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giovedì, Luglio 25, 2024

    Il governatore Cirio visita la Filmar

    L’azienda casellese messa a rischio nei conti dall’incredibile vicenda del Payback sanitario

    “Ci hanno scambiato per un Bancomat”, questo l’amaro commento dell’imprenditore Filiberto Martinetto quando nei mesi scorsi sono cominciate ad arrivare alla sua Filmar, dalle ASL del Piemonte e di diverse altre regioni italiane, le richieste di rimborso.

    A raccontarla, sembra quasi una barzelletta. Ma invece è una vicenda tutta italiana che sta capitando davvero, attirando anche l’attenzione del programma televisivo delle Jene, che le hanno dedicato nei giorni scorsi un reportage.

    Si sa, i conti delle ASL sono spesso in rosso, e le Regioni si trovano a dover ripianare i loro passivi. Ma questa volta si è messo di mezzo lo Stato, con una disposizione di legge che ha dell’incredibile. Agganciandosi alla normativa sul Payback,  che risale a quando era ancora premier Matteo Renzi, il recente Decreto Aiuti Bis ha autorizzato le Regioni che hanno la Sanità in deficit a chiamare a coprire il 50% del passivo i fornitori di dispositivi medicali, in proporzione alle forniture effettuate. Per il momento, la richiesta è arrivata relativamente agli anni dal 2015 al 2018. In pratica, le aziende che hanno fatto forniture alle ASL in quegli anni, a seguito di regolari gare, dovranno restituire parte del valore delle forniture, in maniera da arrivare a coprire metà del buco nei conti della Sanità Pubblica. A livello nazionale, si parla di un importo da restituire di 2,2 miliardi di euro. Le aziende coinvolte sono quasi 5.000, con 100.000 dipendenti. Molte di queste aziende sono medio-piccole, e non reggeranno la batosta. L’intero settore delle forniture medicali è entrato in fibrillazione, a causa di un provvedimento di legge che è un non senso giuridico. Ovviamente, le organizzazioni degli imprenditori (Confindustria, Confapi, Confcommercio) si sono mosse, e stanno fioccando, da parte di singole aziende, i ricorsi al TAR e alla Presidenza della Repubblica.

    Laconici i commenti del governo di fronte a questa tegola ereditata dalle precedenti amministrazioni. Il ministro dell’Economia Giorgetti “Queste risorse ormai sono state inserite in bilancio. Per il futuro il governo si riserva una manutenzione della normativa in essere”. Intanto il padre di questa normativa, Matteo Renzi, inseguito dalle Jene per un’intervista, si defila senza rispondere.

    “Probabilmente è una legge che gli hanno fatto firmare senza che si ponderassero le conseguenze – commenta Filiberto Martinetto – ma così si mettono a serio rischio i conti delle nostre aziende. Fare impresa in questo nostro Paese è diventato sempre più difficile. Dobbiamo fare capire a chi ci governa che senza industria manifatturiera non c’è occupazione sufficiente per il nostro paese”.

    Convinto dell’importanza di questa sensibilizzazione dei nostri governanti, Martinetto ha invitato il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, a una visita allo stabilimento della Filmar, leader italiano nel settore delle bende medicali. Invito prontamente accolto. Così nel pomeriggio del 9 marzo è avvenuta la visita. Il governatore è stato accolto da Filiberto Martinetto, dalle tre figlie Antonella, Barbara e Roberta (tutte attive in azienda), e dall’Amministratore Delegato del gruppo ing. Giustiniani. Quest’ultimo ha spiegato, con alcune considerazioni, come si pone l’azienda nei confronti del payback: il settore medicale incide per il 25% sul fatturato di Filmar, e per oltre il 30% sulle ore lavorate nello stabilimento di Caselle. I competitori che Filmar si trova nelle gare per rifornire le ASL di bende medicali sono una ditta italiana che produce in Ungheria, più altre ditte commerciali che si riforniscono in Cina. Il prezzo di vendita, per via di questa concorrenza, non può che essere contenuto, con una marginalità dell’ordine dell’8%. Ora, le richieste di restituzione pervenute dalle ASL sono riferite al 50% del fatturato, non dell’utile. L’importo di cui è stata già richiesta la restituzione a Filmar è di circa 600.000 euro per gli anni dal 2015 al 2018, e potrebbe essere dell’ordine di un milione di euro per il quadriennio successivo. Cifra insostenibili per i conti aziendali.

    Il presidente Cirio ha proceduto alla visita dei vari reparti dello stabilimento. Al termine, un breve rinfresco seguito dalla foto di gruppo, con tutto il personale presente al turno.

    In merito al problema del payback, Cirio è stato franco: “Confesso che io, come Regione, sono stato il beneficiario di questi provvedimenti, che ci hanno consentito di ripristinare l’equilibrio del bilancio nei conti della nostra sanità del 2022. Questa visita mi è servita a capire il problema anche nella vostra ottica. L’errore in questi provvedimenti è stato quello di non differenziare: come struttura dei costi, produrre bende è ben diverso da produrre medicinali.”

    La scadenza per i versamenti richiesti dalle ASL è al momento, a livello nazionale, stata spostata al 30 aprile, ma “le bocce” di questa vicenda sembrano ancora in movimento.

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    Paolo Ribaldone
    Paolo Ribaldone
    Dopo una vita dedicata ad Ampere e Kilovolt, ora dà una mano a Cose Nostre

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