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giovedì, Maggio 21, 2026

     Wadi Rum, il deserto di Lawrence d’Arabia

     

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    “Il viaggiatore è colui che percorre le strade più lontane, sempre con uno sguardo al passato e uno al futuro”,  Luigi Pirandello.

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    Anja Wenger voleva vedere Petra in Giordania, e quindi poi ci siamo spostati in questo luogo magico.
    Thomas Edward Lawrence è un personaggio molto famoso nel mondo anglosassone, in qualche modo mitizzato da uno dei film più premiati della storia di Hollywood. Che il suo contributo alla rivolta araba sia esagerato o meno, la verità è che ancora oggi è un punto di riferimento per i viaggiatori stranieri che visitano la Giordania.
    Wadi Rum, letteralmente Valle Elevata, costituisce una delle mete più affascinanti per la straordinaria bellezza dei paesaggi che si attraversano. Da sempre via di passaggio da e verso l’Arabia Saudita, il deserto di Wadi Rum era territorio percorso dalle tribù nomadi fin dai tempi più antichi, come testimoniano alcune iscrizioni tamudee del VII secolo a.C. e nabatee del V secolo a.C., nonché alcune rovine della stessa epoca. Costituito da sabbia e singolari formazioni rocciose è chiamato anche Valle della Luna per lo scenario surreale che si presenta agli occhi di chi lo visita. Accanto al letto di antichi fiumi ora completamente prosciugati si innalzano torri, guglie e pinnacoli di arenaria modellati da secoli di erosione, che si alternano a distese di sabbia dalle più svariate colorazioni dal bianco al rosso scuro. La scarsa vegetazione tipica del deserto è generalmente costituita da alberelli di acacia e cespugli dalla verde chioma che i locali chiamano hammada.
    Come alcuni interessanti ritrovamenti hanno dimostrato, questa vasta area era già abitata dall’uomo fin dalla preistoria, sono stati infatti portati alla luce da ricercatori dell’Università di Firenze, sotto la guida del professor Edoardo Borzatti von Löwenstern, strumenti in pietra riferiti al paleolitico recente, e antichi insediamenti del neolitico e Età del Rame.
    A poche centinaia di metri dal centro visitatori si trovano i resti di un tempio nabateo che risale al periodo di re Rabel, circa I secolo d.C.: di questo tempio originariamente costituito da un altare sopraelevato circondato da colonne e consacrato al dio nabateo Dushara o “Signore della montagna” non restano oggi che le fondamenta. L’edificio servì da rifugio alle tribù nomadi fino alla sua distruzione avvenuta nel IV secolo d.C. Nell’area circostante oggi si trova un cimitero della comunità beduina.
    A un chilometro dal tempio troviamo la sorgente di Ayn Shallalah detta “la sorgente di Lawrence”, assai abbondante per trovarsi in una valle desertica; sul sentiero che sale alla sorgente oltre a raffigurazioni rupestri e a iscrizioni nabatee e arabe ci sono tracce dell’antico acquedotto romano. Continuando verso sud troviamo la “casa di Lawrence” o forse dovremmo dire le rovine della presunta casa che secondo una credenza popolare il britannico avrebbe occupato durante la sua permanenza nel deserto. Qui sono stati rinvenuti interessanti elementi del periodo neolitico, mentre poco oltre nel sito di Khirbat Rizqah è stato scoperto un monumento sepolcrale del periodo tamudeo del III secolo a.C. che conserva lastre funerarie ornate di ritratti.

    INCISIONI RUPESTRI
    Le innumerevoli incisioni rupestri, opera di cacciatori e pastori nomadi che hanno percorso questo territorio, sono disseminate un po’ ovunque, le più antiche raffigurano scene di caccia con l’arco o gruppi tribali. Da queste rappresentazioni emerge la particolare concezione del mondo di questi nomadi in cui sono importanti il duello, il combattimento collettivo e soprattutto il rapporto con gli animali. Nelle scene di caccia viene evidenziato il ruolo che la preda ha avuto nell’azione della caccia. Anche nelle rappresentazioni di duelli e combattimenti gli individui vengono raffigurati con pochi tratti che rendono dinamico l’effetto dell’azione. Per quanto riguarda la cronologia, si è stabilito che sono più recenti le incisioni il cui tratto sulle superfici di arenaria risulta più chiaro rispetto alla superficie stessa. In generale le raffigurazioni più antiche risalgono al VI secolo a.C. quando il Wadi Rum non ancora desertico era popolato di animali e ricco di vegetazione. Al neolitico risalgono probabilmente le figure di bovini e altri animali quali le gazzelle, mentre al 2000 a.C. vengono fatte risalire le figure di caccia. Dal VII secolo a.C. si diffondono le raffigurazioni spesso associate a iscrizioni rupestri, la scrittura più diffusa in quel periodo è il tamudico, un sistema alfabetico nordarabico antico. A partire dal IV secolo compare la scrittura nabatea fino al II secolo d.C., mentre seguono le iscrizioni in cufico e poi quelle in arabo. Particolarmente belle di quel periodo sono le rappresentazioni di dromedari.

    LA CARTA TOPOGRAFICA
    Non lontano dal villaggio di Diseh, il principale insediamento del Wadi Rum, una equipe italiana diretta dal professor Borzatti ha fatto una interessantissima scoperta. All’interno di una grotta è stata rinvenuta una grossa lastra di pietra di circa 5 metri quadrati ricoperta di solchi circolari di varia profondità e di circa 3 centimetri di diametro uniti tra loro da una intricata serie di piccoli canali. Dopo aver verificato la corrispondenza di solchi e canali e comparati con la topografia della zona, gli studiosi hanno avanzato l’ipotesi che si possa trattare della più antica carta topografica dell’area, tale manufatto risalirebbe al 3500 a.C. quindi all’Età del Rame.

    UNESCO
    Wadi Rum viene catalogato dall’Unesco nel 2011 come sito dal “Valore Universale Eccezionale”.
    Un’area di 740 chilometri quadrati iscritta come sito misto naturale e culturale, presenta un variegato paesaggio desertico costituito da una serie di strette gole, archi naturali, imponenti scogliere e caverne. Petroglifi, iscrizioni e resti archeologici presenti nel sito testimoniano 12.000 anni di occupazione umana e interazione con l’ambiente naturale. La combinazione di 25.000 incisioni rupestri e 20.000 iscrizioni traccia l’evoluzione del pensiero umano e il primo sviluppo dell’alfabeto.

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    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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