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giovedì, Maggio 21, 2026

    A Palazzo Madama è tornato il polittico di Defendente Ferrari

    Dopo un restauro particolarmente articolato

    Si deve al Ludovico d’Acaja (principe dal 1402 al 1418) la trasformazione del castello da struttura difensiva (realizzata sulla preesistente casaforte voluta da Guglielmo VII di Monferrato) a dimora principesca, con la creazione di un vasto ambiente al piano terra denominato “salla magna bassa”, l’attuale “Sala Acaia”. Riscoperta e restaurata nel 1931, ospita le collezioni di Gotico e Rinascimento, in un percorso che si snoda attraverso tre secoli di storia figurativa del ducato sabaudo e che compone una parte dello straordinario Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino.
    Proprio nella “Sala Acaia”, dopo un complesso e delicato restauro, è nuovamente esposto -dallo scorso mese di febbraio- il grande polittico “San Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione” realizzato da Defendente Ferrari tra il 1520 e il 1525. Dipinto su tavola e conservato con la cornice originale ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti: la presenza della carpenteria originaria è piuttosto rara nei polittici dell’epoca. Le tavole lignee che costituiscono il supporto dei dipinti sono state risanate, in particolare, la tavola centrale che presentava i segni di un’antica frattura che è stata ricomposta, restituendo stabilità e continuità al polittico; contemporaneamente sono stati affrontati gli interventi sulla superficie pittorica, colmando lacune e restituendo la luminosità cromatica che caratterizza l’opera di Defendente Ferrari. Nella tavola centrale è raffigurato san Gerolamo nel suo eremitaggio, mentre nelle due laterali vi sono coppie di santi. Di grande interesse è la cornice riccamente decorata con candelabre rilevate a pastiglia, secondo i dettami della cultura rinascimentale; le parti sommitali laterali, ciascuna con cimasa, volute e foglie di acanto, racchiudono un’Annunciazione. Nella predella le scene della Passione sono realizzate con grande abilità miniaturistica, di influenza fiamminga e con una raffinatissima tecnica del tratteggio a oro che esaltano la capacità narrativa dell’artista.
    L’intervento si è reso possibile grazie al finanziamento di Marziano Marzano, già assessore e vicesindaco di Torino ed è stato condotto, per la parte lignea e strutturale, dal laboratorio di restauro di Leone Algisi a Gorle (BG), con la collaborazione di Carla Grassi per la parte pittorica.
    Defendente Ferrari (Chivasso 1475 circa – 1540) fu allievo di Giovanni Martino Spanzotti con il quale collaborò in diverse occasioni, come nel “Polittico dei Calzolai” conservato in Duomo a Torino, ma ben presto ebbe una bottega autonoma a Chivasso con una larga committenza ecclesiastica nel Piemonte occidentale. Occorre ricordare, per esempio, che nella Signoria di Lanzo ai tempi di Beatrice di Portogallo (1538) si produceva solamente arte legata alla chiesa: in questo contesto ben si collocano la bottega e l’opera di Defendente che “fece moda”, con una pittura ricca di preziosismi decorativi, dai colori vivi, smaltati, derivati dalla scuola nordica, amalgamando la tradizione iconografica, senza abbandonare il gusto goticheggiante, molto apprezzato in Piemonte e la rinnovata composizione prospettica. Fu un innovatore nel modo di lumeggiare, di trattare le ombre e i panneggi (come nei drappi e nei manti del Polittico), di sistemare nei suoi sfondi motivi architettonici con gusto ornamentale rinascimentale, di riporre costante attenzione ai particolari, sia degli elementi naturali, sia dei dettagli preziosi degli abiti. Il Polittico con “San Gerolamo”, del quale non si conosce la collocazione originaria poiché priva di riferimenti iconografici certi, è particolarmente importante per la storia della pittura piemontese di inizio Cinquecento e del secolo successivo: si potrebbe affermare che il Barocco piemontese non sarebbe mai esistito senza prendere le mosse da Defendente Ferrari. Piace ricordare che anche a Caselle, nella “Sala del Sindaco” è conservata la raffinatissima tavola “La Madonna del Popolo” richiesta a Defendente dalla ricca famiglia Provana per la chiesa dei Servi di Maria.

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