Lo spazio di aprile di questa rubrica non può che essere toccato anche lui dall’emergenza Covid-19. Esso pertanto ospita due contributi di riflessione, che ci arrivano da due figure autorevoli, e di spicco a livello nazionale, del mondo delle Pro Loco: il presidente UNPLI Piemonte Giuliano De Giovanni e il presidente onorario UNPLI Puglia Angelo Lazzari. C’è inoltre lo spazio per il cordoglio per i lutti che nel mese di marzo hanno colpito due amici e collaboratori di questa rubrica: Gabriele Di Francesco e Riccardo Milan.


 

Si stanno moltiplicando gli appelli e i messaggi da parte di tutti coloro che hanno ruoli e responsabilità sulla complessa e delicata situazione che stiamo vivendo nel nostro Paese e più in generale nel mondo.

Ne ho letti e sentiti molti; ognuno cerca di dare il proprio contributo per far sì che questo momento sia affrontato con la giusta determinazione, con la volontà di superarlo per tornare alla normalità.

Il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio ci hanno detto che uniti ce la faremo; il messaggio degli operatori economici è indirizzato al Governo affinché intervenga con misure straordinarie per affrontare le conseguenze negative economico/sociali del contagio; tutti esortano al rispetto delle nuove regole che ci aiuteranno: una collettività colpita ha bisogno anche di questo.

La storia si ripete, lo sappiamo tutti, l’uomo ha affrontato momenti molto più complessi di questi; ma con molta lucidità e consapevolezza dobbiamo ammettere che questa epidemia arriva in un momento molto particolare della storia dell’umanità, quasi un campanello d’allarme, un presentimento, un monito.

Dopo decenni di totale assuefazione alla crescita economica, in un mondo ormai globalizzato dove a detenere il comando sono i grandi poteri occulti, ci accorgiamo che siamo impotenti di fronte ad un virus che ci ha prima incuriositi (era in Cina), poi impauriti e che adesso rischia di creare una delle più complesse crisi del dopoguerra.

La grande crisi del 2008 è stata di natura finanziaria, una enorme illusione che di colpo si è sgonfiata come un pallone bucato, trascinando con sé interi segmenti della società che su queste illusioni si erano ingigantite. E adesso?

Siamo in un periodo che Dante definirebbe “una selva oscura” dove prevalgono egoismo e competizione (il mancato rispetto delle regole per contenere il virus è a mio avviso un atto di mero egoismo).

Manzoni nei Promessi Sposi ci parlava della peste come di un momento di prova tra umanità e inumanità, Boccaccio diceva che l’effetto più terribile della peste era la distruzione del vivere civile, mettendo gli uomini gli uni contro gli altri, malati nel cuore e nella mente prima che malati nel corpo.

Riscontro qualche attinenza con la società attuale, troppe volte e troppo spesso cinica e spietata.

Ma dopo la peste ci fu il Rinascimento e l’uomo costruì un mondo nuovo, un mondo migliore.

Ebbene, credo che ci sia veramente bisogno di un Rinascimento: umano, sociale, culturale, economico. Questo mondo ha fallito, la cultura dominante del profitto ha fallito, la competizione esasperata che seleziona non i migliori ma i meno sensibili ha fallito.

I momenti bui servono per ritrovare la luce, non perdiamo questa occasione, ma guardiamo con rinnovata speranza al futuro e chiediamo alle donne di guidarci per uscire da questa valle oscura.

Giuliano Degiovanni (presidente di UNPLI Piemonte)


Emerga spirito di servizio e senso di comunanza

21 marzo 2020. Un giorno qualsiasi. Sempre eguale. Nel vuoto delle strade qualche sparuto passante. Qualche altro convinto che tocchi ad altri. Qualche incurante portatore di gravi danni. Tutto pare lunare con riti esorcistici e propiziatori tamburellati in tutta la penisola.

Guardo con grande attenzione e sorpresa il vuoto delle nostre contrade, che, pur senza essere ancora del tutto toccate, hanno subito recepito il messaggio e attivata la quarantena.
D’un tratto si è zittito l’indice dell’untore contro i cinesi, la voce beffarda di tanti che urlavano la schizofrenia virale, l’ottimismo o il pessimismo di chi occupava il potere.
In tale situazione mi è rivenuta una grande delusione dal mondo proloco, che non ha dato voce, né esempi e sostegni. Eppure, l’occasione era propizia come non mai.
Sulle vicende presenti, per dirla con Montale, mancano le parole. Eppure, qualche riflessione sul ruolo del nostro volontariato nel tempo a seguire è doverosa e urgente.
L’unica cosa che un’associazione come la Pro Loco non dovrebbe mai fare è stare nel limbo. Invece, dall’alto non una direttiva, non un’iniziativa, non un appello. Come se per il volontariato, riferimento di solidarietà e motore di promozione, per istituzione deputato alla tutela e salvaguardia del luogo e della sua comunità, l’evento non dovesse avere alcun significato.
Questo non è il tempo del folclore, che possa far recuperare lo smarrimento di valori ed affetti, non è il tempo delle urla, non è il tempo dell’immagine: è il tempo dell’azione e del sacrificio, se mai in profondo silenzio, in modo totale; è il tempo dell’umiltà e della solidarietà.
Nel momento in cui aziende e cittadini, in modo volontario e gratuito, fanno tutto il possibile, quasi in una gara senza confini, per alleviare le tragiche difficoltà, è assolutamente incomprensibile la persistente sordità del mondo proloco.
Per l’Associazione oggi non ha senso pensare alle sue attività abituali, perché difficilmente nell’immediato si avrà il tempo di metabolizzare il tristo evento e di pianificare i suoi effetti.
In questo contesto, dovrebbe emergere da protagonista il senso di appartenenza, di servizio e di comunanza: chi sta sull’orlo del precipizio invoca un disperato aiuto per non precipitare.
Ma ancora una volta si è perduta una occasione irripetibile di passare dal vanto di avere seicento mila soci volontari alla prassi di un impegno reale per la propria comunità, nel tempo del bisogno e della solidarietà.

Angelo Lazzari (presidente onorario di UNPLI Puglia)


Lutti

L’epidemia Coronavirus ha cominciato a toccare persone a noi vicine. E lo fa nel modo peggiore, colpendo negli affetti familiari.

Come comunità GEPLI dei giornali di Pro Loco, siamo pertanto vicini a Riccardo Milan, che ha perso mamma e cognato.

Riccardo Milan, direttore del giornale di UNPLI Piemonte, ha così risposto sul gruppo whatsapp di GEPLI alle espressioni di cordoglio in arrivo da tante parti d’Italia: “Cari amici, davvero momenti tragici per me, la mia famiglia, il mio Paese e l’umanità tutta. Accolgo le vostre parole e vi ringrazio uno ad uno”.

Pochi giorni prima un altro grave lutto (non legato a Covid-19) aveva colpito il professor Gabriele Di Francesco, per la perdita della moglie Francesca.

Tutta la comunità dei giornali delle Pro Loco nel corso degli anni ha avuto la possibilità di conoscere ed apprezzare Gabriele, sempre presente ed attivo nei convegni Gepli fin dal primo incontro a Caselle Torinese nel marzo 2012. Anche a lui la Pro Loco di Caselle Torinese, col suo giornale Cose Nostre, esprime il cordoglio per la grave perdita.

L’accento va sulla terza “a” e lo rende il participio passato del verbo attaccàre, benchè l’espressione sia profondamente innestata nel tempo presente. Ma se anche l’accento scivolasse per sbaglio sulla seconda “a”, poco male: ci sta pure l’imperativo. Quanto all’ATECO, si tratta di una strana bestiola che rimane rintanata per anni nei protocolli delle camere di commercio, nei faldoni di notai e commercialisti e nelle cartelle degli uffici amministrativi. Si annida lì, in letargo, o magari in agguato, apparentemente innocua ed estranea alle quotidiane vicende del lavoro vero. Quando si manifesta, lo fa timidamente, di sfuggita, in forma di distratti codici alfanumerici, tramite i quali si identifica nientemeno che l’AT-tività ECO-nomica svolta dall’Azienda. Solo un’altra volta mi è capitato di assistere ad un’incursione, energica e persistente, dell’ATECO nel mondo reale, nel dicembre del 2011, quanto un provvedimento della conferenza stato regioni declinò i principali obblighi formativi in azienda proprio su quelle inesplorate combinazioni alfanumeriche: di colpo un’astrazione impalpabile, buona al massimo per i collegi sindacali, ricadeva pesantemente nella vita di fabbrica, condizionando durate e contenuti dei corsi e inchiodando legioni di lavoratori alla gerarchia dell’alto, medio o basso rischio. C’erano pure, allora, deroghe e casi particolari, ma la sostanza era quella. La bestiola era uscita dalla tana e aveva lasciato il segno. Un segno rilevante, questo sì, ma non erano poi questioni di vita e di morte… Ecco, questioni di vita e di morte, appunto, di salute e di malattia. Allora no. Ora sì. Chi l’avrebbe mai detto che nel marzo 2020 lo schivo ATECO sarebbe ripiombato all’improvviso nella brulicante esistenza di milioni di lavoratori e dei loro datori di lavoro, in un momento in cui la quotidianità era già smarrita nelle contorsioni dell’emergenza virale e in cui gli orizzonti, personali e professionali, erano già offuscati da coltri di incertezze. Ecco che, in una lenta, surreale domenica di inizio primavera, silenziosa come solo la quiete prima della tempesta, gli insidiosi codici alfanumerici si avventano sulle trame del tessuto economico e vi affondano i propri artigli affilati. Qui con precisione chirurgica, lì con zampate grossolane. Un momento dopo ci si trova a dare i numeri: questo c’è, questo no, il mio l’ho visto, il tuo manca. È bastata una scarna griglia, allegata ad un decreto crepuscolare, per sancire chi, in regime di coronavirus, avrebbe chiuso e chi sarebbe rimasto aperto, chi sarebbe rimasto a casa e chi sarebbe andato ancora al lavoro. Non senza eccezioni e sfumature, ovviamente, e con gli immancabili, audaci esercizi di “mirror climbing”. Questa volta sì l’incursione tocca elementi strutturali e tasti vitali, per le persone impaurite dal virus, certo, ma anche per le aziende relegate in un limbo da cui chissà quando, chissà come e chissà se usciranno. Nell’emergenza sanitaria in corso, che come si poteva prevedere è giunta imprevista, molte cose appaiono più importanti di quanto sembri in tempo di pace, cose che ci ripromettiamo di considerare di più e meglio quando sarà finita, di tenercele più attaccate. Una è il codice ATECO. Magari non sta proprio in cima alla graduatoria, però oggi, 25 marzo 2020, il giorno di chi si ferma e di chi prosegue, oggi forse anche sì.

Alberto Vicentin, direttore del mensile
“In Paese” di Brendola (VI)

PiazzeAmicheWEBDedichiamo lo spazio di questo mese della rubrica a un tema molto serio. Quello dei decessi causati da mesotelioma, il tumore legato all’inalazione di fibre da amianto. Lo spunto ci viene dalla lettura dell’articolo di copertina apparso su uno scorso numero del bimestrale Il Paese.  “Piazze Amiche” più volte si è occupato di questo giornale, nato nel 1976 presso la Pro Loco di Magliano Alfieri. Il territorio coperto dalla diffusione di questa testata è ora quello dei sette comuni della sponda sinistra del Tanaro, sulle colline del Roero. Uno dei sette comuni è Castagnito. E proprio da questo piccolo comune piemontese arriva la storia che vogliamo riportare, quella del primo comune del Roero a riuscire a liberare completamente il suo territorio dalla presenza delle coperture in cemento-amianto, il primo a diventare “amianto-free”.


Come diventare un Comune “amianto-free”

È dal 1994 che in Italia non si producono più manufatti in amianto. Ma di amianto si continua a morire. C’è infatti ancora tanto amianto nel nostro paese. Le stime di Legambiente parlano di quaranta milioni di tonnellate di manufatti diffusi tuttora sul territorio nazionale. 370.000 le strutture censite, di cui 20.000 siti industriali, 50.000 edifici pubblici, 300.000 di privati cittadini. Queste strutture si deteriorano, le fibre di amianto vengono liberate e volano in aria in microparticelle che tutti noi respiriamo. Di amianto quindi si continua a morire e, secondo gli esperti, il picco dei decessi non è stato ancora raggiunto.

Risale a 28 anni fa, al 1992, la normativa che mise fuorilegge l’amianto. Ma i piani regionali, che avrebbero dovuto essere pubblicati dopo sei mesi, mancano tuttora in alcune regioni. Anche dove esistono le normative applicative, permangono incoerenze e difficoltà di applicazione. Ma esistono anche comuni virtuosi, con amministratori che hanno rimboccato le maniche e si sono dati da fare per risolvere il problema.

Uno di questi comuni è Castagnito, in provincia di Cuneo. Lo racconta il suo ex-sindaco, Felice Isnardi, in un’intervista rilasciata un anno fa, nel commiato a fine mandato (dopo essere stato primo cittadino dal 2009 al 2019), e ripresa dal giornale Il Paese.

Racconta Isnardi: “La presenza dell’amianto sul territorio rappresenta una questione assai delicata, che va affrontata tenendo conto dell’aspetto economico, ma anche di quello sanitario, ambientale e paesaggistico. Purtroppo, la legge 257 non fa chiarezza su alcuni punti e, negli anni, non è stata sufficientemente supportata da incentivi che venissero incontro a chi intendeva smaltire l’amianto. Nel 2012, comunque, la Regione Piemonte varò una legge che stabiliva il protocollo da seguire per le segnalazioni della presenza di coperture in cemento-amianto negli edifici. A seguito di un esposto ricevuto, abbiamo attivato la procedura regionale e ci siamo avvalsi di ASL e ARPA per effettuare i controlli del caso, durati circa un anno e mezzo e che sono stati scrupolosissimi. Una volta effettuata la mappatura dell’amianto esistente, abbiamo inviato a tutti gli interessati una lettera informativa, in cui si avvisava dell’avvenuto censimento e delle modalità dell’intervento per la bonifica. Quasi tutti i destinatari di queste lettere hanno aderito volontariamente. In alcuni casi è stato necessario un ulteriore colloquio di sensibilizzazione personale da parte degli amministratori. Qualche mugugno c’è stato, ma resistenza vera e propria pochissima. I castagnitesi hanno collaborato alla grande e di questo li ringrazio. La bonifica del territorio è stata praticamente conclusa con la fine del mio mandato”.

C’è da dire, a completamento, che l’amministrazione di Castagnito ha affiancato questo percorso, durato 4-5 anni, con iniziative di supporto. Ci fu l’adesione al bando regionale riguardante lo smaltimento gratuito di piccoli quantitativi di amianto. In Comune fu creata un’apposita commissione, con partecipazione di funzionari ARPA, ASL e di un consulente esterno, per supportare i cittadini durante lo svolgimento del piano, su questioni tipo come e con che cosa sostituire il materiale eliminato. Alcune strutture di copertura rischiano infatti di non sopportare il diverso assetto dei pesi. A questo proposito sono state inserite nel Piano Regolatore alcune norme che regolano l’inserimento dei nuovi materiali. Infine, il comune stipulò con alcune banche del territorio accordi per favorire l’accesso dei cittadini a finanziamenti a tasso agevolato per favorire la sostituzione delle coperture.

Insomma, quello di Castagnito “Comune amianto-free” è un esempio di buone pratiche, che non aspetta altro che di essere imitato.

 

PiazzeAmicheWEBSono tanti, fra i giornali di Pro Loco, gli esempi di testate molto longeve. Per qualcuna di esse, anche è da record la permanenza in carica nella funzione di Direttore Responsabile. L’argomento, un po’ particolare, è venuto fuori nel corso del raduno GEPLI dello scorso giugno, tenutosi in Friuli, a Mortegliano. I rappresentanti di una delle testate giornalistiche presenti, il bimestrale vicentino Malo 74, nel raccontare la loro vicenda giornalistica hanno riferito del record di continuità del loro direttore responsabile, in carica per l’appunto dal 1974, e hanno chiesto se fosse da ritenere un record assoluto, fra i giornali di Pro Loco. Abbiamo approfondito l’argomento. Ecco cosa ne è uscito.


I giornali che hanno, come Cose Nostre, un editore costituito da un’Associazione Pro Loco, risultano essere, in base alle ricerche fatte in ambito GEPLI, circa una sessantina. Ognuna di queste testate, registrate presso il Tribunale competente per luogo, deve avere, per obbligo di legge, un Direttore Responsabile, iscritto all’Albo dei Giornalisti o dei Pubblicisti.

La triade dei direttori più longevi, conosciuti direttamente o indirettamente tramite gli incontri annualmente organizzati tramite GEPLI (acronimo che sta per Giornali Editi da Pro Loco d’Italia), è la seguente:

– Angelo Tedone, dal 1972 direttore de Il Rubastino di Ruvo di Puglia
– Gianluigi Fontana, dal 1974 direttore di Malo 74, testata nata a Malo (VI) nello stesso anno
– Nicola Conforti, fondatore nel 1973 e direttore da allora de La Sorgente di Caposele (AV)

Qui di seguito qualche notizia su di loro e sui loro giornali.

Angelo Tedone e Il Rubastino. Il Rubastino è fra i veterani nell’editoria di Pro Loco, in quanto esce a Ruvo di Puglia, con cadenza bimestrale, dal lontano marzo 1969. L’anno scorso la Pro Loco di quella città ha festeggiato, con diverse iniziative, i 50 anni di vita del giornale. Primo direttore fu il sacerdote Vincenzo Amenduni. Pochi anni dopo, nel 1972, gli successe Angelo Tedone.

Angelo Tedone, laureato in pedagogia, giornalista e dialettologo, è anche direttore del periodico del Consiglio Regionale della Puglia “Webzine”. Autore della “Grammatica della lingua rubastina” e del “Dizionario Etimologico rubastino”, collabora con scuole ed enti di ricerca per la conservazione del dialetto pugliese. Cultore di storia locale ha pubblicato, in tale veste: “Ruvo di Puglia, città e agro”; “Ruvo di Puglia, uomini illustri”; “Ruvo di Puglia, dal bosco alla Murgia”; “Ruvo di Puglia verso l’unità d’Italia”.

Abbiamo avuto occasione di conoscere personalmente Angelo nel 2015, quando è venuto a Torino per il Salone del Libro. In quell’occasione, con lui e con il nostro direttore Elis Calegari, abbiamo condotto, presso lo stand della Regione Puglia, una tavola rotonda dedicata all’editoria delle Pro Loco, che abbiamo voluto come anteprima e presentazione del 4° Convegno Nazionale GEPLI, che si sarebbe poi tenuto il mese successivo a Ruvo di Puglia.

Gian Luigi Fontana direttore di Malo

Gianluigi Fontana e Malo 74. Anche Malo 74 è un bimestrale, il cui primo numero uscì dalla linotype di una piccola tipografia di Schio, nel dicembre del 1974, come ricorda un articolo di Bruno Crosara, uno dei fondatori, sull’ultimo numero della rivista. Serviva però un direttore responsabile che avesse l’iscrizione all’Albo. C’era un giovane insegnante alle Scuole Medie, Gianluigi Fontana, di Schio, che aveva quei requisiti, e gli si chiese il favore di firmare il giornale. Il giovanotto accettò, per fare un favore agli amici di Malo, pensando a un incarico temporaneo, per aiutare il decollo del nuovo giornale. Quel Gianluigi negli anni successivi si laureò e fece una brillante carriera universitaria, che lo ha portato a diventare un affermato ricercatore e docente di Storia Economica all’Università di Padova. Racconta Fontana, a proposito di questo incarico che perdura da 45 anni: “Negli anni successivi chiesi ripetutamente di essere esonerato dall’incarico. Gli amici della Pro Malo mi dissero ogni volta che per me era un piccolo impegno marginale, ma una funzione molto importante per loro, un incarico di garanzia, a fronte del quale avrei potuto contare sul lavoro di una redazione che mi avrebbe tenuto informato di tutto ed esonerato da impegni diretti. È grazie a tutto ciò che ho potuto mantenere fino ad oggi le relazioni stabilite da quasi mezzo secolo con un gruppo di amici, con una realtà associativa ed una comunità fra le più vive e dinamiche che ho avuto modo di conoscere in tanti anni di svariate attività”.

Nicola Conforti e La Sorgente. Ancora diversa da quella dei primi due, la vicenda di Nicola Conforti. Laureato in Ingegneria Civile Edile, per tanti anni docente in un istituto per geometri. Nel suo paese nel cuore dell’Irpinia, Caposele, per tutti l’Ingegnere e La Sorgente sono una cosa sola. Il periodico è infatti una creatura di Nicola Conforti, che lo lanciò nel dicembre del 1973, e contestualmente fondò la Pro Loco di Caposele. Il nome della testata deriva dalle sorgenti del fiume Sele, che sgorgano possenti nel territorio comunale e sono da inizio del secolo scorso imbrigliate per alimentare l’Acquedotto Pugliese.

Il periodico, 56 pagine in grande formato, esce due volte l’anno, a Natale e ad agosto. Una cinquantina sono i redattori che contribuiscono a riempire le sue pagine, sotto il controllo e il coordinamento dell’Ingegnere. L’ultimo numero pubblicato, lo scorso dicembre, è l’uscita n° 99. E l’editoriale del direttore titola “Aspettando il numero 100”, preannunciando, per il prossimo numero che uscirà nell’estate 2020, diverse iniziative per festeggiare l’importante traguardo. Sarà anche, però, il momento dei saluti, perché “con il numero 100 lascerò la direzione di questo giornale”, preannuncia Nicola. Un passaggio di consegne che avverrebbe con la soddisfazione per l’importante traguardo raggiunto: “Quelli che mi seguiranno in questo lavoro avranno a disposizione un percorso in gran parte tracciato. Mi auguro che saranno tenaci nel condurre in avanti questa nuova fase del giornale e che faranno della costanza la parola d’ordine per durare nel tempo”.

 

PiazzeAmicheWEBCaselle Torinese e Cameri. Due cittadine di pianura che si assomigliano per tante cose. La presenza di una significativa economia agricola (che a Cameri alimenta anche la produzione di un pregiato gorgonzola).
L’acqua delle bealere che attraversa il centro storico: tutte ahimè coperte a Caselle, meglio valorizzate a Cameri, ove la rusgia (così è chiamata nel dialetto locale) crea scorci suggestivi nel centro storico. La presenza di un aeroporto e di un’industria aeronautica.
Infine, la presenza di una pro loco che è editrice di una testata giornalistica, un mensile per Caselle, un trimestrale per Cameri, che si chiama per l’appunto La nuova rusgia.

E dall’ultimo numero del loro giornale proviene il racconto di viaggio, un viaggio un po’ particolare, che proponiamo ai lettori di Cose Nostre.

 


Viaggio in Irlanda

Cameri, 7 giugno 2017

Sono appena rientrato da un viaggio a ritroso nel tempo nell’anno 1920. Sono stato a Dublino in Irlanda.

Cosa mi ha spinto a visitare Dublino? Sicuramente è stata la mia immensa curiosità e l’amore per i libri.

Ho caricato sulla macchina del tempo solo un ombrello nero, indispensabile per ripararmi dai capricci della pioggia, quasi giornaliera in quel paese. Il clima, nella verde Irlanda, nel mese di maggio è sempre molto capriccioso e sono più i giorni di pioggia che quelli dove un pallido sole riscalda le ossa della gente.

Volevo visitare il Trinity College e perdermi nella sua immensa biblioteca, prendere qualche libro da leggere e migliorare il mio pessimo inglese, proseguire poi per una visita in una sala particolare, dove è custodito il libro dei quattro vangeli, detto “Book of Kells”; famoso per essere un grande libro antico, con splendide miniature: un capolavoro dell’800.

La fortuna, ancora una volta, mi aveva aiutato e sono arrivato in un giorno con in cielo un tiepido sole che giocava a nascondino tra le nuvole. Dopo avere oltrepassato il massiccio portone di ingresso fui accolto da un giardino ben curato. Subito mi mescolai agli studenti e professori che lo affollavano, quasi tutti avevano libri tra le mani. Nessuno si accorse del mio abbigliamento un po’ strano che avevo attinto accuratamente dai vecchi abiti rimasti nel guardaroba del mio indimenticato e amato suocero.

Con passo deciso e sicuro, mi recai verso la biblioteca. Raggiunta, mi sistemai in una sala laterale, dove vi erano a disposizione sedie e tavoli per la lettura; fui sorpreso dall’intenso odore di fumo che un camino acceso rilasciava nell’ambiente. Odore di torba che lentamente bruciava e scaldava leggermente il locale, affumicando tutti i presenti. Da noi non esiste questo antico combustibile largamente utilizzato in questo paese, composto di erba marcia, carbonizzata e fossilizzata circa 5000 anni fa.

Timidamente mi sedetti su una lunga panca di legno lontano dal camino, perché i posti a sedere nelle sue vicinanze erano tutti occupati dai giovani studenti intenti nella lettura dei loro libri. Dopo qualche mio soffocato colpo di tosse dovuto alla mia mai domata asma, il mio vicino di panca distolse la sua attenzione dalla propria lettura e mi guardò con fare interrogativo. Approfittando di quella sua interruzione gli chiesi dove dovevo recarmi per prelevare qualche libro da leggere. Rimase perplesso, sicuramente per la mia particolare pronuncia e, senza parlare, alzando il mento mi indicò una porta. Ringraziai e mi allontanai verso la direzione indicata. Notai che lo studente aveva ripreso la lettura e scuoteva lentamente la testa in segno di incomprensione e sorpresa.

Oltrepassata la porta, fui stordito dallo spettacolo che mi veniva offerto. Un immenso salone tutto ricoperto di legno mi invitò a muovere silenziosi, piccoli e lenti passi verso il centro. Il lungo salone aveva un pavimento ricoperto di legno lucido. Ai lati del salone, alcune decine di grandi nicchie arcuate erano disposte su due livelli, stracolme di libri. Ognuna di queste era suddivisa per tipo di letteratura trattata e autori. Ogni arcata era stipata e ricolma di volumi ben ordinati di varie dimensioni. Alcuni busti in marmo bianco di antichi seriosi scrittori abbellivano e separavano questi archi in base anche al periodo storico in cui i volumi erano stati pubblicati.

Il salone centrale era affollato di studenti seduti su panche, messe attorno a lunghi tavoli, che leggevano e prendevano appunti in silenzio. Mi avvicinai alla segreteria per richiedere qualche volume da consultare.
In quel momento, uno studente restituì tre volumetti deponendoli provvisoriamente sul banco della segreteria. Richiesi così di leggere quei tre libri.

L’operazione si svolse velocissimamente e, ottenuti i libri, li misi nella mia borsa e mi allontanai verso la sala del Book of Kells.

Posto su un semplice tavolo, un docente era intento alla consultazione del Vangelo di Kells. Mi avvicinai e chiesi se potessi approfittare, non disturbando, per osservare il libro in religioso silenzio. L’uomo emise un sospiro di sopportazione che interpretai come assenso.

Le pagine sfogliate lentamente, delicatamente e con molta attenzione, mostravano stupende miniature dorate. Erano dei piccoli capolavori, dipinti con una raffinatezza unica, realizzati dai monaci di un piccolo monastero nell’800, più di 1200 anni fa. Inglobavano nel disegno, a volte, la prima lettera d’inizio pagina. Queste miniature eseguite con pazienza, arte, saggezza e fede incondizionata, valorizzavano la preziosità del testo. Fui rapito, nell’osservare i dettagli, dagli sfondi lontani e dal tipo amanuense di scrittura latina (che da “ignorante” non conosco). L’abilità, la precisione e il timore nel vergare e trascrivere la parola sacra di Gesù tracimavano da quelle pagine. Il tempo mi è sfuggito dalla mente, affascinato nell’ammirare quel capolavoro, pagina dopo pagina. Senza accorgermi erano trascorse quattro ore. Il tempo massimo che posso riservare ai miei viaggi nel tempo, prima dell’esaurimento delle batterie dei meccanismi per la curvatura spazio-tempo.

Dovevo rientrare subito, il tempo a mia disposizione stava scadendo tra pochi minuti. Preso dal panico, corsi verso l’esterno del college, dove avevo lasciato la macchina del tempo. Il tempo di avviarla e immediatamente il tempo e lo spazio si distorsero e si confusero. Il ritorno iniziò dopo pochi secondi con led rossi, di segnale di emergenza, che lampeggiavano furiosamente. Se il tempo fosse scaduto e la macchina non fosse partita, sarei rimasto prigioniero del passato, per sempre.

Rientrato a casa, mi accorsi di avere ancora in borsa i libri prelevati per la lettura. Assicuro che non è stata una cosa voluta. Anzi, se la biblioteca del Trinity College li rivuole, sono disposto a restituirli. Allego le foto del mio viaggio e di questi tre libri rimasti nelle mie mani. Mi scuso ancora per l’incidente involontario con lo stato irlandese. Se qualcuno di voi volesse informare la segreteria del Trinity College e chiedere su come fare per poterli restituire, sono a disposizione.
Attendo fiducioso. Nel frattempo, inizio a leggerli e li conservo gelosamente.

P.S. Per i soliti scettici allego alcune fotografie, con i tre libri dimenticati in borsa.

Giampiero Galli

PiazzeAmicheWEBIl mese scorso Caselle ha ospitato un convegno che era inizialmente focalizzato, come strumento utile alle Pro Loco e al mondo associativo in generale, sulle tematiche fiscali.
Questo momento di approfondimento e di aggiornamento di fatto si è poi allargato a un tema di grande attualità, quello della riforma del Terzo Settore, una riforma, ancora in itinere, che interessa tutta la galassia delle associazioni che fondano la loro attività sul volontariato. Un mondo, quello del volontariato, che – come è stato evidenziato nel convegno- è fra le poche cose che ancora funzionano nel nostro Paese e che, proprio per questo, non avrebbe bisogno di essere zavorrato con ulteriori appesantimenti burocratici.


 

Terzo Settore: lo aiutiamo o lo affondiamo?

Terzo Settore: lo stiamo aiutando o, senza volerlo, con una riforma farraginosa e mal congegnata, rischiamo di danneggiare qualcosa che ora comunque funziona? Questo il dubbio che molti dei partecipanti all’affollato convegno, organizzato dalla Pro Loco di Caselle Torinese, si sono portati a casa.

“Gli enti del Terzo Settore in tempi di evoluzione normativa: riflessi civilistici e fiscali”, questo il titolo scelto per il convegno. Invitate a partecipare, tutte le associazioni casellesi, le Pro Loco della Città Metropolitana di Torino e i Centri Servizi dell’UNPLI piemontese. Dopo il benvenuto della padrona di casa, la presidente Pro Loco Silvana Menicali, ci sono stati i saluti dell’amministrazione casellese (portati dal sindaco Luca Baracco e dall’Assessora alla Cultura Erica Santoro) e dei vertici dell’UNPLI (il presidente nazionale Nino La Spina, il presidente regionale Giuliano Degiovanni e il presidente provinciale Fabrizio Ricciardi).

Il direttore di Cose Nostre Elis Calegari ha avviato i lavori dando la parola al primo relatore, il dottor commercialista Salvatore Florio, incaricato di fornire una panoramica civilistica e fiscale della riforma del Terzo Settore, ancora in corso in quanto mancante di tutta una lunga serie di decreti attuativi.

Un altro commercialista, Massimiliano Longi, ha quindi esposto una serie di profili di potenziali criticità e di problemi interpretativi posti dalla modifica del precedente quadro normativo.

Una panoramica sui rapporti di lavoro nel mondo del no-profit, ove ai volontari spesso si affiancano lavoratori dipendenti, è stata trattata dall’avvocato giuslavorista Luigi Carlo Corneli.

Di linee guida per la prevenzione e contrasto all’evasione hanno quindi parlato il dott. Massimo Barca, capitano comandante della Compagnia Guardia di Finanza Aeroporto Torino-Caselle, e il vicecomandante dott. Felice Varchetta. Una funzione, quella della Guardia di Finanza, non meramente repressiva, ma che può anche offrire possibilità di consigli e chiarimenti preventivi, come hanno tenuto a precisare i due ufficiali, intervenuti al convegno a titolo esclusivamente privato. Spiegazioni sulle modalità con cui si estrinseca l’attività ispettiva, che può essere di controllo o di verifica, sono stati accompagnati dall’esempio pratico di un recente caso, di cui hanno ampiamente trattato i giornali locali, che ha coinvolto un’associazione sportiva del ciriacese.

Un tema a parte, ma che ha suscitato comunque molte domande e richieste di chiarimenti da parte della platea, quello trattato da Celestina Olivetti, dirigente dell’Ufficio Tributi del Comune di Caselle: il tema era l’iter per l’assegnazione di contributi agli Enti No Profit e alle Associazioni da parte delle amministrazioni comunali.

Un convegno interessante, in cui sia Pro Loco che altre tipologie di associazioni no-profit hanno potuto condividere un momento utile di riflessione e confronto sul cambiamento in atto.

PI Erre


 

I DUBBI IRRISOLTI SULLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Sabato 16 novembre la Pro Loco di Caselle ha organizzato un convegno sulla Riforma del Terzo Settore: un tavolo di relatori qualificati ha illustrato i contenuti di quella che dovrebbe nei prossimi anni uniformare tutto il mondo del No Profit in Italia.

Recentemente Luigi Bobba, che è il padre della Riforma, ha scritto un articolo, sottolineando una serie di criticità a riguardo dell’iter attuativo e alla riduzione dei fondi messi a disposizione.

Sono condivisibili i dubbi che questa grande e ambiziosa riforma non stia raggiungendo i traguardi prefissati e resti quindi un cantiere aperto, con poche certezze e tante perplessità.

È indubbio che i continui cambi di governo nel nostro Paese non siano d’aiuto, ma ci sono comunque una serie di anomalie e criticità che cercherò di analizzare riferendomi ovviamente al mondo che conosco meglio, quello delle Pro Loco.

La prima critica è legata alla mancata individuazione di limiti dimensionali del mondo No Profit. Se la riforma può essere utile e sicuramente innovativa per le grandi associazioni o le reti associative (novità rispetto al passato), non lo è per le piccole o piccolissime associazioni, dove a fronte di qualche vantaggio fiscale ci sarà sicuramente un incremento di adempimenti burocratici e gestionali che come sappiamo impatteranno pesantemente sulle piccole realtà, poco organizzate e strutturate per gestirle.

Le Pro Loco, soprattutto in Piemonte, sono dimensionalmente medio piccole e operano in piccoli comuni o frazioni degli stessi, organizzando eventi importantissimi, e la preoccupazione è di conseguenza evidente.

Questa preoccupazione ha indotto altri soggetti a trovare delle soluzioni: citiamo come esempio le piccole o piccolissime Associazioni Sportive Dilettantistiche, per le quali non cambierà nulla: esse potranno discrezionalmente decidere se aderire o meno, iscriversi o meno al Registro Unico e nel caso in cui decidessero di restare fuori non avrebbero penalizzazioni fiscali. Purtroppo questo trattamento di favore non è concesso alla Pro Loco e alle altre associazioni senza scopo di lucro.

Non dico che questo risolverebbe tutto, ma sicuramente darebbe molti più margini di interpretazione e di decisioni alle piccole Pro Loco del Piemonte e d’Italia.

La seconda criticità che riscontro è legata al fatto che la Riforma individua sette grandi “famiglie” di associazioni; nel caso specifico delle Pro Loco il settore consigliato di appartenenza sarà quello delle Associazioni di Promozione Sociali; il motivo: una certa affinità con il passato e maggiori agevolazioni fiscali. Ritengo però limitativo e limitante che le Pro Loco Italiane non abbiano, per storia passata, presente e futura, un posto ben definito all’interno della Riforma, con regole particolari proprio per le attività particolari che gestiscono e organizzano. Sono consapevole che la Riforma non potesse riconoscere tutte le varie famiglie associative Italiane, ma ritengo che più di 6200 associazioni diffuse dalle Alpi alla Sicilia potessero avere un trattamento differente.

Forse i ritardi sui vari decreti attuativi permetteranno di fare ulteriori riflessioni, forse il legislatore correggerà le anomalie strada facendo, ma allo stato attuale questa ambiziosa riforma spaventa e preoccupa più che rassicurare. Questo non è dovuto al fatto che le Pro Loco, nello specifico, non vogliono cambiare; esempi di cambiamenti anche radicali ci sono stati in tutti questi anni. La perplessità è legata a mio personale giudizio alla diffusa convinzione che le soluzioni calate dall’alto siano sempre quelle più giuste, sbagliando, perché la saggezza insegna che solo conoscendo a fondo un problema lo si può affrontare nel verso giusto, e forse questo percorso di umiltà non è stato fatto neanche per la Riforma del No Profit.  

                                                                                   Giuliano Degiovanni 
Presidente Pro Loco del Piemonte

PiazzeAmicheWEBSiamo a novembre. Qui da noi, in Piemonte, è il mese in cui impazzano, in locali e ritrovi vari, le bagne caude. Capita dunque a proposito questo articolo, scritto da Riccardo Milan per la rivista dell’UNPLI nazionale, dedicato alle acciughe, che della bagna cauda sono l’ingrediente principale, e agli acciugai. E quando si parla di acciugai, l’altro argomento che salta fuori, senza eccessivi voli pindarici, è quello delle Vie del Sale, che sono l’argomento del secondo articolo, tratto dal blog che il poliedrico amico Riccardo dedica ad argomenti di enogastronomia e porta il nome evocativo di Allappante (www.allappante.it)


Le acciughe e gli acciugai

di Riccardo Milan

Il Piemonte non ha il mare, però lo ha dentro nella sua gastronomia tipica. Un po’ ovunque nella regione si usano infatti molto le acciughe, pesci di mare, in mille varianti: acciughe al verde, alle nocciole, filetti… Il piatto simbolo di questo utilizzo è però la bagna cauda, vero e proprio totem gastronomico ed identitario (per usare una parola oggi di moda). Ma da dove arrivano le acciughe
piemontesi? Dalla Liguria ovviamente. E lo fanno da secoli. Forse sono arrivate in Piemonte seguendo le vie del sale, prodotto assai tassato ed assai contrabbandato. Serviva per insaporire, prezioso dunque per il gusto, ma soprattutto per conservare. Conservare cibi come le acciughe, adatte per i giorni di magro e per variare una dieta altrimenti assai monotona.
Generazioni di piemontesi, intere Valli alpine, si specializzarono nel commercio delle acciughe sotto sale. È l’epopea degli acciugai (anchoiers in occitano, anciuè in piemontese, anciuat in lombardo) soprattutto della Valle Maira. A fine estate, terminati i lavori nei campi, scendevano al piano per vendere acciughe e pesce conservato. La merce da vendere la compravano in Liguria: non lavoravano il pesce, lo vendevano soltanto, girovagando in tutto il Piemonte, in Lombardia e persino in Veneto ed Emilia… Era un’emigrazione di fatica che non serviva solo e non necessariamente ad aumentare le ricchezze della famiglia, ma anche a non gravare sul consumo delle magre risorse disponibili. Sull’origine del fenomeno sono molte le ipotesi, destinate peraltro a rimanere tali. Le notizie sul commercio delle acciughe e del pesce conservato sotto sale già in tempi remoti non danno infatti risposta del come e del perché si partisse proprio dalla Valle Maira. Ci si deve accontentare di supposizioni, alcune apparentemente più realistiche e probabili, altre forse più fantasiose, ma ugualmente possibili. I più ritengono che tutto abbia avuto origine dal commercio del sale, sul quale gravavano alti dazi: qualche furbacchione pensò di riempire in parte
una botte di sale ponendovi sopra, per occultarlo agli occhi dei gabellieri, uno strato di acciughe salate. Allo scoprire poi che la vendita di quelle acciughe procurava ugualmente un buon guadagno, si dedicò al nuovo commercio meno rischioso… e altrettanto salato, viene da dire.
Agli acciugai della Val Maira la città di Dronero dedica una partecipata Festa degli Acciugai che si tiene ad inizio estate, periodo in cui facevano ritorno a casa, dopo un inverno a girovagare.
Da vedere! (www.fieradegliacciugai.it)


Di sale in peggio

di Riccardo Milan
Che il sale sia stato causa di guerre e di persecuzioni, oggi è difficile immaginare. Può aprirci gli occhi il libro “Per via del sale: strade, guerre, deportazioni” (di Unpli Cuneo) dove si trova traccia storica di un fatto misconosciuto “Tre secoli fa… il Monregalese ha vissuto uno dei momenti più tragici della sua storia. Si tratta del periodo tra il 1682 e il 1709, in cui alcuni popolosi borghi montani che allora facevano parte della città di Mondovì si ribellarono al potere sabaudo, tenendolo in scacco per quasi 20 anni con continue insurrezioni, per poi subire una feroce repressione, a colpi di impiccagioni, stupri e violenza (ndr) e la deportazione di migliaia di persone nelle risaie del Vercellese…”

“La guerra del sale” per il fatto che la causa principale… è stata l’imposizione della gabella sul sale.
La storia in sé è decisamente tragica ed istruttiva, ma su un piano più basso, il libro dà numerose informazioni sul sale e sui sommovimenti che un po’ ovunque nel mondo ha provocato. Almeno fino all’arrivo del frigorifero, verrebbe da dire.

PiazzeAmicheWEBLa rubrica questo mese torna ad occuparsi di giornali di pro loco. E lo fa con particolare compiacimento, per dare una buona notizia. Quando nasce un nuovo giornale, è infatti sempre una buona notizia. La cosa poi succede a poche decine di chilometri da noi, per iniziativa dell’Associazione Turistica Pro Pinerolo, guidata dal giovane neopresidente Enrico Maulucci.

Nel mese di luglio è infatti uscito il primo numero de Il Megafono, notiziario della Pro Loco di Pinerolo. Così il panorama dell’editoria periodica del mondo delle pro loco torinesi si arricchisce di una seconda testata, che si affianca a Cose Nostre di Caselle, finora l’unica presente sul territorio della Città Metropolitana torinese. Non possiamo che dare il benvenuto al nuovo giornale, anche a nome dell’intera comunità GEPLI.


Il Megafono, un moderno strillone per la città

Tratto dal saluto ai lettori del Presidente della Pro Pinerolo

“Gentili lettori, nel nostro piccolo e con grandi sacrifici, abbiamo iniziato a ripensare l’A.T. Pro Loco Pinerolo e le sue molteplici attività. Una piccola prova di quanto appena affermato è il periodico che avete tra le mani, frutto della penna di giovani e talentuosi giornalisti di Pinerolo e edito in collaborazione con L’Eco del Chisone. La testata si chiama IL MEGAFONO non solo perché il nome ci è piaciuto molto fin da subito, ma perché esso rende l’idea in modo chiaro di che cosa il comitato redazionale ed il direttivo della Pro Pinerolo vogliono fare nei prossimi anni attraverso la rivista che tenete in mano. Come moderno strillone, il Megafono vuole gridare alla città di Pinerolo e a tutto il pinerolese le informazioni, gli appuntamenti, le notizie e le curiosità del nostro territorio, del mondo dell’associazionismo e delle pro loco del territorio, favorendo nei lettori, curiosità, voglia di partecipare, spirito ed orgoglio di appartenenza.”

Enrico Maulucci, Presidente della Pro Loco Pinerolo

 


Cosa fa la Pro Pinerolo? Ce lo spiega il suo Direttivo

È dal 1957 che la Pro Pinerolo si adopera a favore della città di Pinerolo e dei suoi cittadini con molteplici attività rivolte ai soci e non solo. Nel corso degli anni alcune attività e manifestazioni hanno esaurito la propria forza vitale e pertanto non sono state più riproposte, altre hanno conservato intatta la loro attualità e la loro capacità di incuriosire ed attrarre un vasto pubblico. Tra gli appuntamenti storici e ricorrenti per la cittadinanza sicuramente spicca il Carnevale di Pinerolo, che, rivisitato in chiave pedonale, ha ovviato alle insidie organizzative e normative che ne minacciavano l’esistenza ed ha così mostrato quanto sia longeva la tradizione carnevalesca del pinerolese insieme alla voglia di tutti i cittadini di tornar bambini per un giorno. Tra le iniziative culturali è sempre gradito il premio “Pinarolium”, conferito alle personalità meritevoli del territorio che hanno dimostrato di avere straordinarie capacità personali tanto da distinguersi e dare lustro alla Città di appartenenza. Ogni anno, nel periodo estivo, la Pro Pinerolo si onora di conferire l’ambito premio. Tra gli appuntamenti imperdibili a sfondo sportivo, vi sono quelli legati a Pinerolo CITTÀ DEL PEDALE. La ciclostorica ‘la Classica’ (per appassionati) e la nuovamente ritrovata Pinerolo Pedala (aperta a tutti), accolgono i pinerolesi al rientro dalle vacanze estive e costituiscono un importante momento di aggregazione e divertimento famigliare.

A concludere l’anno le attività natalizie organizzate in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale. A far da cornice a questi eventi, tante altre iniziative a favore dei soci e non, come il Tour delle 500, raduni di auto storiche, i mercatini di Natale, tornei di bocce, gare di carte, visite guidate e tour organizzati, spettacoli teatrali, e tante idee nuove che non attendono altro che essere sviluppate.

La Pro Pinerolo è anche attenta alla promozione delle tematiche sociali, tanto da aver stretto una collaborazione a sostegno dell’associazione AMA.LE, associazione nata per sostenere la ricerca e la cura delle malattie genetiche rare.

Abbiamo anche dei sogni. Sogniamo di organizzare la prima sagra enogastronomica di Pinerolo, una semplice occasione per passare ore liete promuovendo e degustando le eccellenze del territorio con il coinvolgimento delle altre pro loco limitrofe ed il rilancio delle attività ludico sportive per creare momenti di aggregazioni tra cui una squadra di calcio ed una di pallavolo.

E voi avete delle idee? Dei progetti da proporci? Avete voglia di darci una mano? Scriveteci a [email protected] o chiamateci in sede al numero 0121.374477. Al prossimo numero de “Il Megafono”!

Il Direttivo della Pro Pinerolo


 

Premi a confronto

Se da noi c’è il “Casellese dell’Anno”, a Pinerolo si assegna il “Pinarolium”

Ad accomunare le due associazioni Pro Loco di Caselle e di Pinerolo, oltre ai due giornali Cose Nostre e il nuovo nato Il Megafono, c’è un’altra iniziativa. Quella del premio annuale a concittadini o associazioni meritevoli.

Nel caso di Pinerolo, il premio si chiama Pinarolium e viene assegnato da molto più tempo del Casellese dell’Anno.

“Pinarolium” fu infatti istituito nel 1972. Il suo Albo d’Oro annovera eroi della Resistenza, pittori, scultori, musicisti, magistrati, politici, editori, musei, associazioni di volontariato, storici, sportivi, vescovi, scienziati, ricercatori, fotografi, eccetera. Centinaia di soggetti, singoli individui o associazioni. Citiamo gli ultimi a ricevere questo riconoscimento, che a Pinerolo, a differenza di Caselle, può essere assegnato a più soggetti. Il Pinarolium 2018, conferito con cerimonia tenutasi il 1 giugno 2019, ha visto così premiati l’eclettico artista Osvaldo Malvizzati, l’atleta pallavolista Maurizia Borri e l’Associazione Italia Nostra – sezione pinerolese “Ettore Serafino”.

Per chiudere, un’altra curiosità. Fra i giornali di Pro Loco facenti parte della comunità GEPLI, altri tre hanno questa consuetudine di premiare annualmente chi si è distinto nella comunità:

– a Lu Monferrato, con “Il Luese dell’anno”, assegnato a gennaio quando cade la festa del patrono San Valerio;

– a Magenta (MI), viene assegnato il San Martino d’Oro;

– infine, a Mortegliano (UD), il Sigillo d’Oro di San Paolo.

PiazzeAmicheWEBTornano le CASELLE d’ITALIA. Cogliamo l’occasione dei festeggiamenti per i 50 anni della nostra Pro Loco, per far ritornare nella nostra cittadina una rappresentanza delle altre 3 Caselle esistenti in Italia, col rango di municipalità:  Caselle in Pittari, Caselle Landi e Caselle Lurani. Tre Caselle nel nord, in Piemonte e Lombardia; una nel meridione, in una Campania quasi al confine con la Basilicata.

Nel primo articolo ricordiamo le motivazioni che hanno portato al primo incontro, nel 2013, fra queste quattro comunità, e i successivi contatti. Nel secondo articolo, un veloce giro di presentazione delle “altre Caselle”, quelle ancora più numerose piccole o grandi località, sparse per l’Italia, che condividono questo nome, ma non costituiscono Comune.

 

Caselle d’Italia: quattro storie che si sono incrociate

Il nome Caselle si incontra sui cartelli stradali in tante diverse località italiane. Solo quattro di queste sono sede di comune: una in Piemonte (Caselle Torinese), due in Lombardia (Caselle Landi e Caselle Lurani, entrambe in provincia di Lodi); infine, in Campania, Caselle in Pittari, provincia di Salerno.

L’assunzione per le varie Caselle delle attuali denominazioni è una storia che si incrocia con quella che ha portato, oltre 150 anni fa, all’unità d’Italia. All’indomani del 1861, infatti, una delle prime disposizioni amministrative del neonato Stato italiano fu quello volto a superare i tanti casi di omonimia tra i vari comuni del Regno. Il 30 giugno 1862 il Ministro dell’Interno Urbano Rattazzi invia, da Torino, ai prefetti del neonato Regno d’Italia, una circolare. I comuni che si trovano ad avere eguale denominazione vengono invitati a fare un’aggiunta al proprio nome, in maniera da poterli distinguere in maniera univoca.  La circolare trova attuazione tramite una cascata di Regi Decreti, nel triennio 1862-1864, e lascia un segno profondo nella toponomastica italiana.

I provvedimenti che interessano le nostre Caselle capitano tutti nei primi mesi del 1863. A 150  anni di distanza, le comunità di Caselle Torinese, Caselle in Pittari, Caselle Landi e Caselle Lurani, tramite le rispettive Pro Loco ed amministrazioni comunali, si sono incontrate per la prima volta, il 15 dicembre 2013, a Caselle Torinese, in occasione della festa annuale della pro loco.

L’incontro del 2013 a Caselle Torinese permette di stabilire una conoscenza reciproca e dei rapporti di amicizia, che vengono coltivati e rafforzati, negli anni successivi, dalla partecipazione congiunta alle manifestazioni più importanti organizzate dalle altre Pro Loco.

Da citare, nel 2014, la partecipazione, nella seconda domenica di settembre, alla 150esima edizione della Fiera Agricola di Caselle Landi: un appuntamento che richiama ogni anno, nel piccolo paese sulla sponda sinistra del Po, migliaia di persone.

Per quanto riguarda Caselle in Pittari, splendido borgo sulle colline del Cilento, altro paese a prevalente economia agricola, non si può non citare il Palio del Grano, che si tiene ogni anno nel terzo fine settimana di luglio: la festa ha il suo culmine nella gara di mietitura a mano, con i falcetti, fra gli 8 rioni di Caselle, associati ad altrettanti paesi vicini.
Una vera festa popolare, che punta al recupero di antiche varietà autoctone di frumento.
Nelle edizioni del Palio del 2013, del 2014, del 2015, e a quella di quest’anno, sono riuscite a garantire di volta in volta la loro presenza a Caselle in Pittari, piccole rappresentanze delle altre Caselle.

Venendo ai giorni nostri, il bianco striscione delle quattro Caselle d’Italia verrà di nuovo steso nel Palatenda di Caselle Torinese, per accogliere, domenica 15 settembre, le delegazioni ospiti che interverranno nel giorno della nostra festa patronale per rinsaldare i vincoli d’amicizia fra le quattro comunità.

 

Le “altre” Caselle

Si possono arrivare a contare, in Italia, quasi 50 borghi, o frazioni che dir si voglia, col nome di Caselle. Un toponimo molto diffuso, che, nella maggior parte dei casi, si può presumere derivi dal latino “casulae”, che potremmo tradurre in agglomerato di piccole case.
Eccone una decina fra le principali, partendo dal Veneto, ove ne è presente il maggior numero.

Caselle di Altivole: siamo in provincia di Treviso, nel comune di Altivole. La Pro Loco è nel capoluogo, mentre la frazione Caselle, di 2091 abitanti e distante 2,5 km dal capoluogo, ha di suo un Comitato Festeggiamenti, che organizza la Festa d’Estate a giugno-luglio, il Gruppo Alpini, l’AVIS e una Unione Ciclistica Dilettantistica.

Caselle di Selvazzano Dentro: comune di Selvazzano, provincia di Padova. La frazione Caselle conta 5532 abitanti e dista 3 km dal capoluogo. La Pro Loco è a Selvazzano capoluogo. A Caselle c’è parrocchia, che organizza mercatini di Natale, Centro Anziani e AVIS.

Caselle di Sommacampagna: comune di Sommacampagna, provincia di Verona. Con 5100 abitanti è la frazione più grossa del comune e dista 5 km dal capoluogo. A Caselle c’è la parrocchia, la polisportiva, Gruppo Alpini e comitato festa di Caselle (prima settimana di agosto).

Caselle di Santa Maria di Sala: provincia di Venezia; 2098 abitanti e 3,6 km dal capoluogo. Fa parrocchia. In questa Caselle nell’ultima settimana di luglio si tiene una quotata festa della birra e della musica (Birrarock), giunta quest’anno alla 19esima edizione.

Caselle di Morimondo: comune vicino ad Abbiategrasso, provincia di Milano.

Caselle di San Giorgio di Mantova: provincia di Mantova; 119 abitanti, 4 km dal capoluogo.

Caselle di San Lazzaro di Savena: comune di San Lazzaro di Savena, provincia di Bologna. Nella frazione Caselle, posta nelle vicinanze dello svincolo autostradale della A14, potete notare la presenza dell’Hotel Caselle.

Cartiere Caselle Casale: comune di Gualdo Tadino, provincia di Perugia. La frazione Cartiere Caselle Casale ha la sua Pro Loco autonoma, che organizza la Sagra della tagliatella fatta a mano (alla 37° edizione), un auto-moto raduno e una gara nazionale di danza.

Caselle di Maltignano: provincia di Ascoli Piceno; è la frazione più grossa, con 933 abitanti, e dista 2,3 km dal capoluogo.

Caselle di Milo: comune di Milo, provincia di Catania, sulle pendici dell’Etna; la frazione ha 108 abitanti e dista 750 metri dal capoluogo; in questa Caselle siciliana potete trovare nelle aziende vinicole del posto il pregiato vino DOC Etna – Bianco di Caselle.

PiazzeAmicheWEB“Bisogna salire sul campanile“: era questa l’azione metaforica che Claudio Nardocci, nella sua veste di presidente nazionale di tutte le Pro Loco italiane, invitava a fare rivolgendosi a Spilimbergo, nel giugno 2013, ai delegati dei giornali intervenuti al secondo Incontro Gepli. Salire sul campanile, allargare lo sguardo, intrecciare rapporti con le altre realtà, era questo l’invito di sei anni fa. Invito che GEPLI, la comunità virtuale dei giornali di Pro Loco, ha recepito in questi anni, dando la possibilità di intessere relazioni, culturali e di amicizia, fra Pro Loco di tante diverse regioni. Tornando nel Friuli quest’anno, sul campanile ci siamo saliti davvero, e non su uno qualsiasi, ma su quello più alto d’Italia. Cominciamo quindi il resoconto di quelle belle giornate, con le riflessioni di Riccardo Milan sui “gradini di Mortegliano”.


I gradini di Mortegliano

Sali ed ansimi; sali e “attento alla testa”, ti dice la schiena davanti a te; sali ed intuisci il paesaggio e poi il cielo fuori dai lucernari opachi; sali e cerchi di non guardare giù: la bassa balaustra e il vuoto in mezzo. Alla fine esci e vedi il paesaggio friulano girarti attorno e sei felice all’aria.

Dicono essere il campanile più alto d’Italia, forse d’Europa, magari del mondo. Sono oltre 113 metri di altezza, pari a 330 gradini. Tanti gradini di cemento, in un campanile di cemento armato, che di notte è illuminato come fossimo a New York. E poi, ogni gradino del campanile di Mortegliano è in vendita (ideale). Molti hanno già inciso una targhetta incollata sul gradino scelto e “comprato”.

Qualche targhetta la vorrei comprare anch’io. Ma cosa scriverci sopra? Cosa celebrare? Cosa ricordare? Così, in un gradino basso, potrei e potremmo ricordare l’ottavo Incontro GEPLI e la fraterna, generosa ospitalità della Pro Loco cittadina, del suo giornale “L’Ape”, del Comune, dell’Ordine dei giornalisti friulani. Belle giornate.

Un’altra targhetta la farei fare per ricordare i bei luoghi che stanno intorno all’alto campanile: Villa Manin, Palmanova, le chiese rupestri, le vigne, i vini, i paesi, la saporita gastronomia locale e, là in fondo, le montagne e dall’altra parte il mare.

Un po’ più in alto, quasi verso la cima, potrei mettere una targhetta per ricordate la Storia, quella con la “S” maiuscola, che ha visto Mortegliano terra di conquista, terra di guerre, terra di passaggio. Un’identità complessa, rivendicata con orgoglio ma complessa.

Una targhetta la terrei con me: è quella dei ricordi. La riunione di Cimitile, noi nel romito sito archeologico, prime campane della storia cristiana; quella di Castroreale con le sue vie antiche e la piazza a sbalzo e il suo Cristo in alto e dai lunghi capelli veri; quella di Tiggiano – Santa Maria di Leuca, con il suo mare, le sue ville, la gastronomia, le carote colorate e i pomodorini a colazione.

Ed ora Mortegliano, che abbiamo visto anche dall’alto del suo incredibile campanile!

Ogni anno una targhetta: riusciremo ad arrivare in cima?

Riccardo Milan, direttore di Paese Mio, giornale di UNPLI Piemonte

 

 

Comunicato stampa

Delegazioni provenienti da tutta l’Italia

VIII Convegno Giornali delle Pro Loco a Mortegliano UD

Il viaggio attraverso i giornali della comunità GEPLI alla scoperta delle proprie radici

L’appuntamento annuale dei giornali delle Pro Loco si è svolto a Mortegliano (UD), con la regia di GEPLI “Giornali Editi dalle Pro Loco d’Italia”, nel weekend di metà giugno. Sono stati in tanti a giungere in Friuli, da tutta l’Italia, per partecipare ai momenti di formazione dedicati ai giornalisti e al personale di redazione.

L’evento è iniziato nel pomeriggio di venerdì 14 giugno con i saluti di benvenuto nella sede municipale di Mortegliano.

Sabato 15 giugno dopo i saluti del Sindaco Roberto Zuliani, neoeletto da poche settimane, e del Presidente della Pro Loco Flavio Barbina, ha avuto inizio il convegno avente come tema “Il viaggio attraverso i giornali della comunità GEPLI. Alla riscoperta delle proprie radici”.
La sessione del mattino, moderata da Paolo Mosanghini, vicedirettore del Messaggero Veneto, ha avuto i seguenti relatori: Gabriele De Francesco, docente di Sociologia all’Università di Chieti/Pescara; Rossano Cattivello, direttore del settimanale “Il Friuli”; Alessandro Pennazzato, pubblicista e storico del Comune di Mortegliano, Domenico Interdonato, direttore del periodico “Artemisia” di Castroreale e presidente dell’Ucsi Sicilia “Unione Cattolica Stampa Italiana”. Il prof. De Francesco si è soffermato sul giornalismo locale, legami identitari e sociabilità: dalle radici alla costruzione dei valori: “il giornalismo locale contribuisce a far sentire gli associati parte del gruppo. Il gruppo migliora il benessere delle persone, limita il disagio e la marginalità, perché la stampa locale nella globalizzazione è il vero collegamento con il territorio”. Pennazzato ha trattato l’argomento riguardante l’importanza della stampa locale per il mantenimento e la divulgazione delle tradizioni: “La stampa locale arriva sempre prima, dà un fondamentale contributo alla ricostruzione e alla salvaguardia delle tradizioni locali”. Cattivello ha relazionato sulle problematiche legate alla sopravvivenza e diffusione delle testate locali: “La sopravvivenza dipende dal continuo rinnovamento, fatto in maniera strategica, noi siamo riusciti a coinvolgere le aziende locali, perché non esiste un’azienda vincente in un territorio perdente”. Interdonato ha raccontato la storia del contributo dei giornalisti cattolici e le sinergie per comunicare la buona notizia in 60 anni di impegno: “Comunicare con i media tradizionali e oggi anche con i social, sempre con lo stile sapiente della verità, coinvolgendo i nostri giovani e quei colleghi che soffrono perché minacciati. Impegno costante e continue relazioni da buoni costruttori di dialogo”. Nel corso della manifestazione si è svolta la cerimonia per la ricorrenza del 40° anno di pubblicazione “L’Ape”, periodico della Pro Loco ospitante.
Nel pomeriggio di sabato si è svolto il meeting di coordinamento e confronto, anticipato dalla relazione di Paolo Ribaldone, responsabile nazionale gruppo GEPLI.
Nell’intero weekend alle attività di lavoro si sono alternati momenti ludici e visite guidate.

Domenica 16 la conclusione del meeting con un tour, iniziato con la visita alla chiesetta di Sant’Andrea di Gris (da alcuni definita la Cappella Sistina del Friuli), poi la visita alla città di Palmanova e al borgo medievale di Strassoldo. Il meeting nazionale è stato organizzato dalla Pro Loco Comunità di Mortegliano, Lavariano e Chiasiellis, presieduta da Flavio Barbina, in sinergia con il Gruppo GEPLI e il patrocinio del Comune di Mortegliano, del Comitato Regionale UNPLI e dell’Ordine Giornalisti del Friuli.

Mortegliano, 16 giugno 2019

 


La prima volta di altri 4 giornali

All’incontro di Mortegliano hanno partecipato, per la prima volta, i delegati di quattro giornali che non avevano finora partecipato alle precedenti sette edizioni dei raduni annuali Gepli.

Un particolare benvenuto quindi spetta a queste ” matricole”:

• Terralba Ieri & Oggi, stampato in 6000 copie dalla Pro Loco di Terralba (Or), dal 1987, con due uscite all’anno, unico giornale di Pro Loco presente in Sardegna

• La nuova Rusgia, stampato in 5000 copie dalla Pro Loco di Cameri (Novara), inizio pubblicazioni nel 2008, periodicità trimestrale

• Malo 74, stampato in 2500 copie dalla Pro Loco di Malo (VI), dal 1974, periodicità bimestrale

• Il guado dell’antico mulino, della Pro Loco di San Pietro in Gu (PD), inizio pubblicazioni nel 2005, tiratura 2100 copie, due uscite all’anno.

 

Da Castroreale a Codroipo, sulle note dell’organo

Un sottile filo rosso unisce due località geograficamente molto distanti tra loro: Codroipo e Castroreale. La prima è una fiorente cittadina del Friuli, il secondo un piccolo borgo della Sicilia, annoverato tra i più belli d’Italia, che racchiude significative testimonianze del passato.

Il legame fra questi due luoghi è l’antico organo seicentesco della Chiesa Madre di Castroreale, riportato in vita dalle abili mani di un organaro friulano famoso in Italia e nel mondo: Francesco Zanin. Francesco è figlio di Gustavo Zanin, il patriarca della ditta che è un fiore all’occhiello non solo di Codroipo, dove ha la sua sede, ma dell’Italia intera.

L’organo, racchiuso in una splendida cassa armonica in legno intagliato e indorato, e la cantoria, anch’essa ricca di intagli e di statuette, risalgono al 1612. L’organo era stato costruito dall’organaro palermitano Giovanni Vito Adragna, mentre la cantoria era opera di un’anonima bottega di intagliatori, molto attiva nel messinese. I due manufatti, collocati nell’abside al di sopra dell’altare maggiore, si offrivano allo sguardo dei fedeli in tutta la loro maestosità. Nel 1649 però furono trasferiti sulla controfacciata, per far posto a una grandissima tela raffigurante l’Assunzione della Vergine, a cui il Duomo era dedicato. Lo strumento rimase in quel posto per circa tre secoli, finché il terremoto del 1908 ne fece tacere la voce.

Quasi un secolo dopo, nel 2005, Castroreale partecipò a un bando della Cariplo per la valorizzazione dei beni artistici del territorio ed ottenne un finanziamento.

Ed è a questo punto che entra in scena la ditta Zanin, alla quale venne affidato il delicato compito di costruire uno strumento che si armonizzasse con la monumentale e preziosa cassa armonica. Due possibili soluzioni si presentavano a Zanin: realizzare un nuovo organo in stile barocco siciliano, che avrebbe però consentito l’esecuzione di una parte ridotta del repertorio organistico, o creare uno strumento che facesse riferimento alle storiche scuole organare transalpine e consentisse l’esecuzione di più ampi e importanti repertori. Zanin scelse la seconda soluzione, creando un organo che è oggi apprezzato da tutti i più importanti esecutori di musica organistica. Dal giorno dell’inaugurazione, avvenuta il 24 aprile 2010, esso infatti non soltanto accompagna le cerimonie religiose, ma è stato protagonista di diversi eventi musicali. Da quest’anno ha preso avvio, con il contributo del Comune di Castroreale, la prima edizione della “Primavera organistica” che si è svolta dal 27 aprile al 21 giugno e si è articolata in tre concerti eseguiti dai Maestri Gianfranco Nicoletti, Roman Perucki, accompagnato dalla violinista Maria Perucka, e Salvatore Reitano, organista titolare della chiesa cattolica di St. Maurice a Losanna.

L’occasione del Convegno dei giornali della Pro Loco che si è tenuto a Mortegliano ha offerto l’occasione di rinnovare il legame fra Castroreale e Codroipo: il signor Francesco Zanin ha infatti accolto l’invito di intervenire al convegno – il cui tema è proprio il recupero delle proprie radici – e di illustrare brevemente le modalità seguite nella costruzione dell’organo. Il recupero di un antico manufatto si è dunque rivelato prezioso non solo per mantenere il legame con il passato, ma anche per porre le basi di uno sviluppo futuro.

Mariella Sclafani
Pro Loco di Castroreale (ME)

 

In viaggio da Caselle

 

Un programma di visite turistiche ha affiancato, nei tre giorni da venerdi 14 giugno a domenica 16, lo svolgimento dell’Incontro Gepli di Mortegliano.

Un minibus noleggiato per l’occasione ha trasportato una ventina di casellesi, che nel pomeriggio di venerdi, accolti e accompagnati dalla Pro Loco di Mortegliano, hanno visitato i tesori artistici di quella cittadina, con in testa Duomo e Campanile.

 

Il sabato mattina è stato dedicato alla visita guidata del lindo centro storico di Udine.

Nel pomeriggio si è rientrati a Mortegliano, ove, finiti nel frattempo i lavori congressuali, si è assistito allo spettacolo di sbandieratori, giocolieri e figuranti medioevali, rievocanti il biennale Palio dei Turchi.

Quindi il trasferimento tutti assieme in corteo ai prestigiosi locali del ristorante Da Nando, tempio della gastronomia friulana, ove era allestita la cena di gala.

La domenica mattina, la visita a tre chicche: la chiesetta campestre di Sant’Andrea di Gris, definita da alcuni la Cappella Sistina del Friuli; la “città stellata” di Palmanova e il borgo medioevale di Strassoldo. L’agriturismo Stocco con la sua fornitissima cantina di vini delle Grave ha permesso di chiudere in bellezza la tre giorni friulana.

P.R.

PiazzeAmicheWEB“Saluti da Mortegliano”, obbligatoriamente titola questo mese la rubrica Piazze Amiche.
È infatti questa operosa località friulana ad ospitare quello che è diventato ormai un appuntamento annuale abituale, dato che siamo giunti alla ottava edizione.

E anche quest’anno, come in precedenti edizioni di questa manifestazione, l’uscita del giornale avviene in maniera perfettamente sincrona con l’evento: giovedì 13 giugno Cose Nostre è stato piegato e preparato per la spedizione, venerdì 14 giugno sul minibus in partenza per Mortegliano abbiamo caricato un po’ di copie da distribuire, fresche di stampa, agli altri convegnisti. Ma, come già sottolineato in altra occasione, convegnisti è un termine freddo, che non ci piace: chiamiamoli “amici di penna”, in arrivo in Friuli con i loro giornali da tante diverse regioni d’Italia. A tutti loro che ora ci stanno leggendo, rinnoviamo l’abbraccio da Caselle Torinese.


 

Il saluto del sindaco

Un rapporto sempre profondo lega popolazioni e periodici editi dalle Pro Loco. Tante, lo sappiamo, le difficoltà: dai costi di stampa a quelli della spedizione fino al lavoro dei redattori volontari.
L’VIII Convegno dei Giornali Pro Loco, organizzato e ospitato quest’anno dalle nostre comunità e dall’Associazione di Mortegliano, servirà una volta di più a consolidare vincoli e volontà di non cedere, di crederci ancora. Da sindaco appena eletto trovo fondamentale insistere su un aspetto, specie per realtà come quella che da poco amministro, a metà fra paese e cittadina, dove quasi tutti si conoscono e le parentele sono salde: è necessario mantenere e coltivare le proprie identità affinché non siano sopraffatte dalla vorticosa vita quotidiana che allontana sempre più l’uomo dall’ambiente in cui è nato ed ha vissuto.

Le attività svolte dalle Pro Loco diventano pertanto fondamentali per conservare inalterati rapporti umani posti in pericolo ed è importante, quindi, che periodici locali come quello morteglianese, L’Ape, arrivato ai quarant’anni, possa continuare ad essere, come lo è stato, strumento essenziale per mantenere vive fra la gente – anche all’estero – nonché alle associazioni, le memorie e le idee future che si muovono nel circondario e fra di noi.

Questo lo auguro anche a tutti i vostri figli: non c’è differenza. Senza queste pagine, spesso riconvertite in formato web, tutto rischierebbe di perdersi: piccole e grandi storie locali, tradizioni e costumi tramandatici dai nostri avi, aneddoti di un mondo semplice ma ricco di valori. Segni che non devono sbiadire, essere dimenticati o dispersi. Approfondire in un convegno gli sviluppi e l’avvenire di questo particolare giornalismo turistico, culturale e sociale, autentico presidio di ricordi e volàno di proposte, è quindi doveroso ed utile. Nell’invitare a scoprire durante il soggiorno il nostro Friuli, un fraterno abbraccio alle Pro Loco, un in bocca al lupo alle testate ed un augurio di buon lavoro a tutti i delegati e relatori.

Il sindaco
Roberto Zuliani

Il saluto del Presidente della Pro Loco

Per la ricorrenza del 40° anno di pubblicazione del nostro giornale “L’Ape”, importante traguardo che siamo riusciti a raggiungere non senza difficoltà, abbiamo voluto ospitare nella nostra località, grazie alla disponibilità dei Responsabili del Gruppo GEPLI, l’VIII Convegno Nazionale dei Giornali Editi dalle Pro Loco. Difficoltà nella pubblicazione del giornale sorte oltre che per motivi economici anche perché forse è calato l’interesse stesso per le pubblicazioni locali, come per la stampa in genere, in considerazione del dominio esploso dei “social”. “L’Ape”, che vide la luce, con la stampa di un suo primo Numero Unico, aveva come intento quello di creare un dibattito tra le persone, forze sociali, gruppi, circoli e sodalizi. Le intenzioni iniziali a volte, per i più svariati motivi, non sono state sempre rispettate negli anni, ma comunque non è venuto mai meno l’impegno di poter avere uno strumento di comunicazione per diffondere e far conoscere in specie le attività delle Associazioni Locali oltre che, per molti anni, anche l’attività del Comune. Non ci siamo mai scoraggiati del tutto e siamo riusciti ad andare avanti, anche con scelte, in un certo senso difficili, come quella di pubblicare il giornale “on line”, soprattutto per una questione legata ai costi di stampa e spedizione. Dopo un breve periodo, in cui il giornale era legato al tesseramento dei soci, L’Ape è stata poi spedita gratuitamente a tutte le famiglie del Comune ed ai morteglianesi residenti in altre località italiane o Paesi esteri, fino quasi a pochissimo tempo addietro. I rappresentanti di alcuni giornali delle Pro loco si incontreranno a Mortegliano, i prossimi 14 e 15 giugno, proprio per discutere delle problematiche della stampa locale legata, nella maggior parte dei casi, alla valorizzazione delle peculiarità globali delle proprie Comunità. Dobbiamo dire un grazie sincero a Paolo Ribaldone ed ai suoi collaboratori, della Pro Loco di Caselle Torinese, per aver avuto l’idea di coinvolgere i giornali delle Pro Loco e dar vita al Gruppo GEPLI (Giornali Editi dalle Pro Loco Italiane), allo scopo di valorizzare il lavoro fatto dai volontari di queste Associazioni. A nome personale e di tutta la nostra Pro Loco Comunità di Mortegliano, Lavariano e Chiasiellis do il benvenuto ai rappresentanti dei giornali delle altre Pro Loco d’Italia, che hanno annunciato di essere presenti, confidando che, all’ombra del nostro “alto” Campanile, possano trovarsi veramente tra amici e rinsaldare i vincoli per portare avanti “un gioco di squadra” non sempre facile ma egualmente ripagante degli sforzi compiuti. Un grazie anche ai relatori del Convegno che hanno accettato il nostro invito a portare il loro contributo.

Il Presidente della Pro Loco
Flavio Barbina

 

 

 

PiazzeAmicheWEB“Ritorno in Friuli” si potrebbe titolare questa puntata della rubrica, nata all’indomani del primo Incontro dei Giornali Pro Loco, proprio qui a Caselle Torinese, nel 2012, per festeggiare i 40 anni di Cose Nostre. L’anno successivo la manifestazione, diventata appuntamento annuale itinerante, fu ospitata nel Friuli, dalla Pro Loco di Spilimbergo, provincia di Pordenone. Quest’anno invece, giunti alla edizione numero 8 della fortunata manifestazione, torniamo in Friuli, ma nella provincia di Udine. E andiamo a trovare un’altra Pro Loco che vuole così festeggiare il raggiungimento dei 40 anni di vita dell’Associazione, e del suo giornale L’Ape. La Pro Loco ospitante è quella della Comunità di Mortegliano, Lavariano, Chiasiellis. Nel 2013 abbinammo, alla partecipazione all’Incontro dei Giornali Pro Loco a Spilimbergo, un programma di visite turistiche nel comprensorio. Vorremmo quest’anno provare a ripetere l’esperienza. Così vedrete in queste pagine, oltre al programma preliminare del convegno dei giornali, riservato agli addetti ai lavori, la proposta di un abbinato programma di visite, per chi vorrà aggregarsi.


 

Piazza della Libertà a Udine

Udine, salotto del Friuli
Udine si visita bene a piedi, tra piazze dal fascino veneziano e antichi palazzi. Da piazza Libertà, “la più bella piazza veneziana sulla terraferma”, a piazza Matteotti (o delle Erbe), che, tutta contornata da portici, sembra un salotto a cielo aperto. Sul colle della città sorge il castello, da cui si intravedono i tetti delle case, le montagne che la circondano e, verso sud, il mare Adriatico. Udine nel Settecento fu la città di Giambattista Tiepolo che qui raggiunse la sua maturità artistica: oggi si possono ammirare i suoi capolavori nelle Gallerie del Tiepolo, nel Duomo, nella chiesa della Purità.  Udine è anche una città elegante e conviviale. Nel tardo pomeriggio, dopo il lavoro, la gente si trova nelle osterie tipiche della città per bere, come si dice in lingua friulana, un taj di chel bon: un buon bicchiere di vino, da assaporare in compagnia.

I tesori di Mortegliano
Sono il Duomo e la Pala del Martini. Il Duomo di Mortegliano, intitolato ai Ss. Pietro e Paolo, sorge su un terrapieno rialzato dove anticamente c’era una cortina, cioè un fortilizio che includeva la quattrocentesca chiesa di S. Paolo. Il Duomo attuale venne costruito a partire dal 1864 e consacrato nel 1921. La costruzione assume per la posizione elevata in cui è posta e per la grande scalinata di accesso una grande maestosità. Nell’interno è conservato un gioiello a molti sconosciuto: un importante altare ligneo dipinto e dorato, di Giovanni Martini, udinese. Ricco di una sessantina di statue di varia grandezza, è considerato la più alta espressione della scultura lignea rinascimentale friulana.

Campanile e Duomo di Mortegliano

Scalata al campanile più alto d’Italia
Con i suoi 113,20 metri, quello di Mortegliano è il campanile più alto d’Italia, sorpassando il Torrazzo di Cremona, che si ferma a 112,27 metri. Una torre svettante e leggera che 2019 compie 60 anni. È infatti un campanile relativamente moderno, inaugurato nel 1959, e sostituisce il precedente campanile medioevale, demolito nel 1910 perché pericolante. Ha una struttura in cemento armato alveolare che nell’intento dell’architetto che lo ha progettato dovrebbe richiamare lo stile neogotico. Dal 2018, a seguito delle tantissime richieste, è stata aperta alle visite la terrazza sotto la cella campanaria, che si raggiunge percorrendo una rampa di 330 scalini. Dalla cima la vista è spettacolare: domina tutta la pianura friulana, abbraccia le montagne e raggiunge il mare.

Da Nando, i piatti della tradizione friulana
Altro “tesoro di Mortegliano”: la Trattoria Da Nando. Ci troviamo in quella parte di Friuli famosa per il mais detto “Blave di Mortean”, prodotto agroalimentare compreso nell’elenco delle specialità tradizionali con il quale, da Nando, si prepara una fantastica “Polente Cuinciade”, polenta fatta con Blave di Mortean, montasio, ricotta fresca ed affumicata e una grattatina di tartufo.

Così presenta la Trattoria Da Nando la Guida Michelin: “È un’intera famiglia a gestire questa tipica trattoria diventata ormai un portabandiera della regione. In ambienti di tono classico-signorile, i piatti denunciano influenze territoriali: ottimi prosciutti, buon pesce e, in stagione, anche sua maestà il tartufo! Con le sue 120.000 bottiglie, la vasta cantina riuscirà a soddisfare qualunque desiderio”

Palmanova vista dall’alto

Palmanova, la città “stellata” patrimonio Unesco
Costruita nel 1593 dalla Repubblica di Venezia, Palmanova è una città-fortezza unica per le sue ottimali condizioni di conservazione. Monumento nazionale dal 1960, nel 2017 è entrata a far parte del Patrimonio Unesco. Con la sua pianta a forma di perfetta stella a nove punte, le porte monumentali di ingresso e le tre cerchie di fortificazioni del XVI, XVII e XIX secolo, Palmanova è al tempo stesso un modello di città ideale rinascimentale e un esempio di architettura militare. Al suo centro, Piazza Grande, spazio perfettamente esagonale nel centro del quale si erge un basamento in pietra d’Istria, dal quale s’innalza l’alto stendardo simbolo della fortezza.

affresco della chiesa di Sant’Andrea di Gris

Sant’Andrea di Gris, la Cappella Sistina del Friuli
Una chicca nella pianura friulana, questa piccola chiesa gioiello di arte rinascimentale. Completamente affrescata nei primi anni del Cinquecento, il ciclo di dipinti è veramente notevole nella sua semplicità, una specie di bibbia a “diapositive” per i fedeli analfabeti di allora. Scene del Vecchio Testamento sulla fiancata sinistra, del Nuovo Testamento sulla destra. I nudi e demoni ivi rappresentati, furono fatti coprire con la calce degli emissari del Patriarcato per oscenità, e sono tornati alla luce solo nel primo ‘900, in buono stato di conservazione.

ingresso del castello di Strassoldo

Strassoldo, un borgo del medioevo
Strassoldo, frazione del comune di Cervignano del Friuli, costituisce un raro esempio di antico borgo medievale, molto ben conservato. Culla dell’omonima famiglia patrizia, ha dato all’Impero degli Asburgo d’Austria una lunga serie di importanti funzionari e generali. Fino al 1918 il paese si trovava infatti in Austria-Ungheria, a due passi dal confine italiano. All’interno del borgo i castelli gemelli di Strassoldo di Sopra e di Sotto. Di incantevole bellezza è il giardino del Castello di Sopra, realizzato verso la metà del Settecento, con una trecentesca Magnolia Passiflora che domina lo spazio circostante. Altro posto meritevole di visita l’antico mulino del XII secolo, che ha lavorato per oltre settecento anni e che conserva al suo interno i vecchi macchinari.

PiazzeAmicheWEBIn Piemonte ci sono circa 1180 comuni. A parte Torino e altre 5 città, che superano i 50.000 abitanti, gli altri comuni sono cittadine e paesi di minori dimensioni. In queste realtà operano oltre un migliaio di associazioni Pro Loco, che ogni anno organizzano circa 6.000 manifestazioni.

Districarsi nel dedalo di norme e regolamenti necessari per la realizzazione di una manifestazione non è mai semplice: oggi, ad aiutare Pro Loco e amministrazioni comunali arriva il “Manuale di Buone Pratiche. Come organizzare in sicurezza eventi e manifestazioni”, realizzato da Unpli Piemonte con una commissione tecnica di specialisti del settore ed il sostegno di ANCI Piemonte.

Il Manuale è stato presentato a Torino, lo scorso 6 aprile, in una grande manifestazione al Centro Congressi Santo Volto di via Borgaro, alla quale UNPLI Piemonte ha invitato i sindaci dei comuni del Piemonte e le 1073 Pro Loco sue associate.

Una grande e riuscita manifestazione, per un “Manuale di buone pratiche” che nasce quindi in Piemonte, ma che potrebbe diventare punto di riferimento anche per altre regioni.


 

BUONE PRATICHE PER EVENTI E MANIFESTAZIONI TORINO 06-04-2019 – Foto Aldo Merlo.

Nel Manuale di Buone Pratiche predisposto da Unpli Piemonte ci sono oltre 170 pagine di trattazione della materia, con tanti esempi ed indicazioni pratiche: un prezioso vademecum per chi si trova nell’incombenza di organizzare una manifestazione.

Qui di seguito le parole con cui introduce il Manuale il presidente Unpli Piemonte Giuliano Degiovanni.

Nella frenetica società contemporanea, globalizzata e materialista, le tradizioni sembrano essere demodé, superate, obsolete.

Ed invece le tradizioni sono la cultura di un popolo, il racconto del territorio, le sue radici.

Su queste peculiarità si fonda il ruolo delle Pro Loco, la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, la promozione delle ricchezze del territorio, la tutela delle minoranze linguistiche (dialetti), la valorizzazione dei prodotti tipici.

Sono le sagre, le fiere popolari, le vetrine dove le Pro Loco concretizzano e costruiscono la loro missione. Questi eventi sono momenti di festa, di serenità, lontani dalle sirene del consumismo esasperato, dalla competizione, dalla tirannia economica e devono garantire a chi partecipa di sentirsi al sicuro.

Dopo l’incontro del 14 giugno 2018 dal Capo della Polizia, il prefetto Gabrielli, e l’emanazione della circolare semplificativa del capo del Gabinetto Piantedosi, l’Unpli Piemonte ha voluto continuare ad approfondire, studiare, formare i Presidenti e i soci sulla Safety e sulla Security, per far sì che le indicazioni teoriche diventino pratica quotidiana.

Su questi presupposti, nasce questo manuale o vademecum che poi sono due facce della stessa medaglia: un manuale per seguire passo a passo Pro Loco e Comuni nelle varie situazioni che si possono incontrare; un vademecum, ovvero uno strumento più agile, che orienti alla sicurezza e che, se utilizzato con attenzione, tende a far sì che il socio addetto ad una qualsiasi funzione operativa all’interno della Pro Loco la possa svolgere con professionalità e competenza.

BUONE PRATICHE PER EVENTI E MANIFESTAZIONI TORINO 06-04-2019 – Foto Aldo Merlo.

Questo lavoro è anche il coronamento di un percorso di collaborazione con le Amministrazioni Comunali, con coloro che devono autorizzare gli eventi, due attori un unico spettacolo: gli eventi in sicurezza.

Ringrazio quindi le associazioni di rappresentanza dei Comuni del Piemonte, ANCI, Uncem e ANPCI ed i loro presidenti per aver fatto questo viaggio insieme, la Regione Piemonte per il supporto e il sostegno.

Un doveroso ringraziamento alla commissione tecnica: senza il loro aiuto e la loro professionalità e dedizione tutto questo non si sarebbe realizzato.

Un grazie a tutte le Pro Loco: senza le Sagre, la nostra società non sarebbe più la stessa.

                                                                                                                                                             Giuliano Degiovanni


                                                                                                                                             

La giornata di presentazione al Sacro Volto

Parlando di manifestazioni ed eventi, un evento lo è stato anche la mattinata del 6 aprile al Centro Congressi del Sacro Volto di via Borgaro a Torino.

Alla manifestazione erano invitati i rappresentanti delle 1073 Pro Loco del Piemonte associate a UNPLI Piemonte, organizzate in 8 Comitati Provinciali e che contano su 105.736 soci.

Erano inoltre invitati, tramite UNCI, i sindaci dei 1180 comuni piemontesi.

Hanno introdotto i lavori Giuliano Degiovanni, presidente di Unpli Piemonte e vicepresidente nazionale, e Alberto Avetta, presidente di Anci Piemonte.

Sono seguiti i saluti di Sergio Chiamparino, governatore della Regione Piemonte, Franca Biglio, presidente ANPCI e Marco Bussone, presidente nazionale UNCEM.

Gli interventi tecnici, ad illustrazione delle varie parti in cui si suddivide il manuale, sono stati tenuti da:

          Piercarlo Fabbio      La sicurezza nella manifestazioni Pro Loco come valore aggiunto

          Marco Odasso          Le competenze del Comune: obblighi ed opportunità

          Carlo Torretta          Ruoli e sicurezza sul lavoro: quale dimensione per presidenti e volontari?

          Enrico Ramassa       Il rischio e il bisogno: la valutazione a 360°

          Luca Bernardi           Il modello di valutazione del rischio: un metodo per inquadrare l’evento

          Paolo Giraudi        Apprestamenti temporanei nelle manifestazioni: dai palchi ai carichi sospesi

          Roberto Andriollo    Nozioni su impianti ed apprestamenti tecnologici

          Fabrizio Ricciardi     Responsabilità e Assicurazioni: un percorso di tutela per le Pro Loco

Moderatore degli interventi il giornalista Efrem Bovo.

È seguito, a chiusura dei lavori della mattinata, un ricco pranzo a buffet a cura delle Pro Loco piemontesi.

P.R.

 

PiazzeAmicheWEBAprile, dolce dormire, dice un noto detto popolare. Ma è anche il mese in cui è piacevole muoversi, ormai usciti dal torpore invernale. Le ore di luce si sono allungate, non fa più freddo, ma non fa ancora caldo. È il momento giusto per programmare una gita primaverile. Magari non nelle mete turistiche più gettonate, come Venezia, Firenze, Roma, troppo affollate. Meglio riscoprire quell’Italia minore, di località più piccole, ma ricche di storia, tesori artistici ed enogastronomici.
Le migliori guide per queste riscoperte possono essere le Pro Loco, per il loro legame diretto con il territorio. Proprio partendo da queste considerazioni, la nostra Pro Loco di Caselle vi ha proposto l’uscita turistica, nei giorni 12-13-14 aprile, con meta i Castelli Romani e la Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli. Tre giorni alla scoperta di alcune chicche, in collaborazione con le Pro Loco amiche di Ladispoli e di Frascati.


 

Ladispoli: la Sagra del Carciofo Romanesco

Se una sagra arriva alla 69° edizione, non può che essere di successo. Si tratta, ci spiegano alla Pro Loco di Ladispoli, della più antica kermesse a livello mondiale dedicata a questo ortaggio, e vanta oltre quaranta tentativi di imitazione.  L’idea della manifestazione nacque ai tavoli della trattoria “La Tripolina”, nel 1950, da una discussione fra i soci pro loco. L’intento originario, rimasto immutato per tutte le successive edizioni della sagra, era quello di divulgare e far conoscere nel territorio circostante le virtù di questo ortaggio, e allo stesso tempo promuovere Ladispoli oltre i suoi confini.

La sagra ha cadenza annuale e la sua data è fissata in base al calendario agricolo di raccolta dei carciofi. Normalmente si svolge nel mese di aprile seguendo di poco, o come quest’anno anticipando, le festività pasquali.
La manifestazione dura tre giorni, dal pomeriggio del venerdì, con l’arrivo dei primi espositori, alla domenica sera, quando si svolge la cerimonia di chiusura con grandi spettacoli pirotecnici. Il protagonista assoluto è lui, la Mammola, il vero carciofo romanesco: si tratta di una cultivar testa larga e tondeggiante, che meglio di altre varietà si presta a essere cucinata intera, come nelle due ricette tipiche della tradizione romana: alla giudia e alla romana. Durante il periodo della sagra i migliori ristoratori della città propongono diversi menu a prezzo fisso, a base esclusivamente di carciofi, dall’antipasto al dessert. Ma per chi non vuole mangiare solo carciofi, le alternative sono molte: si possono trovare nella Piazza dei Sapori, allestita nel cuore della cittadina balneare: lì sono montati venti chalet, ognuno dei quali ospita le specialità di una regione d’Italia.

Uno dei momenti clou della sagra di Ladispoli è il concorso che vede sfidarsi i produttori di carciofi del territorio in una gara molto particolare: la scultura di carciofi. Utilizzando soltanto i petali o i fiori interi del gustoso ortaggio gli artisti per un giorno devono cimentarsi con la realizzazione di vere e proprie opere d’arte, che vengono esposte e premiate durante la manifestazione.

 

Castelli Romani: l’abbazia di San Nilo a Grottaferrata

Grottaferrata, cittadina dei Colli Albani posta su un’altura di natura vulcanica, conserva una chiesa molto particolare, davvero rara per i territori italiani in cui le celebrazioni religiose avvengono secondo il rito occidentale: l’abbazia di San Nilo.

abbazia di San Nilo a Grottaferrata

Protetta da una cinta muraria imponente, l’abbazia è sede particolare di rito bizantino della Chiesa cattolica.

Il monastero è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci greci provenienti dalla Calabria per sfuggire alle incursioni saracene, guidati da S. Nilo da Rossano. Sul luogo ove fu fondato il monastero si trovavano i resti di una antica villa romana di età imperiale, fondata a sua volta sui resti di una cella sepolcrale di età repubblicana, che si dice essere la tomba della figlia di Cicerone.
La grata in ferro a protezione delle finestre del sepolcro diede il nome a
Grottaferrata.
Tipica delle chiese bizantine è l’iconostasi, una parete divisoria che separa la navata riservata ai fedeli dall’altare. Durante le celebrazioni le tre porte del muro divisorio vengono aperte per permettere di vedere l’altare. Il sacramento dell’eucaristia avviene con vino e pane lievitato, secondo quanto riportato dal Vangelo di San Giovanni. Il matrimonio, invece, prevede l’incoronazione degli sposi; questi, dopo avere bevuto il vino dallo stesso calice, girano per tre volte intorno all’altare con una candela in mano. Il percorso della vita coniugale illuminata dalla luce del credere.

 

Castelli Romani: Villa Falconieri, gioiello nel cuore di Frascati

Nella città di Frascati, uno dei numerosi borghi che costituiscono la zona dei Castelli Romani, si erge una meravigliosa villa situata in posizione elevata rispetto al centro urbano: Villa Falconieri. Si tratta della più antica delle Ville Tuscolane, le dimore patrizie costruite tra il XVI ed il XVII secolo da nobili famiglie romane per trascorrervi momenti di ozio e di svago. Durante il periodo della cattività avignonese, quando il papa trasferì la sua sede in Francia, gli aristocratici romani si spostarono dalla città di Roma verso località più sicure, facendo costruire sulle alture dei Colli Albani castelli e fortificazioni che assicuravano loro protezione e riparo.

Villa Falconieri a Frascati

Villa Falconieri venne costruita nella prima metà del XVI secolo per volere di Alessandro Rufini, vescovo di Melfi, che fece erigere la sua dimora nelle vicinanze dell’area del Tusculum, l’antica città romana fondata secondo la leggenda da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe. Il palazzo nobiliare cambiò più volte proprietario fino a che non fu acquistato nel 1628 da Orazio Falconieri, che chiamò l’architetto Francesco Borromini per il suo restauro. Gli spazi interni del palazzo vennero affrescati tra il Seicento ed il Settecento con motivi mitologici, ritratti dei componenti della famiglia, paesaggi della campagna romana.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, Villa Falconieri divenne la sede delle truppe tedesche comandate dal Feldmaresciallo Kesserling. Durante il tragico bombardamento di Frascati, nel settembre del 1943, furono sganciate dai bombardieri americani più di mille bombe, causando  la morte di centinaia civili e la distruzione del 90% della cittadina laziale. Anche l’ala destra di Villa Falconieri venne giù e fu restaurata soltanto nel 1959. Oggi il palazzo ospita l’Accademia Vivarium Novum, un’istituzione di promozione ed insegnamento delle lingue classiche, che ogni domenica mattina organizza delle visite guidate, tenute da studenti provenienti da ogni parte del mondo, per coloro che arrivano a Frascati con l’intento di conoscere questo gioiello architettonico.

PiazzeAmicheWEBIl Rubastino è il periodico, con uscite trimestrali, della Pro Loco di Ruvo di Puglia. Una Pro Loco vigorosa e capace, tant’è che col suo presidente Rocco Lauciello essa è diventata capofila delle pro loco pugliesi.
Doveroso anche aggiungere che il Rubastino compie quest’anno un compleanno importante, quello dei 50 anni, essendo avvenuta la prima uscita nel lontano marzo del 1969.

Nell’ultimo numero uscito del giornale campeggia in copertina un bel muro a secco, sovrastato da ulivi. All’interno del giornale, uno speciale dedicato all’arte dei muretti a secco, a seguito della recente iscrizione di tale pratica tra i Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco. Da tale “speciale” abbiamo tratto il testo che vi proponiamo.


Muretti a secco, ora patrimonio Unesco

Un riconoscimento meritato. L’Unesco ha iscritto, lo scorso 28 novembre, i muretti a secco nella lista dei beni immateriali “patrimonio dell’umanità”.
Questa è la seconda volta, dopo la coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento ad una pratica agricola e rurale.

Due benefici con un gesto. Sin dai tempi antichi, le culture delle civiltà pugliesi si sono evolute con la perenne necessità di addomesticare l’ambiente, trovando un equilibrio con le risorse presenti, essenzialmente acqua e substrato naturale roccioso. L’arte di costruire con la pietra a secco comporta l’asportazione di pietra da un luogo e la sua disposizione ordinata in altro luogo. Ciò implica lasciare, nei luoghi di prelievo, suoli in cui la matrice rocciosa è stata ridotta drasticamente, lasciando spazio alla terra da coltivare. Due benefici con un gesto, perché lo spreco di lavoro, di energia, va e andava evitato!

Un delicato equilibrio. La costruzione dei muri a secco si traduce in architetture di pietra sapienti e mirabili, con la sovrapposizione di infinite linee di pietre abilmente accostate, senza traccia di malta o altro collante, mantenute solo da un delicato equilibrio. I muri a secco sono stati un potente elemento di trasformazione del paesaggio della Murgia pugliese, consentendo di trasformare un limite, la presenza di pietrame nei campi da arare, in una risorsa, il materiale per la realizzazione di strutture difensive dei campi. Con essi è stato possibile garantirsi una protezione dalla furia degli incendi e un argine al trascinamento del terreno da parte delle piogge torrenziali. Le rocce sovrapposte sviluppano inoltre un’enorme superficie di condensazione dell’umidità atmosferica, che si trasforma in maggiore umidità del suolo.

I “paralupi”. Con i muri a secco si poteva anche garantire una difesa contro gli attacchi al bestiame. Questo stimolò l’ingegno dei pastori che inconsapevolmente divennero artefici di un’architettura rurale improvvisata con la creazione di “paralupi”. Essi erano ottenuti elevando i muretti a secco di qualche metro ed infilando alla loro sommità in senso trasversale delle “chianche” aguzze, che impedivano ai lupi l’ultimo salto.

La biodiversità. I muri a secco rappresentano, infine, uno scrigno di biodiversità, perché al loro interno trovano riparo numerose forme di vita: semi e piante che si ancorano negli anfratti fra le pietre, insetti che si servono degli interstizi per deporre le uova, rettili, anfibi, uccelli e piccoli mammiferi che si rifugiano al loro interno.

Non è un paradiso gratis. Quando lo storico Fernand Braudel scrisse: “Il Mediterraneo non è un paradiso gratuitamente offerto per il piacere degli uomini. È stato necessario costruire ogni cosa, spesso con più difficoltà che altrove”, probabilmente anticipava le motivazioni per l’iscrizione dell’Arte della pietra a secco fra i Patrimoni immateriali dell’Umanità, che ha il senso di comprendere e fare sintesi di tutti questi concetti.

Testo tratto da articoli, del numero di dicembre 2018 de Il Rubastino, di Cesareo Troia (presidente “Parco Nazionale Alta Murgia”), Ilaria Tedone, Vincenzo Iurilli, Mariano Fracchiolla.