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giovedì, Luglio 25, 2024

    Papa Francesco a Torino per la Sindone e don Bosco

    21 e 22 giugno 2015 Luca Baracco accolse il Pontefice

    Domenica 21 giugno 2015 all’arrivo all’aeroporto di Torino Caselle il Santo Padre venne accolto da S. E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, dall’On. Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte, dalla Dottoressa Paola Basilone, Prefetto di Torino, dall’ On. Piero Fassino, Sindaco di Torino e per Caselle dal Sindaco Baracco e da don Claudio.
    Il sindaco Luca Baracco venne stato eletto alla più alta carica cittadina il 7 giugno del 2012 e rieletto con largo margine per il secondo mandato l’11 giugno 2017.
    Don Claudio Giai Gischia entrò come unico parroco a Caselle– prima erano due – il 23 giugno del 1985, per curare le anime, ma non solo, di oltre 14.000 casellesi.
    Il primo programma della visita di Papa Francesco fu l’incontro con il mondo del lavoro. Ci furono i saluti di un’operaia, di un agricoltore e di un Imprenditore. Ebbene a rappresentare l’imprenditoria torinese e piemontese c’era il casellese Filiberto Martinetto, titolare dell’industria tessile “Filmar”. Martinetto espresse al Papa – e ai milioni di persone che seguivano l’evento – con profonda e sentita partecipazione, oltre alla gioia dell’incontro, le tante problematiche del mondo del lavoro nel nostro difficile tempo.
    Ci fu poi l’ arrivo al Cottolengo. Papa Francesco arrivò davanti alla Piccola Casa della Divina Provvidenza. Ad attenderlo una folla di fedeli. Nell’attesa del Pontefice le cuoche del Cottolengo dissetarono giornalisti, fotografi e poliziotti dispensando bottigliette d’acqua dalla finestra della cucina che si affacciava sull’ingresso varcato da Bergoglio.
    Accolto da centinaia di ragazzi in festa e dal Rettor Maggiore Angel Fernandez Artime, Papa Francesco arrivòò in perfetto orario in piazza Maria Ausiliatrice, un vero e proprio oratorio a cielo aperto, con la famiglia salesiana e i delegati del Foi (Forum Oratori Italiani). Entrò subito nella Basilica, per un breve momento di raccoglimento e preghiera davanti all’urna con il corpo di don Bosco. Nella stessa chiesa sono conservate anche le reliquie di altri due importanti santi salesiani: san Domenico Savio e santa Maria Mazzarello.
    “Benvenuto – disse il Rettor Maggiore – nella casa di don Bosco e di Maria Ausiliatrice. Don Bosco è un dono divino per tutti e dopo duecento anni continueremo il nostro impegno perché i giovani hanno bisogno di Gesù”. Concluse il suo saluto con una promessa che risponde direttamente a una richiesta espressa più volte da Francesco: “La famiglia salesiana prega per lei e non abbandonerà la Patagonia”. “Avevo scritto ciò che volevo dirvi ma è troppo formale” rispose il Papa, incominciando a parlare senza traccia.
    “La mia famiglia è sempre stata molto legata ai salesiani e proprio in una scuola salesiana ho imparato ad amare tanto la Madonna”. E poi, l’invito: “Oggi in Italia il 40% dei giovani è senza lavoro. Voi salesiani dovete affrontare la sfida che fu di don Bosco. Il vero salesiano è concreto. E allora, insegnate ai giovani lavori a misura di crisi, che siano fonte reale di sostentamento”. Infine, Francesco volle ricordare i tre amori bianchi di don Bosco: la Madonna, l’Eucarestia e il Papa, in rappresentanza della Chiesa “ La Madonna è madre – disse -, la Chiesa è madre. Cosa sarebbe stato don Bosco senza mamma Margherita?”. Uscendo dalla Basilica, il Papa chiese ai giovani degli oratori di portare sempre con loro la gioia.
    Venne celebrata una messa in Piazza Vittorio. “Spogliamoci dei rancori e delle inimicizie- disse il Papa – senza ascoltare “lo spirito del mondo che è sempre alla ricerca di novità, ma soltanto la fedeltà di Gesù capace della vera novità di farci uomini nuovi”.
    Papa Francesco concelebrò la Messa in piazza Vittorio Veneto e invitò a “condividere le difficoltà di tanta gente, delle famiglie specialmente quelle più fragili e segnate dalla crisi economica”. “Anche noi cristiani – disse il Pontefice – corriamo il rischio di lasciarci paralizzare dalle paure del futuro e cercare sicurezze in cose che passano, o in un modello di società chiusa che tende ad escludere più che a includere”. Da qui l’invito ad ancorarsi all’amore stabile e sicuro di Dio, “sicuro – disse – come gli scogli rocciosi che riparano dalla violenza delle onde”.
    Il nostro viaggio tra I “Papi a Caselle” termina qui, con questa puntata. Nel prossimo numero la conclusione finale.

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    Gianni Rigodanza
    Gianni Rigodanza
    Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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