
In questo numero tratteremo quelle espressioni che riguardano la Quaresima.
1. Merco scuròt: Mercoledì delle Ceneri. Veniva chiamato così perché rappresenta il “mercoledì scuro”, ovvero il giorno di lutto simbolico per la fine del Carnevale.
L’aggettivo scuròt fa riferimento al colore della cenere imposta sul capo dei fedeli e ai paramenti viola (colore scuro e austero) utilizzati nei riti religiosi.
2. Lë Smanòt: La prima settimana di Quaresima. Va dal Mercoledì delle Ceneri alla prima Domenica di Quaresima, ed è di soli 4 giorni.
3. Ël dì dla ressia; Giòbia màire: il quarto giovedì di Quaresima. Rappresenta una breve interruzione allegra e trasgressiva ai rigori e ai digiuni religiosi.
Il nome deriva dall’usanza di “segare” simbolicamente a metà la Quaresima.
4. La Duminica dla ramoliva: Domenica delle Palme. La tradizione voleva che in ogni casa fosse recato in quel giorno un ramo d’ulivo benedetto, simbolo di augurio di pace e di perdono.
Il ramo vecchio doveva essere bruciato e se ne dovevano spargere le ceneri nella casa.
5. Ël di che le fomne a comando: Martedì Santo. È il giorno in cui comandano le donne.
Questa ricorrenza è legata ad antiche usanze popolari in cui, per un giorno, i ruoli sociali venivano simbolicamente invertiti e le donne assumevano il “potere” in casa o nella comunità.
6. Ël di dël përdon: Giovedì Santo. Erano di rito le visite alle sette chiese per chiedere il perdono.
Al termine della celebrazione del giovedì, le campane “venivano legate” e restavano mute in segno di lutto fino alla veglia di Pasqua. Si diceva: Le ciòche son andàite a Roma….
I ragazzi scuotevano cantaran-e, tabele, tambussòire, tënëbre e battistòle per annunciare le funzioni. Che cosa sono?
Si tratta di strumenti idiofoni in legno[1] (spesso chiamati genericamente “raganelle”) che venivano utilizzati, durante il Triduo Pasquale (dal Giovedì Santo al Sabato Santo), al posto delle campane sia per suonare le ore (non potendo usare l’orologio del campanile) sia per richiamare i fedeli in chiesa.
7. La mëssa sùita: era la messa senza rintocchi di campane del Venerdì Santo.
8. Le ciòche dël Glòria: Sabato Santo risuonavano di nuovo liete le campane! Reduci dalla città eterna, ad annunziare nella bella mattinata primaverile, la risurrezione di Cristo.
9. Pasqua
Esse content coma na Pasqua: Essere estremamente felici. L’espressione nasce dalla gioia per la fine dei digiuni della Quaresima e dalla simbologia della Resurrezione.
10. Ël Lùn-es dla marenda: Lunedì dell’Angelo (Pasquetta), sottolinea l’usanza della gita fuori porta e del pasto al sacco.
Proverbi poco conosciuti
· Neghé ‘l Signor an sla cros: Negare Cristo sulla croce, negare l’evidenza.
· A veul fé chërde che ‘l Signor a l’é mòrt ant l’òrt:
Vuol far crede che Cristo è morto nell’orto, nel senso di spacciare delle falsità.
· Bàjla ‘d Pilat: Donna grasse e senza forme.
Pilato è simbolo di disinteresse, di indifferenza e perciò di disordine in ogni cosa.
· La ca ‘d Pilat: Casa in disordine.
· Smijé a la serva, la mare, ëd Pilat: Persona sciatta.
· Tribunal ëd Pilat: In gergo la Pretura
[1] Gli strumenti idiofoni sono strumenti musicali che producono suono attraverso la vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l’uso di corde, membrane o colonne d’aria, solitamente realizzati in metallo, legno, pietra o materiali plastici. Sono una delle principali categorie di strumenti a percussione, distinguendosi per il fatto che il materiale di cui sono fatti è l’elemento vibrante stesso.







