano sono di docil indole. Alcuni di essi attendono alle arti meccaniche, e quasi tutti gli altri sono addetti all’agricoltura.
La mancanza d’acqua buona nuoce alquanto alla loro naturale robustezza.
Popolazione di Borgaro 1.100.
Origini
I benedittini avevano sotto la protezione di Borgaro due dei loro vicini monisteri, di cui l’uno dipendeva dalla badia di Fruttuaria sull’ Amalone, e l’altro da quella di s. Giacomo di Stura.
Nella regione detta della Madonna, diboscandosi un tratto di terreno per ridurlo a prato, si rinvenne un gran circolo di sepolcri, in cui vi erano lumi perpetui, monete coll’effigie di Nerone, ed alcune pergamene scritte, ma non più leggibili.
In capo ad uno di quei sepolcri sorgeva una pietra, su cui vedevansi ancora scolpite alcune cifre, e vi venne pure scoperto un tratto di selciato della lunghezza di circa nove trabucchi.
Poco lungi dal medesimo sito nel 1824 si rinvennero varii oggetti di antichità, fra cui monete di Diocleziano e Massimiano.
Le chiese
Principale solennità di Borgaro, alla quale concorrono circa due mila persone, si celebra in onore dei ss. Cosma, e Damiano.
La chiesa parrocchiale di Borgaro, che era a soffitto, e che minacciava rovina, fu elevala, ristorata e ridotta a volta nel 1752 a spese della comunità.
Vi si conserva una reliquia di S. Benedetto martire donata nel 1716 a questo comune dal teologo Spirito Augusto Bianco, rettore della congregazione dei preti teologi del Corpus Domini in Torino.
Questa chiesa contiene sei altari: il maggiore fu costrutto in marmo nel 1786.
Distante 351 metri dall’abitato vedesi una cappella dedicata alla B.V., la quale negli antichi tempi serviva di parrocchia: essa, minacciando di rovinare, fu ricostrutta nel 1778 dall’avvocato D. Bartolomeo Fava-Gioannini, e nel 1828 vi si allogò una nuova icona dipinta dalla damigella Comandò.
Circa il 1120 il vescovo di Torino cedette all’abazia di San Solutore in questa città la chiesa di S. Marco papa esistente nel territorio di Borgaro con tutti i beni alla medesima spettanti; la qual cessione venne confermata dal papa Eugenio III il 7 marzo 1147.
Con atto del 10 febbrajo 1319 il P. Ugo da Luserna, abate del monastero maggiore di S. Solutore in Torino, a richiesta del sacerdote Nicolino Vasco rettore della chiesa di S. Marco, confermò una permuta seguita tra esso rettore e l’abate suo predecessore, dichiarando di aver sempre ricevuto le prestazioni dovutegli da quella chiesa.
La chiesa di S. Marco per vetustà rovinò nel 1780. Il detto benefizio conservasi tuttora, ma la sua dote non consiste più in beni stabili, sibbene in L. 330 che pagano i conti Birago di Borgaro in seguito ad una permuta fattasi nel 1750.
Vari altri benefizi e cappellanie esistevano in Borgaro, che si estinsero nel corso dei secoli.
Vi si vedono ancora gli avanzi di un monastero di benedittine, e dall’essersi trovata nel muro di una camera di esso la data dell’anno 1353 si crede ch’essa indichi l’anno di sua fondazione.
Nel secolo XIII i monaci di S. Benedetto avevano in questo territorio due celle, ossiano piccoli monasteri, detti priorati, contenenti il numero di sei individui; uno di essi, che dipendeva dall’abazia di Fruttuaria, trovavasi nella regione ove presentemente vi è una borgata detta S. Benigno: l’altro sorgeva a levante del paese in distanza di 1200 passi da esso, ed era sotto il titolo di S. Bernardo.
Palazzi
In Borgaro si vede un moderno palazzo con ampio delizioso giardino, stato innalzato sul disegno, e a spese del conte Renato Birago, feudatario del villaggio, e gran mastro d’artiglieria.
Oltre l’ampio e delizioso castello di proprietà della contessa Sofia Birago di Borgaro, nel recinto dell’abitato si veggono cinque case civili che sono quelle del conte Gustavo Birago di Borgaro, del cavaliere Luigi Provana di Collegno, del signor Carlo Arbarello, e quella del municipio.
Fuori dell’abitato sono notevoli le case di campagna del conte Righini di S. Albino, del sig. Giovanni Mottura, dei signori Bologna, e del signor Francesco Rabbi.
Evvi un’antica peschiera spettante al Marchese Alfieri di Sostegno, della circonferenza di un terzo di miglio.
Fiumi
Lo Stura, che costeggia questo territorio, avendo un rapidissimo corso, a varie epoche vi arrecò gravissimi danni.
Da scritture esistenti nell’archivio di questo comune risulta che dall’anno 1736 al 1748 lo Stura vi corrose circa 60 giornate di terreno, e che per una piena di esso fiume avvenuta nel 1748 una notevole quantità di beni venne talmente coperta da pietre e da arena, che vi vollero non meno di dieci anni di lavoro per ridurla di nuovo a coltivazione.
Nel 1602 il comune ed i signori di Borgaro erano in lite col comune di Caselle per la derivazione di un canale d’acqua dallo Stura sul suo territorio: quei di Borgaro pretendevano di aver questo diritto in forza di una concessione loro accordata nel 1589 da Bernardino di Savoja signore di Racconigi e di Caselle, mediante l’annuo censo di due sacchi di avena.
Questa lite finì con una sentenza in data del 12 luglio 1614, in forza della quale si concedette al comune ed ai signori di Borgaro la facoltà di derivare il detto canale nel sito designato da periti, vale a dire nella regione appellata Prajetta.
Con patenti del 22 giugno del 1454 il Duca di Savoja concedeva al comune di Settimo Torinese la facoltà di derivare un canale d’acqua dallo Stura sul territorio di Borgaro, obbligandolo al risarcimento dei danni che da essa potevano provenire, ed imponendo una pena pecuniaria a chi tentasse impedire l’effetto di tali patenti.
Nel territorio di Borgaro scaturiscono otto fontane, delle quali sono notevoli le seguenti: quella detta di S. Balegno di proprietà del cav. Luigi Provana di Collegno, essa somministra acqua capace a dar moto ad una ruota da molino; per la bontà e purezza delle sue acque è tenuta come la migliore, tranne pei mesi di agosto, settembre ed ottobre, durante tutto l’inverno è asciutta.
Quella detta Vaccaressa dà ottime acque, perenni ed in tanta abbondanza, che nella siccità del 1817 ne provvide il bisognevole a tutto il paese.
Dell’amministrazione comunale
Quando il feudalismo era in vigore, appena che qualche nobile personaggio veniva investito del feudo e degli annessivi diritti, gli amministratori del comune ed i capi di famiglia possidenti solevano recarsi in corpo nel castello, ed ivi alla presenza del podestà per tale effetto deputato gli prestavano omaggio e fedeltà, e se ne faceva tosto pubblico atto, dopo il quale « tenendo essi il capo scoperto, colle ginocchia a terra, e toccando colle mani il Vangelo, promettevano non solo di difendere il feudataria, sostenerlo ed accrescerlo nell’onore, nella fama, nello stato, nella dignità e nei beni, ma eziandio giuravano di non mai intervenire in veruna adunanza, in cui si trattasse o si macchinasse qualche cosa contro di lui ».
Il numero dei consiglieri del comune e dei capi di famiglia che alli 10 giugno 1620 soddisfanno a quest’atto verso i feudatari del luogo, cioè alle contesse Antonia Langosco di Stroppiana e Margarita Parpaglia della Bastia, ed ai conti Birago di Vische, era di diciotto, cioè nove consiglieri ed altrettanti capi di famiglia.
La pestilenza che orribilmente travagliò questo paese fu causa per cui dall’anno 1665 al 1675 per mancanza di possidenti non formò più corpo di comunità.
Anzi nel 1683 il comune fu costretto a vendere varii terreni divenuti incolti per soddisfare alle imposte; ma gli stessi acquisitori non avendoli ridotti a coltivazione, il comune nell’anno 1699 chiedeva a Vittorio Amedeo II di poterli far coltivare per proprio conto, e questo Duca con patenti del medesimo anno non solo gli concedette la domandata facoltà, ma impose ancora una multa di cinquanta scudi d’oro a chiunque ne impedisse l’effetto.
In virtù di patenti del 1705, 11 gennajo, il marchese Angelo Isnardi Decastello di Caraglio e di Strevi, conte di Sanfrè, generale d’artiglieria e governatore di Torino, acquistò per sé e suoi successori il diritto di nominare il sindaco di Borgaro, mediante il pagamento di lire 500 alle finanze. Ma il comune nel 1732 riacquistò quel diritto dal marchese Carlo Isnardi di Caraglio, mediante la restituzione del prezzo pagato per tale oggetto.
Appare da atti pubblici che nei secoli XV e XVI l’amministrazione comunale era composta di due sindaci e dieci consiglieri; ma il comune non ebbe mai casa propria insino al 1738 , nel qual anno ne fece acquisto di una dal conte Renato Birago di Borgaro.
Scuole comunali
I fanciulli vi hanno il vantaggio di una pubblica scuola.
La scuola comunale pei fanciulli si stabilì in questo luogo nel 1696, come risulta dalla capitolazione fatta il 26 gennajo di quell’anno dal comune col sacerdote Giovanni Faccio di Lusigliè nominatovi a maestro, a cui si assegnò lire 200 per lo stipendio, e lire 20 per la provvista della legna nell’inverno, accordandogli ad un tempo la facoltà di fare una colletta dai proprietarii del luogo.
Nel corso di un secolo a poco a poco quello stipendio fu accresciuto sino a lire 400; e dal 1805 fino al 1852 con progressivi aumenti venne portalo a lire 600, come lo è al presente.
Nel 1830 si aprì in Borgaro una scuola per le figlie, mediante una tenue retribuzione dalle accorrenti: nel 1841 questa scuola venne trasferta in un locale di proprietà della contessa Sofia Birago di Borgaro, la quale corrispondeva lire 15 ogni mese alla maestra per l’istruzione delle ragazze povere, che nell’invernale stagione erano pure dalla medesima provviste di vesti.
Dal 1850 questa scuola è a carico totale del comune, che perciò retribuisce alla maestra un annuo stipendio di lire 450.
Congregazione di carità
La congregazione di carità di questo luogo si fondò il 30 novembre del 1719 dal P. Carlo Sangiorgio, gesuita, mandatovi espressamente da Carlo Emanuele: all’atto di fondazione si trovarono presenti il parroco, i due sindaci e quattro consiglieri.
Le fu assegnato in dote poco più di una giornata di terreno, che già spettava alla confreria del Santo Spirito.
A malgrado di alcuni piccoli lasciti che ricevette sinora quest’opera pia, i suoi redditi non giungono ad annue lire 200, dal che si conosce come i poveri vi possano essere ben poco sollevati nella loro miseria.
Dei diritti della mensa vescovile di Torino sopra Borgaro
L’imperatore Enrico con diploma dell’1 maggio 1046 accordava al vescovo di Torino il diritto delle decime sopra Borgaro. Nel secolo XIII nacquero tra il torinese vescovo e varii della famiglia Marchisio differenze per riguardo al diritto di quelle decime, ma per mediazione del P. Corrado da Asti, francescano, il 16 dicembre del 1266 si fece una transazione per cui i predetti Marchisio furono dal vescovo investiti di due parti delle decime per lo spazio di 40 anni, mediante l’annuo canone di undici sestari di fromento.
Il 4 giugno del 1331 il vescovo di Torino concedeva in enfiteusi per anni 29 le decime dì Borgaro ai figli di Faccio Marchisio.
Il 3 maggio del 1461 il torinese vescovo dava le stesse decime in affitto al pievano di Borgaro, per anni sei, al prezzo di dodici ducati d’oro annui, e pel medesimo prezzo le affittava il 7 aprile 1469 al dottore Michele Borgo ed al sacerdote Bartolomeo Boneri di Rivoli, per Io spazio di tre anni, terminati i quali, fecesi un nuovo affittamento aumentando il prezzo di due ducati d’oro, ed aggiungendovi la prestazione di quattro capponi. Nell’affittamento poi fatto il 6 giugno 1508, il prezzo fu convenuto con Gerolamo Aynardi a ventun ducati d’oro, ed un rubbo di candele.
Per atto del 14 giugno 1583 l’arcivescovo di Torino convenne col comune di Borgaro, di rinunziare a due terzi delle decime dovutegli del grano, vino, biada e canapa, mediante un annuo canone di scudi quindici da otto fiorini, col beneplacito della Santa Sede. Ancora presentemente il comune paga in ogni anno lire 111,50 alla mensa arcivescovile di Torino, a titolo di decima.







