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lunedì, Giugno 17, 2024

    Marinare “la squola”?

    Se un ragazzo, o ragazza, decidesse di marinare la scuola, cosa succederebbe? Immaginiamo: genitori in allarme, verrebbero subito mobilitati tutti i parenti per riacchiappare i ribelli e gli insegnanti verrebbero presi dall’angoscia. Forse verrebbero mobilitati anche i carabinieri. Tutti direbbero: “ Ma come si sono permessi di marinare, invece di studiare e prepararsi alle sfide della vita? Chi fa queste cose diventerà sicuramente un delinquente. Ecco cosa diventeranno.”
    Siamo sicuri? Noi, ai nostri tempi, marinavamo spesso la “ squola” eppure nessuno di noi è diventato un poco di buono: anzi. Detto ciò ritengo che i ragazzi e ragazze abbiano il diritto a marinare. So bene che tecnicamente è impossibile e, forse, nel mondo odierno nemmeno auspicabile. I ragazzi e ragazze, i giovani in generale, hanno bisogno di marinare metaforicamente il sistema formativo attuale, complessivamente preso, per ritrovare un loro spazio autonomo di giudizio e di praticare quelle forme di gioco libero e creativo: fuori da quel corpus di regole finalizzate a costruire un individuo comunque vincente: sempre. Bisogna essere sempre un vincente nella vita. Vincente nel senso di un percorso di vita brillante e appagante sul piano economico e della visibilità sociale. Pazienza se questo porta l’individuo a rinunciare a un suo volto specifico e costruito sui propri talenti che, se non utili a un percorso da vincenti, vanno combattuti. Su questi temi, da anni, molte personalità come Galimberti, Rossi D’Oria e altri insistono. Galimberti dice, riprendendo l’insegnamento di Platone: “Compito dell’insegnante, e di tutti quelli che sono preposti alla cura dei ragazzi, aggiungo io, è quello di far aprire prima il cuore dei ragazzi e ragazze poi segue l’insegnamento nozionistico. Se non si apre il cuore non si apre la mente.”
    In questi nostri tempi frenetici, e dal benessere diffuso, le giovani generazioni hanno una vita codificata e programmata. Praticamente non hanno nessuno spazio da dedicare a se stessi, da gestire autonomamente e secondo le proprie inclinazioni: I voti a scuola devono sempre essere ottimi, guai se c’è un voto cattivo oppure, dio non voglia, dovessero prendere una nota. Immediatamente i genitori diventerebbero i sindacalisti dei propri figli. C’è poi la palestra, la danza, lo sport, tutte attività codificate e in cui, per l’orgoglio della famiglia, i ragazzi devono primeggiare. A questo proposito vi propongo di andare a vedere una partita di calcio dei pulcini. Normalmente a queste partite sono presenti tutti i famigliari: mamme in testa che, subito appena inizia la partita, si scatenano contro l’allenatore, arbitro e tutti coloro che impediscono al loro pargolo, che vuole solo giocare, di mostrarsi per quello che è: il nuovo Maradona. Esperienza, questa, vissuta in prima persona ai tempi della militanza nella Caselle Calcio, assieme a Biolatto, Buri e altri. I giovani hanno soltanto bisogno di fiducia. Hanno bisogno di essere accompagnati nel percorso della vita: percorso difficile e impegnativo. In questo il ruolo della scuola è cruciale. Ecco perché i tagli all’istruzione sono inaccettabili. Essi hanno bisogno di utilizzare tutti i loro talenti che, molto spesso, sono diversi da quelli che pretendono i genitori. Purtroppo molti adulti riversano sui loro figli le loro frustrazioni e i loro fallimenti. Se vogliamo costruire una società migliore, solidale e più umana, sì più umana, c’è bisogno di giovani consapevoli e disponibili e che mettano i loro talenti sul tavolo da gioco: secondo le loro predisposizioni e attese. Stiamo vivendo da qualche anno un’ulteriore esperienza in ambito scolastico. Ogni volta che accompagniamo una classe a conoscere l’arte e la storia di Caselle verifichiamo la loro enorme curiosità e apertura mentale. Molti dicono: ”Ma se stanno sempre incollati ai cellulari?!” Siamo sicuri che questo atteggiamento non sia, in forme sbagliate, il grido di chi chiede più libertà e considerazione? Rassegniamoci, i giovani sono migliori di noi. Hanno voglia di sapere e di libertà. Non bisogna reprimere le loro attese. Solo così potranno diventare gli adulti che realizzeranno quello che noi non siamo stati capaci di fare. Schiavi di un successo effimero.

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