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giovedì, Maggio 21, 2026

    Torino, Musei Reali: una mostra per Orazio Gentileschi

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    Viaggiare, spostarsi per conoscere luoghi, culture e persone differenti spesso stimolano creatività e nuove forme di espressione.
    Il tema del viaggio è il filo conduttore di un percorso espositivo che mette in stretta relazione l’arte, i committenti, i contesti culturali e gli artisti di volta in volta incontrati da uno dei più importanti pittori del Seicento italiano, Orazio Gentileschi.
    Nelle Sale Chiablese dei Musei Reali Torino (piazzetta Reale,1) è allestita la mostra “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio”, visitabile sino al prossimo 3 maggio e curata da Annamaria Bava e Gelsomina Spione.
    L’esposizione si snoda in cinque sale e dieci sezioni scandite dalle tappe geografiche, dall’itinerario artistico, tra Roma, Genova, Torino, Parigi e Londra, che bene illustrano l’evoluzione stilistica del pittore, che spazia dal tardomanierismo a un naturalismo caravaggesco, sino ad una pittura di raffinata eleganza e cromia vibrante.
    Orazio Lomi (Pisa 1563 – Londra 1629) prese il cognome materno Gentileschi solo dopo il suo trasferimento a Roma e dove a inizio Seicento incontrò Caravaggio: incontro che influenzò la sua pittura e, forse, anche la sua vita. Infatti i rapporti con il Merisi furono molto stretti, creando legami non solo sotto il profilo lavorativo, ma con lui condivise addirittura una querela nel 1603, sollevata dal pittore Giovanni Baglione. Nelle sue opere si scorge una libera e personale interpretazione della poetica e del colorismo del pittore lombardo; Gentileschi “predilige l’intensità della luce, del colore e non le ombre”; gli furono più congeniali le soluzioni caravaggesche del primo momento, la maniera chiara delle primissime opere lo portarono a realizzare effetti ottici di una limpidezza tale da esaltare la sericità dei broccati e delle sete. La qualità della luce di Gentileschi ha le caratteristiche dei pittori nordici.
    Fulcro della mostra monografica è la pala Annunciazione, realizzata da Gentileschi nel 1623 per il duca Carlo Emanuele I di Savoia. Il dipinto è ritenuto dalla critica uno dei vertici assoluti della sua produzione: il linguaggio caravaggesco è ben assimilato, seppur i contrasti luministici siano attenuati, l’intensità della luce è espressa attraverso una profonda sensibilità coloristica che conferisce risalto plastico alle forme, modellate con nitidezza e con impeccabile disegno.
    Il pittore pisano realizzò una prima versione de Annunciazione nel 1622, commissionata dalla famiglia genovese Grimaldi Cebà (ora conservata nella basilica di San Siro di Genova); l’anno successivo ne dipinse una gemella (le differenze tra le due versioni sono davvero minime: in quella genovese il baldacchino è di colore blu, mentre in quella torinese è rosso) per il Duca sabaudo con la speranza, forse, di diventare “pittore di corte”. L’artista replicò più volte, nella sua carriera, vari soggetti, adattandosi di volta in volta alle richieste dei nuovi committenti: questa sua capacità unita alla buona qualità pittorica lo portarono ad essere apprezzato da collezionisti e regnanti, dalla regina di Francia Maria dé Medici, a Filippo IV di Spagna, a Carlo I d’Inghilterra.
    Sono esposte quaranta opere provenienti da prestigiose collezioni italiane e internazionali: dal Louvre al Prado, dagli Uffizi alla Galleria Nazionale delle Marche. Tra i capolavori vi sono tre quadri di Artemisia Gentileschi (1593-1654) “Santa Maddalena”, “Conversione di Santa Maria Maddalena” e “Santa Caterina”; tra il 1608 e il 1609 diverse opere commissionate a Orazio furono realizzate in collaborazione con la figlia Artemisia, che dimostrò il proprio talento già dall’età di quindici anni.
    Èesposta una tela, “San Francesco riceve le stimmate” dipinta ad olio da Carlo Saraceni (Venezia 1579-1620) e conservata nella parrocchia di San Pietro in Vincoli di Lanzo Torinese. Di formazione veneziana, Saraceni applicò i modi caravaggeschi, appresi a Roma ad inizio Seicento, sulla tradizione coloristica veneta, traducendo il drammatico contrasto luci/ombre del Merisi in sensibili trapassi luminosi, velature e trasparenze. Una pittura quasi parallela a quella di Gentileschi che esercitò una vasta influenza sui caravaggeschi posteriori, specialmente sugli olandesi.

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