Ditemi: c’è un modo per evitare di essere angustiati ogni santo giorno dalle folli dichiarazioni di Trump, quello che vuole il Nobel, che dice d’aver fatto finire ben otto guerre, che non si dà pace per non essere amato da tutti, ma proprio tutti gli esseri dell’orbe terracqueo, molti dei quali vedono invece in lui un pazzo squilibrato che ha scelto l’offesa come unico mezzo per risolvere ogni contesa? Lui sbriciola e i cocci sono tutti nostri.
Difficile trovare uno capace di indurlo alla ragione, più facile imbattersi in chi lo blandisce, lo asseconda in folli intemerate pur di non dispiacere al novello Caligola.
Quantomeno però potremmo provare a silenziarlo evitando di fare da cassa di risonanza alle solenni minchiate che ci rifila ogni giorno dal pulpito di “Truth”, il social media che s’è inventato per diffondere la sua verità.
Sì, magari al posto della pernacchia di eduardiana memoria, potremmo diffondere, espandere un lungo, immenso, mucillagginoso silenzio in cui possa disperdersi, a mo’ di peto vagante nell’ infinito, ogni sua belluina, stolida dichiarazione. Ah, che soddisfazione sarebbe ridurlo al silenzio!
C’è da esserne convinti che senza una platea, questa assoluta disgrazia, perderebbe buona parte del suo criminale potenziale. Ma tant’è.
Allora per consolarti ti aggrappi alle piccole cose, quelle che, come già diceva Trilussa, sono le uniche che ti recano felicità.
Prendi questa, per esempio. In un giorno né brutto, né bello, dove attendi solo l’ennesima pessima notizia, ti arriva una lettera. Già ti stupisci che di lettere ne arrivino ancora, poi la apri e, vergata a mano, come solo i signori sanno fare, ci trovi questo: “ Caro Elis, sto superando il “ Giro di boa 95”; attendo ogni mese l’arrivo del giornale. “ Cose Nostre” è un dono che mi lega a luoghi che ho tanto amato, un dono prezioso per chi come me esce ormai raramente di casa. Mi mancano gli incontri, le amicizie, le inaugurazioni…
Si va fin dove si può arrivare: la vita funziona così. Un abbraccio da Gian Giorgio Massara”.
Giusto per rinfrescare le memoria, il professor Massara, oltre a essere un regalo enorme che il nostro giornale ha potuto ricevere, annoverandolo per molti anni tra i collaboratori più preziosi, è stato una stella polare dell’Accademia delle Belle Arti torinese, consulente e critico assai ascoltato nel milieu che ha nella bellezza il faro, oltre a essere un riferimento nel mondo legato a gallerie e mostre di pittura. Ma è nell’essenzialità del messaggio che s’annida “il piacer mio”, nel sapere che Cose Nostre possa essere dono e conforto .
Come dono e conforto ho trovato nell’illuminante tutto trovato nella prima intervista che il parroco di Leini e Mappano, Don Riccardo Robella, ha rilasciato dopo essere riemerso dal coma provocato da un terribile incidente, ancora costretto a una lunga degenza presso l’unità spinale del CTO e con ogni probabilità a una vita prigioniera d’una sedia a rotelle.
Don Robella, cappellano del Toro, avrebbe tante buone ragioni per scagliarsi contro quel destino maligno che dal 4 maggio 1949 fa sempre tanta compagnia a noi granata, e invece no: non un accenno alla commiserazione; anzi, quasi un apprezzamento per la nuova condizione che l’ha costretto a ricalibrare il paradigma dei suoi giorni, attraverso “ l’assunzione del dolore”.
Nella chiosa finale dell’intervista c’è il tutto: “ La vita è un miracolo, e va vissuta fino in fondo.”
Cosa si può fare per farlo entrare nelle pazze, criminali zucche di chi cerca di annientare il mondo?
Quasi, quasi gli spedisco “Cose Nostre”.
Ditemi
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