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giovedì, Luglio 25, 2024

    Fino a quando

    La parte finale di una poesia di Trilussa è lì a ricordarcelo: in fondo la felicità è una piccola cosa. È che non c’è mai tempo per accorgersene. Fino a quando, magari, ti trovi a un incrocio della vita. Nulla di particolarmente serio, per la verità, ma inchiodato in un letto dopo un’operazioncina, hai finalmente il tempo per poter riconsiderare. E mica solo la nostra semenza, ma la fortuna che abbiamo a essere cittadini italiani.
    Lì, in un candido letto di un lindo ospedale pubblico torinese, amorevolmente circondato dalle professionalissime cure d’ogni infermiere, dopo aver constatato l’eccellenza dei nostri medici in un sala operatoria che sembrava cavata da un antro della Spectre dei film di 007, tanto pareva spaziale e all’avanguardia, una domanda sola poteva sgorgare: ma quanto siamo idioti nel non amare un Paese che ti offre una sanità pubblica a questo livello? Mica ce ne rendiamo conto. Fossi stato, che so, statunitense, per un intervento come quello che ho subito, col ricovero accordatomi, la mia carta di credito sarebbe stata immediatamente prosciugata e avrei dovuto accendere un mutuo per tentare d’essere curato, e portare un debito sul groppone per anni. Invece da noi ci si prende cura e si operano gratis i malati, e li si salva. Per la carità, tanto s’è fatto per far sì che si creassero le condizioni per ingrassare la sanità privata, però il sistema pubblico tiene, con sempre maggiori difficoltà, ma tiene.
    Perché “con sempre maggiori difficoltà”? Oh bella, ma è semplice: perché troppo pochi in Italia pagano le tasse: si cerca di pagarne sempre meno, come se ci fosse altra possibilità di poter mantenere in piedi lo stato sociale.
    Il povero Padoa Schioppa quando provò a dire: “Le tasse? Sono bellissime” venne immediatamente crocifisso, senza neppure provare a capire il senso d’un’esternazione così. Senza porsi la domanda di dove possano provenire le risorse per scuola, sanità, strutture e infrastrutture. Il nostro piglio rimane sempre quello di Totò nel film “I tartassati”: che sia per questo che siamo una povera nazione e una nazione sempre più povera?
    Ma siamo convinti d’essere furbi e abbiamo una fascinazione per quelli che si mostrano smargiassamente tali, quelli che sanno “come va il mondo”.
    Se no non si spiegherebbe il successo di alcuni cialtroni e il ripescaggio di una frase che ha molti padri ma un unico effetto: “ Governare gli Italiani non è difficile: è inutile”.
    Individualisti e anarchici, facciamo tanto per autorizzare il concetto, anche perché siamo un popolo che tende a dire che si fa gli affari propri, che la politica è una brutta cosa e per questo non va a votare. Col tragico risultato di lasciare nelle mani di pochi, e non sempre immacolate e capaci, il destino di tutti. Peggio del mitico Tafazzi, ma tant’è.
    S’è visto in questa appena trascorsa tornata elettorale, della quale, a parte il canaio d’una campagna elettorale di infimo livello, il dato più evidente emerso è che non fregava niente a nessuno.
    E pensare che sul piatto di cose importanti ce n’erano.
    C’era da capire se l’Europa potrà ancora contare nel mondo o se diventeremo una vaga entità, per il desiderio recondito di tornare una miscela di nazioni separate. Non abbiamo ancora capito il rischio che stiamo correndo: quello di buttare alle ortiche 80 anni di pace e prosperità dopo secoli di lotte sanguinarie.
    Un’Unione Europea con scarso consenso, senza esercito, né politica fiscale, estera o industriale non può continuare a lungo.
    Ma a noi, che siamo furbi, tutto ciò sembra non interessare.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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