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giovedì, Aprile 18, 2024

    Nuovi invasi: soluzioni a confronto

    Entro fine anno la consegna dello studio commissionato da SMAT per le Valli di Lanzo

    Il tema, con le forti precipitazioni di inizio marzo, è tornato prepotentemente di attualità. Servono nuovi invasi, per trattenere le acque delle piogge e poterle utilizzare nei prolungati periodi di siccità. Questo, ormai lo abbiamo imparato, è lo scenario da gestire con il cambiamento climatico in atto.

    Fotosimulazione dell’invaso della Combanera, in alta valle di Viù

    Di nuovi invasi, nelle valli di Lanzo, si parla da 40 anni. Un nome per tutti, quello della diga della Combanera, il sogno nel cassetto di SMAT: un progetto, proposto negli anni 80 del secolo scorso per risolvere radicalmente il problema del rifornimento di acqua potabile nell’area metropolitana di Torino.  Il progetto prevedeva un invaso da 50 milioni di metri cubi, ottenuto  con una diga a gravità alta 98 metri, che avrebbe alimentato una centrale idroelettrica da 80 milioni di kWh/anno (a Caselette) e un impianto di potabilizzazione da 4 metri cubi al secondo. Il preventivo di spesa (di 400 miliardi di vecchie lire) e le ostilità degli ambientalisti fecero sì che quel progetto rimanesse sulla carta.

    L’arrivo dei fondi del PNRR e l’emergenza idrica del 2022 hanno fatto sì che SMAT tirasse fuori dai cassetti il progetto, come dichiarato più volte, in varie occasioni, dal suo presidente Paolo Romano. Questa volta a schierarsi contro quel progetto è il mondo agricolo,  in particolare quello di quei territori bagnati dalla Stura e che, dall’attuazione del progetto della Combanera, si vedrebbero privati di quote consistenti dei flussi idrici che ora confluiscono in Stura, alimentando i consorzi irrigui. Le stesse perplessità le hanno espresse i sindaci del bacino della Stura, in riunioni informali tenutesi lo scorso anno. In particolare, in quelle riunioni era stato fatto presente che il progetto della Combanera era stato sviluppato quando i dati erano ben diversi da quelli di adesso, con le precipitazioni in Piemonte ridotte a metà di quelle storiche. Se adesso la diga della Combanera nell’alta valle di Viù portasse via 4 metri cubi al secondo, in Stura rimarrebbe ben poco. Tutti d’accordo sull’opportunità di nuovi invasi per trattenere e regimare l’acqua delle precipitazioni, ma sul dove e come, le opinioni cominciano a differenziarsi. Fra le idee lanciate, quella di un invaso da realizzare più in basso, fra Traves e Germagnano, di dimensioni più ridotte rispetto a quello della Combanera, ma dove quindi verrebbe meno l’utilizzo idroelettrico e per acqua potabile a favore di quello irriguo. In ogni caso tutti d’accordo sul fatto che occorrono studi approfonditi e basati su dati aggiornati. Studi approfonditi ed aggiornati di cui ora si è fatto carico la stessa SMAT, tramite l’affidamento dell’incarico a un raggruppamento di professionisti costituito da Hydrodata Spa, G&V Ingegneri Associati srl e Technital Spa. Essi dovranno eseguire gli studi di fattibilità su diverse ipotesi alternative di un invaso a scopi plurimi nelle Valli di Lanzo e sottoporre i risultati a Regione, ATO 3 e Autorità di Bacino del fiume Po. Le tempistiche di consegna degli elaborati sono di otto mesi dall’affidamento, avvenuto a inizio marzo. Entro fine di quest’anno, confida il presidente di SMAT Paolo Romano, ci saranno gli elementi per poter fare la scelta ottimale.

    1 commento

    1. Non sono d’accordo sull’affermazione “i territori bagnati dalla Stura dall’attuazione del progetto della Combanera verrebbero privati di quote consistenti dei flussi idrici che ora confluiscono in Stura”. Invece con le piogge verrebbe alimentato il bacino, e poi parte dell’acqua così raccolta potrebbe essere rilasciata nella Stura stessa in modo da mantenere costante la sua portata anche in periodi a zero precipitazioni.

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    Paolo Ribaldone
    Paolo Ribaldone
    Dopo una vita dedicata ad Ampere e Kilovolt, ora dà una mano a Cose Nostre

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